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Unicredit-Bpm: quanto e come sono coinvolte Bergamo e l’Europa

Nel Banco BPM giace una eccellenza bergamasca, l’ex Credito Bergamasco, che comunque finora ha tenuto in vita la capacità dei nostri bancari di formazione orobica di servire famiglie e imprese con un certo stile pragmatico ed efficace. Quindi Bergamo è attenta a quanto succederà

Perché la vicenda Unicredit – Banco BPM, cioè l’OPS definita ostile della seconda banca italiana nei confronti di una banca importante, quasi pronta a formare il Terzo Polo (termine che porta sfortuna, peraltro) bancario riguarda questi commenti della sezione “Bergamo chiama Europa” di Bergamonews? La risposta è articolata ma evidente.

A molti lettori sarà venuto in mente l’analogia con l’offerta di Intesa per UBI Banca del febbraio 2020. Allora la situazione era però diversa, i titoli in borsa di tutte le istituzioni bancarie nazionali, salvo forse proprio Intesa, erano più depressi di oggi e UBI, grazie agli attacchi di alcuni politici locali e anche della Procura di Bergamo, rivelatisi, come è noto, del tutto infondati, ma oggetto di un processo di ben 9 anni, molto più debole di un Banco BPM in grande spolvero come quello di oggi, guidato da un management che ha fatto un ottimo lavoro e pronto, con il consenso della politica, ad aver un ruolo autonomo nel panorama creditizio italiano.

Nel Banco BPM giace una eccellenza bergamasca, l’ex Credito Bergamasco, che comunque finora ha tenuto in vita la capacità dei nostri bancari di formazione orobica di servire famiglie e imprese con un certo stile pragmatico ed efficace. Quindi Bergamo è attenta a quanto succederà.

L’OPS, cioè lo scambio carta contro carta, si caratterizza sempre per un rischio che il patrimonio della società più piccola sia sottovalutato. Infatti, per UBI ci fu un aggiustamento in un secondo tempo. In considerazione della dimensione dell’offerta (un valore di circa dieci miliardi ai valori di borsa più recenti, un po’ risicata) potrebbe avere una sorte simile.

Questa volta mi sembra che l’operazione abbia sorpreso di più, mentre Intesa aveva sicuramente ben preparato le autorità, la politica e il governo per l’operazione UBI. Nessuno mosse un ciglio allora, adesso abbiamo sentito commenti negativi e forti da parte del Ministro del Tesoro e anche da parte di quello dei Trasporti. Mah.

Dal punto di vista di Bergamo UBI era un’istituzione, una incredibile fonte di impiego per giovani nel terziario avanzato che servono anche alle imprese, una presenza di indirizzo della comunità bergamasca di cui tutti sentiamo la mancanza. Il Credito Bergamasco, parte del Banco, per i vari passaggi di proprietà nel corso degli ultimi decenni è stato meno importante, ma presente per esempio nell’aeroporto e nella cultura.

È indubbio che, dal punto di vista industriale, le due reti di Unicredit e Banco siano assolutamente complementari. Interessante sarà capire l’atteggiamento dell’Autorità per la concorrenza. In passato era facile: si guardava il numero di sportelli e si decideva. Ora, con la banca online, molti non si ricordano quante volte si sono recati ad uno sportello negli ultimi anni. Come si misura la concorrenza quindi nel retail? Vedremo. Nel caso Intesa-UBI, Intesa dovette cedere diverse filali, con danni evidenti ai correntisti anziani, ma tutto comunque, grazie alla macchina straordinaria della prima banca italiana, si sistemò in tempi rapidi.

Anche la Consob dovrà sorvegliare l’applicazione della passivity rule, cioè la regola secondo la quale il Banco non può cercare salvatori esterni per difendersi, oltre a monitorare le diverse procedure necessarie in questi casi.

Riguardo alla Banca d’Italia, se non ha cambiato indirizzo negli ultimi tempi, le aggregazioni sono sempre state gradite.

L’operazione si scontra però con un modo di pensare la vicinanza all’economia reale da parte delle banche solo attraverso la concorrenza tra istituti più piccoli e flessibili. Così mi piacerebbe leggere l’intervento del Ministro del Tesoro perché il suo ruolo dovrebbe essere solo quello di arbitro nell’interesse generale. Spero invece che non si voglia imitare il celebre atteggiamento di chi disse “ora abbiamo una banca”, parlando del Monte dei Paschi, sempre al centro di qualche attenzione politica e ora forse prossimo a far parte di un Terzo Polo bancario. Vedremo.

Ma l’Europa? Accanto all’OPS sul banco c’è il fronte tedesco. Due fronti per Unicredit, forse difficili da gestire insieme?

Il leitmotiv del momento è quello della “sveglia”. Trump ha dato una “sveglia” perché protezionista, così l’Europa è costretta a reagire (il come è tutto da vedere). Adesso Orcel, il brillante AD di Unicredit, dà una “sveglia” per l’operazione Commerzbank, intelligente azione transfrontaliera, perfetta se vogliamo sempre di più un cambio nel mondo del credito e si passa in UE dalle parole ai fatti in merito al mercato unico dei capitali. Parlare di difese nazionali dai partner europei ha sempre meno senso, poi per gli Istituti presenti nel nostro paese tra Credit Agricole, BNP Paribas e altri siamo già in una fase avanzata. Protestare troppo mi sembrerebbe su questo specifico aspetto sbagliato sia da parte dei tedeschi che ora da parte nostra.

Speriamo che tutte queste “sveglie” aiutino ad uscire dal sonno profondo la bella Europa e soprattutto la bella Italia.

Andrea Moltrasio

* Andrea Moltrasio, Industriale, già presidente di Confindustria Bergamo e del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca