Un defibrillatore ogni 500 abitanti, ma tanti non segnalati ai soccorritori
Areu: “Da inizio anno 1.071 casi di arresto cardiaco. Fondamentale conoscere la posizione di tutti i dispositivi salvavita, aiutateci a tenere la nostra mappa aggiornata”
Bergamo. Millesettantuno casi di arresto cardiaco. Sono quelli segnalati dall’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza (Areu) dal 1° gennaio al 27 novembre 2024 in provincia di Bergamo. Uno di questi, lo scorso 14 novembre ha colpito un ragazzo di 16 anni che frequenta il centro di formazione professionale a Trescore Balneario. Stava per cominciare l’ora di educazione fisica, quando si è accasciato sul pavimento della palestra privo di conoscenza.
La notizia è stata resa pubblica pochi giorni fa dalla scuola, su espressa volontà della madre del giovane. Attraverso Bergamonews, ha lanciato un appello per sensabilizzare all’uso del defibrillatore e delle manovre di primo soccorso che hanno salvato il figlio. Manovre che andrebbero insegnate a chiunque, visto che solo nel 58% dei casi vengono applicate da chi assiste a eventi del genere. Avere chiare le azioni da compiere – a partire dalla rapida attivazione dei soccorsi attraverso il 112 – è essenziale, in quanto la possibilità di sopravvivere diminuisce del 10% ogni minuto che passa.
L’appello
Quel giorno, in palestra a Trescore, è stato provvidenziale l’intervento di un professore di educazione fisica, sul posto con il defibrillatore. In provincia di Bergamo sono 2.334 quelli censiti da Areu e segnalati sulla mappa interattiva del sito. Mappa che può essere consultata in caso di bisogno, per sapere dove si trova lo strumento salvavita più vicino. C’è un problema: il numero dei defibrillatori è in difetto, perché chi li installa a volte si dimentica di segnalarlo proprio ai soccorritori. O comunque, per un motivo o per l’altro, la loro presenza finisce col non essere puntualmente rilevata dalle AAT di riferimento, ovvero i rami operativi di Areu sul territorio. L’invito è semplice: comunicare l’installazione dei nuovi dispositivi all’Agenzia, per far sì che le sale operative ne conoscano l’ubicazione e possano indicarla tempestivamente in caso di necessità (per info pad.bg@areu.lombardia.it).
Si stima siano 200, forse 300 i defibrillatori sparsi sul territorio bergamasco che mancano all’appello sulla mappa di Areu. Stando ai numeri ufficiali, troviamo un dispositivo salvavita ogni 480 abitanti, anche se alcune zone sono più scoperte di altre. Il tema della poca omogeneità nella distribuzione di questi apparecchi non è secondario, in quanto legato all’iniziativa di singole realtà comunali o associative. Alcune hanno acquistato e distribuito i defibrillatori sul territorio con criterio, altre meno. Inoltre, in alcuni paesi i defibrillatori sono in luoghi chiusi e non sempre accessibili, come palestre e scuole. Tant’è che solo il 10% circa è fruibile h24. Portarli all’esterno degli edifici – fanno notare i soccorritori – permetterebbe una copertura maggiore, a fronte di un piccolo investimento aggiuntivo per la teca riscaldata.
Le storie
Preparazione e sangue freddo. Quest’anno, sono diverse le storie di primo soccorso che abbiamo raccontato. Storie come quella di Luca Barbera e Laura Pezza. Lui, 30 anni, medico specializzando in gastroenterologia di Genova; lei, 32enne cardiologa di terapia intensiva di Parma. Di rientro all’aeroporto di Orio al Serio da una vacanza in Nepal, lo scorso 24 marzo salvarono la vita a un tassista di 74 anni colto da arresto cardiaco.
O ancora, la commovente storia di Giorgia Manenti e del defibrillatore donato dalla sua famiglia al Comune di Castelli Calepio, in memoria della giovane morta a soli 25 anni. Lo scorso settembre, il primo defibrillatore installato in paese allungò di qualche giorno la vita a un 68enne colto in strada da infarto. Senz’altro, diede ai parenti l’opportunità di stargli accanto un altro po’.
La famiglia di Giorgia Manenti accanto al defibrillatore donato al paese



