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Fondazione Gusmini, braccio di ferro tra sindaco e direttore generale per il futuro della Onlus

Il primo cittadino Cagnoni chiede la testa del direttore generale Pezzotta: “Scelte eticamente inopportune”. Lui replica: “Guerra personale contro di me”

Vertova. Non sembra affatto limpido l’orizzonte futuro della Fondazione Gusmini di Vertova. Dopo l’insediamento del nuovo Cda, nominato dal Consiglio comunale lo scorso ottobre, una bufera si sta abbattendo sulla storica istituzione benefica del paese.

Quello che un tempo era chiamato ‘Consorzio di Misericordia’ – che grazie ai lasciti offriva donazioni in denaro, generi alimentari e medicinali ai bisognsi – 650 anni dopo è una Fondazione che gestisce la casa di riposo, l’hospice e tre comunità psichiatriche.

In un’assemblea pubblica organizzata mercoledì sera (27 novembre) il sindaco Riccardo Cagnoni ha trasmesso alla cittadinanza il punto di vista dell’amministrazione su quel che sta accadendo all’interno della Fondazione. L’incontro è arrivato dopo la diffusione dei dettagli contrattuali riguardanti la figura del direttore generale. Figura istituita dal Cda della Onlus lo scorso settembre, circa un mese prima del rinnovo dell’organo: un ruolo assunto da Antonio Pezzotta, presidente dimissionario dal quinquennio 2019-2024.

Al dirigente spetta una retribuzione annua di 100 mila euro, con un patto di stabilità dalla durata di 6 anni. “Il nuovo Cda, dunque, si ritrova per tutta la durata del mandato con un direttore generale che è stato il presidente del precedente Consiglio – spiega al telefono il primo cittadino -. Una situazione ‘eticamente’ disdicevole: chi fino a un minuto prima era la guida del Cda si è dimesso per essere assunto con un altro incarico, con un contratto oneroso a tempo indeterminato, vincolando di fatto il nuovo organo a mantenerlo”.

Nel caso il Cda volesse sciogliere il contratto in essere, dovrebbe riconoscere al direttore generale un indennizzo di 900 mila euro. “Da un punto di vista giuridico come primo cittadino non posso intervenire – aggiunge Cagnoni -. Per il bene della Fondazione e per il ripristino di un clima di serenità, ho già chiesto esplicitamente le dimissioni di Pezzotta, evitando il protrarsi di una situazione che potrebbe andare avanti anni”.

Sul palco della sala polivalente della Fondazione era presente la maggioranza comunale al gran completo, così come la seconda lista di minoranza. Mancavano invece in toto i membri della lista Vertova Rinascimento, quella legata alla precedente amministrazione che aveva nominato nel 2019 il Cda decaduto a ottobre: “Il mio appello di dissociarsi pubblicamente da questa situazione è rimasto inascoltato, non hanno assunto una posizione chiara – aggiunge Cagnoni -. Ma il Comune non può starsene fuori, non può fare come Ponzio Pilato”.

Non è una questione di numeri o di bilancio, dice il sindaco. “I fatti sono talmente gravi da non poter essere giustificati dalla crescita economica. Quella che ora è la Fondazione, prima era ‘La Pia Casa di Riposo’, prosecuzione dell’antica Misericordia: cosa è rimasto di pio in questa vicenda? Il compito di chi amministra una Onlus deve essere stare a servizio dei più deboli”.

Antonio Pezzotta, direttore generale della Gusmini, non ci sta e cerca di spiegare le sue ragioni rispetto ai fatti degli ultimi mesi. “Sono sempre stato corretto nel mio percorso professionale – esordisce -. Il sindaco ha deciso di intraprendere una guerra personale nei miei confronti”.

Pezzotta venne chiamato nel 2019 dall’allora sindaco Orlando Gualdi per presiedere la Fondazione. “Arrivai in una struttura deficitaria e abbandonata a gente che non aveva le capacità professionali per gestirla – ricorda -. I bilanci erano disastrosi: l’apertura del centro diurno pesava 250 mila euro l’anno, il successivo arrivo del Covid amplificò i costi energetici e dovemmo riallineare i contratti dei dipendenti completando una ristrutturazione pesante del trattamento del personale (costò circa 450 mila euro, ndr), necessaria visti i rapporti che erano in auge al mio arrivo”.

“La Fondazione nel momento peggiore arrivò ad avere 1 milione di euro di perdita – continua Pezzotta -. Dal 2023 i bilanci sono tornati in attivo e nell’ultimo anno e mezzo abbiamo chiuso con quasi 200 mila euro di utile”.

 

vertova

 

“I livelli di inefficienza della struttura erano spaventosi”, sostiene il direttore generale. Tant’è che nel quinquennio di lavoro è stata varata una riorganizzazione totale: “Nell’organigramma non c’era una chiara distinzione dei ruoli, non esistevano deleghe. L’ultimo passo era l’inserimento di una nuova figura, necessaria per una struttura di questa grandezza. Non si poteva andare avanti solo con un presidente saltuariamente in Fondazione”.

La scelta di accettare l’incarico non sarebbe stata per nulla scontata. “È stato il Cda ad indicarmi come unica persona adatta a proseguire il lavoro – sottolinea -. Non volevo accettare la proposta, ero sicuro che sarebbe nata una polemica. Solo dopo ripetute insistenze ho acconsentito, per proteggere chi all’interno della Fondazione ha lavorato negli ultimi anni per rimettere in funzione la struttura”.

“Ho visto il contratto per la prima volta al momento della firma – continua Pezzotta -. Non ho mai trattato questioni economiche. Da quando sono stato assunto come direttore generale sono sempre in Fondazione e sono rintracciabile 24 ore al giorno”.

Il direttore generale ha ricevuto una Pec – aperta lunedì 25 novembre – contenente un’azione disciplinare che lo sospende temporaneamente dall’incarico: “Quel che voglio è poter lavorare venendo lasciato fuori dalle dinamiche in atto in Comune”.

Dopo tutte le parole, cosa rimane? Rimane una struttura sociale che, come scritto sul sito ufficiale, mira al “soddisfacimento dei bisogni dei soggetti svantaggiati della provincia di Bergamo e con priorità di intento verso i vertovesi”. E allora forse tutti gli attori in causa dovrebbero rimettere al centro quelli che sono i veri destinatari dell’assistenza e dell’operato della Onlus: malati terminali, anziani affetti da forme di demenza, giovani con disagi psichici, disabili in condizione di non autosufficienza.