Accertamento patrimoniale invasivo: la battaglia del giornalista Fedocci
Il giornalista Enrico Fedocci, firma di punta del TG5, ha presentato reclamo al Garante della Privacy
Volete sapere come si possa essere trattati peggio di un imputato per delitti di mafia senza essere imputato di alcunché? Senza diritto alla difesa, senza diritto al contraddittorio e senza diritto in alcun modo di intervenire nel giudizio. Dirò di più: senza la possibilità di essere informato di essere oggetto di un accertamento patrimoniale così invasivo. Ad un cittadino incensurato sta accendendo proprio in questi giorni. Altro che dossieraggio: non è sposato, non è divorziato, non ha figli. Ha, questo sì, una mera relazione sentimentale con una donna divorziata che ha in corso una causa dopo la fine del matrimonio con l’ex coniuge. Oggetto del contendere la quantificazione dell’assegno di mantenimento per la prole. Se ne parla da giorni su televisioni, radio e giornali. Anche su Bergamonews abbiamo dedicato un articolo alla vicenda dopo l’interrogazione parlamentare al guardasigilli Carlo Nordio presentata dall’ex ministro Enrico Costa. La vicenda si arricchisce ogni giorno di particolari.
La donna e l’attuale fidanzato non sono sullo stesso stato di famiglia e quando lei è a Milano dorme da lui. E qui sta l’inghippo: secondo la giudice Nicoletta Sommazzi, nonostante la donna non abbia mai percepito l’assegno di mantenimento da parte dell’ex marito per sé, per dirimere la questione tra gli ex sposi determinante sarebbe il reddito del nuovo fidanzato che, con lei, non ha però alcun legame giuridico. E l’assegno per la prole invece che essere determinato sul reddito della donna e dell’ex marito deve essere – sempre secondo la teoria del magistrato del tribunale di Como – valutato sul reddito del fidanzato.
Il giornalista Fedocci con Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo BorsellinoIl “terzo incomodo” altro non è che il giornalista Enrico Fedocci, firma di punta del Tg5. Non potendo opporsi al provvedimento perché non è parte del processo e poiché tutto è avvenuto alle sue spalle senza avere il diritto di essere nemmeno informato dell’accertamento patrimoniale, a Fedocci non è restato altro che rivolgersi all’Autorità Garante per la Privacy presentato dal suo legale Avvocato Alessandro d’Arminio Monforte: “Gli accertamenti disposti dal giudice sono incompatibili con le regole della privacy sia sotto il profilo della liceità, della invasività e comunque sotto quello della proporzionalità e della minimizzazione del dato da violare. Ma soprattutto, sottolinea il legale, il “terzo” non ha titolo giuridico per stare nel processo e neppure alcun interesse a entrarvi, e in ogni caso nulla gli è stato comunicato né notificato al riguardo. La circostanza sarebbe stata appresa incidentalmente durante un colloquio con la nuova fidanzata”.
Il giurista, professor Arturo Maniaci, titolare della Cattedra di Diritto Privato dell’Università Statale di Milano, è netto: “È una indagine estremamente invasiva e senza alcuna tutela. Nel procedimento amministrativo di accesso agli atti ci sono delle precise garanzie, mi riferisco al controinteressato ovvero colui che vanta un diritto alla riservatezza di certi dati e che può presentare opposizione alla richiesta – ha detto – In pratica l’Agenzia delle Entrate avrebbe potuto opporsi a quanto chiesto dal giudice, Fedocci no”.
In questa battaglia Enrico Fedocci sembra determinato ad andare fino in fondo. Sui suoi social pubblica ogni giorno pillole di interviste rilasciate in tv e radio: “Lavoro da decenni con i magistrati, alcuni dei quali hanno condiviso con me le proprie perplessità sul provvedimento. Ne conosco tanti e penso che il loro sia un compito non semplice che io apprezzo molto. Proprio per questo dico che un Giudice non è un operaio che deve schiacciare pulsanti. Deve interpretare la norma alla luce di un quadro generale. Come è possibile che la Giudice Sommazzi non si sia resa conto che – almeno per quanto sembra a me, ma anche secondo il parere di illustri giuristi che hanno parlato con i media – l’accertamento patrimoniale nei miei confronti potrebbe non tener conto di basilari diritti costituzionali? Andrò fino in fondo affinché si capisca se c’è stata superficialità e negligenza. Magari sbaglio io, ma al momento i pareri che ho raccolto mi confortano. Mi sembra inoltre che alla base di questa decisione ci sia comunque una mentalità che potrebbe ricordare quella del patriarcato, conclude Fedocci: ovvero che una donna – peraltro “togata” come ha sottolineato il quotidiano “Il Giorno” in un editoriale – implicitamente stabilisce che un’altra donna si faccia mantenere da qualcuno, seppur in assenza di vincolo giuridico tra loro. Bisogna lavorare anche su questo”.



