La lettera
Accademia Carrara: “Scelte discutibili per trasparenza e decoro. I problemi di politica culturale rimangono irrisolti”
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Donatella Esposti – del circolo Libertà e Giustizia di Bergamo – sulla nomina di Martina Pacelli come nuova direttrice dell’Accademia Carrara
Bergamo. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Donatella Esposti – del circolo Libertà e Giustizia di Bergamo – sulla nomina di Martina Pacelli come nuova direttrice dell’Accademia Carrara.
“Caro Direttore,
la Carrara ha una nuova direttrice, nominata all’unanimità dal CdA che, si dice, “si è riunito con la massima segretezza nelle prime ore di lunedì” . Tanta “segretezza” può suonare comica oppure sospetta, dipende da chi osserva, ma poco importa: il fatto è che questa nomina non ci ha sorpreso. Ce la aspettavamo, come ci aspettavamo che Amministrazione e Fondazione avessero una gran fretta, nella convinzione che, una volta fatta la nomina, sarebbe finalmente ‘passata la nottata’, sarebbe finita l’attenzione dei media e poi rientrata la protesta. Prevedevamo che il CdA non si sarebbe fermato né di fronte alla discutibilità del ripescaggio di un nome dalla vecchia terna dell’ultimo concorso, né di fronte all’imbarazzo del fatto che la nuova direttrice sia la moglie dello stesso progettista scelto per il riassetto della Carrara. Bazzecole. Come dice la sindaca , si tratta di “scelte privatistiche, ma legittime per una fondazione privata”…
Noi continuiamo invece a pensare che siano scelte molto discutibili sul piano della trasparenza e del decoro politico, per una Fondazione cui partecipa anche il Comune.
Ma il problema è un altro. La sindaca crede davvero che i problemi creati dalle scelte compiute a suo tempo dal sindaco Gori in materia di politica culturale (e in particolare l’impianto della Fondazione Carrara) siano risolti? Che le questioni che hanno determinato la crisi della Carrara fossero dovute a problemi di incompatibilità di carattere? Crede davvero l’Amministrazione che la soluzione sia quella di ‘far passare la nottata’ dell’evidenza mediale, e che contraddizioni e limiti di gestione e trasparenza della Fondazione si risolveranno da soli, senza intervenire a modificarne l’impianto?

Qualche dubbio è stato espresso, sia dalla sindaca Carnevali che dall’assessore Gandi, quando hanno ammesso che il modello duale di gestione (direttore-general manager) non solo non è l’unico modello possibile, ma non è “il più usato” nel musei italiani, o quando hanno affermato che la Fondazione non debba avere “un carattere aziendale” (nel frattempo l’ex sindaco Gori, in una intervista rilasciata – provvidenzialmente – lo stesso giorno, difendeva a spada tratta lo stesso impianto duale, spiegando quanto sia “naturale” che accanto al direttore ci debba essere una figura con competenze gestionali e di marketing, cui spetta dare sostenibilità economica).
Gori ha dimenticato spesso che il problema della sostenibilità economica non è sottovalutato da chi protesta sui temi della tutela del patrimonio culturale e ambientale; sarebbe bene, una volta per tutte, che smettesse, per comodità un po’ bassa di argomentazione, di considerare i critici delle sue scelte come chi non vede i problemi concreti e pensa a soluzioni ideologiche. Gente insieme ‘elitaria’ e /o ‘comunista’, insomma!
Al contrario, si conoscono molto bene i limiti gravi di una gestione interamente pubblica del patrimonio culturale, impossibile tra l’altro oggi da considerare per motivi di costo, ma altro è l’ utilizzo del patrimonio pubblico – culturale e ambientale – per costruire mix di partecipazione che utilizzano il pubblico come volano e foglia di fico, ma consegnano di fatto la gestione – anche se formalmente non la proprietà a privati. Ed è questo, per inciso, che è stato fatto da Gori con la modifica statutaria della Fondazione del 2022.
Questo è quello che ci si chiede e, dato che nessuno di noi vive sulla luna e si vedono altre esperienze, ci chiediamo come mai al contrario a Brescia il Comune abbia un saldo controllo del proprio patrimonio culturale avendo dato vita, dopo una ricerca condotta col Politecnico di Milano, ad una unica Fondazione che raccoglie l’intero comparto museale e culturale pubblico della città (e i risultati di una diversa visione, bisogna dirlo, sono stati più che evidenti anche nell’organizzazione degli eventi dell’anno della Capitale della Cultura). Anche di questo si parlerà nel Convegno che verrà organizzato sul tema del patrimonio culturale e delle politiche culturali a Bergamo.
Ci auguriamo che l’Amministrazione, che verrà invitata, continui a condividere – oltre il dichiarato – nei fatti, quello che la sindaca Carnevali ha dichiarato e che è proprio ciò che spinge noi cittadini: “Fare in modo che la Cultura diventi un patrimonio di conoscenza condiviso da tutti i cittadini e che la ricchezza dell’Accademia si trasformi in uno strumento di crescita per l’intera comunità”.
P.S.: Nel frattempo, continuiamo a confidare che qualcuno risponda alle domande che sono state poste sulla Carrara”.



