“Bergamo, Brescia e Milano ‘pista d’atterraggio’ per i capannoni logistici”: spariti altri 108 ettari
Il dato provinciale contenuto nell’ultimo Rapporto Ispra e l’analisi di Legambiente: “Si continua a costruire su terreni verdi, anziché sulle troppe aree dismesse che costellano il territorio”
Altri 108 ettari di suolo ‘bruciati’ in provincia e 6,3 in città. In Bergamasca il totale della superficie urbanizzata è pari al 12%. Emerge dal Rapporto Ispra sul consumo di suolo in Italia, pubblicato martedì 3 dicembre. Rapporto che “conferma e consolida il primato lombardo di regione più cementificata d’Italia: con 2.910 chilometri quadrati di territorio lastricati da cemento o asfalto – denuncia Legambiente – la Lombardia stacca tutte le altre regioni quanto a estensione del territorio urbanizzato, che vale ben il 12,2% dell’intera superficie regionale, un valore quasi doppio della media nazionale”.
Il 2023 ha segnato l’ennesimo avanzamento della cementificazione regionale, cresciuta di ben 7,3 Km2, un incremento che è secondo, sia pur di pochissimo, solo a quello altrettanto negativo della Emilia-Romagna, regione con la quale la Lombardia condivide il “fenomeno sregolato – lo definisce Legambiente – della crescita dei capannoni logistici spuntati a dismisura nell’ultimo decennio nelle campagne sia a Nord sia a Sud del Po, e soprattutto lungo le direttrici pedemontane”.
“La Lombardia, insieme a Emilia Romagna e Veneto, è una delle regioni che si sono dotate di una legge contro il consumo di suolo – commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. A dieci anni di distanza dall’approvazione della norma, i risultati però non si vedono: il cemento continua ad avanzare. L’inefficacia di queste norme sta nella incapacità di attivare processi alternativi all’uso scriteriato di suoli agricoli: si continuano a costruire capannoni logistici e data center su terreni verdi, anziché sulle troppe aree dismesse che costellano il nostro territorio, e in questo modo si perde due volte: sia sprecando suolo agricolo, sia rinunciando alla possibilità di riabilitare zone degradate”
Un altro dato che si consolida è la crescita del consumo di suolo focalizzata sulla direttrice Brescia-Bergamo-Milano, quella servita, oltre che dalla storica autostrada Torino-Venezia, anche dalla più recente BreBeMi, infrastruttura che conferma di essere una vera e propria ‘pista d’atterraggio’ per capannoni logistici piazzati a casaccio in mezzo alle campagne delle tre province.
Infatti, oltre la metà (il 52%) del consumo di suolo dell’intera regione si colloca nelle tre province, con Brescia che primeggia con il suo dato di 137 ettari di campi agricoli trasformati in capannoni e strade, nel solo 2023. “Il rischio – secondo Legambiente – è che tra Milano e Brescia, un pezzo per volta, si vada a configurare un unico, grande nastro formato da piastre logistiche e industriali, spodestando l’attività agricola e la ricchezza di ambienti naturali e risorgive”.


