Anziana morta dopo il volo dalla finestra: il pm chiede 23 anni per la colf
Krystyna Mykhalchuk, ucraina di 28 anni, è accusata di omicidio volontario aggravato e di tre prelievi effettuati con il bancomat dal conto corrente di Rosanna Aber
Bergamo. Ventitré anni di reclusione: 22 per l’omicidio volontario aggravato di Rosanna Aber, 1 anno per i tre furti commessi prelevando denaro dal conto dell’anziana dopo averle sottratto il bancomat.
È quanto ha chiesto il pubblico ministero Guido Schininà nei confronti di Krystyna Mykhalchuk, ucraina di 28 anni, domestica della pensionata morta dopo un volo dalla finestra del suo appartamento, al quarto piano di una palazzina di via Einstein a Bergamo.
Il sostituto procuratore ha chiesto che le attenuanti generiche vengano considerate equivalenti alle aggravanti del nesso teleologico, ovvero l’aver commesso l’omicidio per occultare i furti, e l’abuso di relazioni domestiche, in quanto tra le due era in essere un contratto di lavoro.
Un delitto, secondo l’accusa “non premeditato, ma commesso in modo istintivo. Il movente? La paura che la vittima denunciasse l’imputata per i furti commessi e che ciò compromettesse le pratiche che aveva avviato per richiedere il permesso di soggiorno”.
La Corte d’assise dovrà stabilire per quale ragione Rosanna Aber sia morta: “Serve capire se è stato un suicidio, un incidente domestico o un omicidio – dichiara Schininà-. Secondo la Procura si è trattato di omicidio. L’anziana vittima era debilitata e non aveva la forza di salire sul davanzale della finestra, né per buttarsi di sotto né per pulire i vetri o le tapparelle. Inoltre è caduta di schiena, come confermano alcuni testimoni”.
Testimoni che quel giorno, il 22 aprile 2022, hanno raccolto anche le diverse versioni dell’imputata rispetto all’accaduto. “Una volta ha detto che si trovava in corridoio quando la Aber è caduta, un’altra che era in cucina, un’altra ancora che si trovava in una stanza diversa dalla camera da letto. E a una persona accorsa a prestare soccorso alla vittima, ha detto di aver cercato di evitare che si buttasse, senza riuscirci. Il problema delle menzogne è che poi bisogna ricordarsele”, ha rimarcato il pm.
Da qui la richiesta di condanna, alla quale si è associata anche la parte civile, assistita dall’avvocato Alessandro Zonca, che ha chiesto un risarcimento di 416.530 euro a testa per i due figli della vittima. I parenti potranno poi rivalersi in sede civile.
Il prossimo 21 gennaio la parola passerà alla difesa.



