Sciopero di medici e infermieri: “Buona adesione anche in Bergamasca, situazione al limite”
Fra le motivazioni le difficili condizioni di lavoro e le risorse insufficienti
Anche in Bergamasca molti camici bianchi hanno incrociato le braccia nella giornata di mercoledì 20 novembre. Lo sciopero, nazionale, è stato indetto dai medici e dirigenti sanitari dell’Associazione Nazionale Aiuti e Assistenti Ospedalieri (Anaao Assomed) e del Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri – Federazione Sindacale Medici Dirigenti (Cimo-Fesmed), e dagli infermieri e operatori di altre professioni sanitarie del Nursing Up.
L’iniziativa, a cui hanno aderito numerose altre sigle, ha coinvolto un numero massivo di professionisti in tutta Italia. Come hanno dichiarato Pierino Di Silverio, segretario di Anaao Assomed, Guido Quici, presidente di Cimo-Fesmed, e Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up, le adesioni sono state “molto alte, fino a punte dell’85% compresi gli esoneri previsti per legge”. Si tratta di “un segnale importante – scrivono in una nota – che dovrebbe far riflettere sulle condizioni di lavoro inaccettabili negli ospedali e sulla condivisione delle ragioni della protesta”.
“Ovviamente – afferma la dottoressa Eugenia Belotti, vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, iscritta Anaao – l’ospedale non ha chiuso. Il servizio essenziale è stato garantito con i medici precettati, ma molti di loro hanno partecipato allo sciopero simbolicamente indossando magliette e spille dedicate, mentre altri hanno fatto sciopero bianco. In parecchi hanno scioperato: le adesioni sono state numerose in tutta Italia, hanno raggiunto percentuali elevate e anche in Bergamasca sono state tante”.
Illustrando le motivazioni dello sciopero, la dottoressa Belotti evidenzia: “Si è focalizzato soprattutto sulla sanità pubblica, perché alla luce del nuovo rapporto tra il Prodotto interno lordo (Pil, ndr) e i fondi destinati a questo settore le speranze di maggiori investimenti sono state disattese. Le condizioni di lavoro, già difficili e criticabili, sono decisamente migliorabili con stanziamenti ad-hoc. Servono più risorse alla sanità in genere e per i contratti del personale che vi lavora. I medici hanno avuto aumenti che da alcuni sono stati definiti ridicoli e offensivi per la dignità professionale della categoria. Ancora una volta veniamo relegati agli ultimi posti d’Europa in termini di retribuzioni e più in generale di riconoscimento. Il problema è che dalla politica si sentono tanti proclami, ma alle belle parole non corrispondono azioni concrete. Spesso si dice che bisogna rendere la professione medica più attrattiva per i giovani e fare in modo che chi lavora nel Sistema Sanitario Nazionale continui a farlo, ma queste di certo non sono le giuste premesse. Come può un ragazzo pensare di fare il medico se il suo lavoro non trova un’adeguata valorizzazione, se deve lavorare tante ore e percepire stipendi bassi e se negli anni gli aumenti non coprono nemmeno l’inflazione? E come si può biasimare chi lavora già nel Sistema Sanitario Nazionale ma sceglie altre strade? L’intento che portò all’istituzione del SSN fu senza dubbio virtuoso, aveva l’obiettivo di assicurare a tutti i cittadini il diritto alla salute, per fare in modo che ognuno, anche le persone meno abbienti, potessero avere accesso alle cure, ma senza risorse adeguate non potrà che implodere. Sarebbe un grande peccato lasciarlo andare così e nonostante le difficoltà quotidiane gli operatori ci credono ancora, sono convinti che le cose possano cambiare affinché funzioni, altrimenti non avrebbero nemmeno scioperato e sarebbero andati a lavorare altrove, fuori dalle strutture pubbliche, ma servono decisioni da parte delle istituzioni. Per la politica è necessario compiere delle scelte e qualora ci siano intendimenti diversi da queste finalità deve assumersene la responsabilità evitando dichiarazioni d’intenti che poi vengono disattese alla prova dei fatti”.
Dello stesso avviso la dottoressa Laura Colonna, medico dell’Unità Operativa Ginecologia e Ostetricia dell’Asst Bergamo Est, iscritta al Cimo, che annota: “Lo sciopero nazionale ha posto l’accento sulle difficili condizioni di lavoro dei medici che sono l’anello di mezzo fra un Sistema Sanitario Nazionale in difficoltà, una politica che non dà risposte adeguate e cittadini arrabbiati. I sanitari sono sempre più spesso aggrediti e insoddisfatti: durante l’emergenza Covid ci hanno chiamato eroi mentre ora siamo alla berlina e poco considerati. Dopo la pandemia la situazione è peggiorata e siamo arrivati a un quadro inaccettabile: bisogna intervenire in misura significativa ed è necessario farlo al più presto, altrimenti il Sistema Sanitario Nazionale imploderà”.
“Questi – continua la dottoressa Colonna – sono i principali motivi della protesta:
– Al finanziamento dei contratti di lavoro, compreso quello dei colleghi dell’ospedalità privata, vengono assegnate risorse assolutamente insufficienti;
– Mancata detassazione di una parte della retribuzione;
– Mancata attuazione della normativa sulla depenalizzazione dell’atto medico e sanitario;
– Esiguo ed intempestivo incremento dell’indennità di specificità infermieristica, non viene prevista la sua estensione alle ostetriche;
– Assenza di risorse per l’immediata assunzione di personale;
– Mancata introduzione di norme che impegnino i Ministeri competenti alla immediata attivazione di Presidi di Pubblica Sicurezza negli ospedali italiani al fine di renderli luoghi sicuri per il personale che vi opera;
– Mancata riforma delle cure ospedaliere e territoriali;
– Mancata contrattualizzazione degli specializzandi di area medica e sanitaria, e mancata previsione di retribuzione anche per quelli di area non medica;
– Mancato inserimento delle professioni assistenziali tra quelle a carattere usurante, con relativa ammissione
ai benefici d legge;
– Mancata introduzione di norme atte a sospendere l’attuazione dell’Accordo Stato Regioni sulla figura dell’assistente infermiere;
– Mancata introduzione di norme per il superamento delle disposizioni vigenti, e per la concreta abolizione del vincolo di esclusività per gli infermieri ed i professionisti sanitari ex legge n 43/2006”.
Infine, esprimendo il supporto, il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, annota: “L’Ordine esprime piena solidarietà e massima vicinanza ai colleghi che hanno scioperato. Le loro motivazioni non sono solamente valide ma anche condivisibili e ci trovano assolutamente concordi, così come ottengono il sostegno di tutti i medici, ospedalieri e non. Va sottolineato un aspetto: le criticità su cui ancora una volta pongono l’attenzione non riguardano solamente il mondo ospedaliero ma sollecitano consapevolezza e interventi sul sistema sanitario nel suo insieme. In modo particolare viene ribadita la necessità di rendere maggiormente attrattiva la professione, ma sono sotto la lente anche le risorse destinate alla sanità pubblica e gli stanziamenti che sono stati messi a bilancio dallo Stato, incalzando la politica affinché faccia di più”.


