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Dedizione, sacrificio e fatica: i bergamaschi protagonisti ai Mondiali di Spartan Race

Gli orobici Massimiliano Todaro ed Elisa Bramati raccontano il percorso che li ha portati a gareggiare ai massimi livelli di questa particolare disciplina

Bergamo. Dedizione, sacrificio, fatica. Questi i valori che incarnano alla perfezione lo spirito della Spartan Race e di tutti coloro che decidono di provare questa esperienza. Virtù rappresentate perfettamente da Massimiliano Todaro, fresco di secondo posto all’ultimo mondiale a Sparta dall’1 al 3 novembre, ed Elisa Bramati, ottava classificata sempre nella stessa competizione (in categorie differenti).

La Spartan Race è una gara che parte da una base di corsa in strada o montagna, a seconda della location in cui si gareggia, comprendendo anche possibili dislivelli. Lungo il percorso si devono poi affrontare una serie di ostacoli che possono essere di due tipi: naturali o artificiali. Ad esempio, alzare pesi, fare tratti di percorso in equilibrio e in sospensione, arrampicarsi o attraversare fiumi o laghi. C’è soltanto un tentativo per poter eseguire il percorso: nel momento in cui si sbaglia ci sarà una penalità che solitamente consiste nel percorrere dai 150 ai 300 metri con una zavorra.

Tutte le gare hanno un format standardizzato e si dividono in base alla distanza da percorrere, che può variare in base al luogo dove si gareggia: Sprint almeno 5 chilometri, Super almeno 10 e Beast 20. I partecipanti non sono a conoscenza degli ostacoli finché non arrivano sul luogo della gara (tranne nel caso dei Mondiali nei quali avviene un piccolo briefing precedente).

Piccola differenza fra i campionati nazionali e i mondiali. Nel primo caso si svolgono le tre gare in tre tappe diverse sviluppate durante l’intero anno, nel caso dei mondiali, che avvengono una volta l’anno, invece si eseguono le tre prove nello stesso weekend: venerdì la Sprint (7 chilometri e 150 metri di dislivello), sabato la Super (12 e 300) e domenica la Beast (26 e 800).

Gli atleti sono suddivisi in tre macrogruppi: gli atleti élite, quindi i professionisti, i competitivi – suddivisi in fasce di età ogni 5 anni – e gli atleti che gareggiano in categoria Open, una competizione per coloro che vogliono avvicinarsi alla disciplina e che sono alle prime esperienze in questo sport.

Massimiliano Todaro: “Dedizione e sacrificio, ecco cosa serve”

Di che cosa vi occupate lei e la associazione di cui è proprietario, la Never Give Up ASD?

Sono proprietario di questa associazione nella quale ci occupiamo di preparazione atletica e fisica di ogni genere, cercando di soddisfare tutte le richieste dei nostri clienti. Possiamo quindi passare da un percorso di dimagrimento, ad una preparazione specifica nella corsa, nel nuoto o in molte altre discipline, come ovviamente la Spartan Race, pratica nella quale noi di Never Give Up siamo specializzati tanto da avere un capannone adibito esclusivamente alle esercitazioni in questo sport. È comunque una palestra che si occupa di sport a 360° (un mio assistito è Matteo Zurloni, arrampicatore che ha partecipato alle ultime Olimpiadi), e noi preparatori atletici ci mettiamo al totale servizio del cliente.

Come è nata la passione per questa disciplina così particolare?

Io avevo già sentito parlare di questo sport, ma senza interessarmene più di tanto. Circa una decina di anni fa però venni a conoscenza della possibilità di cimentarmi in questa gara a Milano e decisi così di andare a provare senza pretese e soltanto per provare l’esperienza; fu amore a prima vista in quanto io da amante delle gare sporche e della fatica avevo trovato la competizione perfetta. Facendo quella gara capii che avevo davvero tanto lavoro da fare e decisi di cambiare totalmente il mio stile di vita per provare a diventare il più competitivo possibile. Devi essere un atleta completo che si allena circa 20 ore a settimana per poter arrivare a certi livelli, la base è la corsa ma anche la forza fisica è indispensabile; inoltre senza una mentalità ferrea, la forza di volontà e il sacrificio puoi essere anche il più talentoso del mondo ma non arriverai mai a gareggiare in campionati importanti. Io piano piano col passare degli anni sono migliorato sempre di più arrivando a gareggiare in competizioni internazionali.

Intervista a Massimiliano Todaro, vicecampione mondiale di Spartan Race

In cosa consistono gli allenamenti?

Svolgo regolarmente Trail come allenamento in quanto sono la gara perfetta per esercitarsi perché hanno lo stesso stile di corsa della Spartan Race. Oltre a questo partecipo spesso a delle mezze maratone e a corse in bici su strada o in Mountain Bike, anche se quest’ultima tendo ad evitarla nei periodi vicini alla gara per evitare infortuni.
Nelle settimane vicine al mondiale generalmente mi alleno con 4 o 5 uscite di corsa settimanali, 1 o 2 in bici e 7/8 ore di palestra. Grazie alla nostra palestra ho la possibilità di esercitarmi in modo specifico sugli ostacoli con degli appositi percorsi che abbiamo nel nostro capannone.

Uno sport accessibile a tutti, nel quale per arrivare ad ottenere grandi risultati sono fondamentali dedizione e sacrifico più che il talento: è davvero così?

Assolutamente sì, senza dedizione non riuscirai mai a raggiungere grandi obiettivi in questo sport. Se si vuole diventare competitivi io ragiono ad ore settimanali: con 4/5 ore di allenamento si può ambire alle prime posizioni nazionali, per invece raggiungere il podio ci vogliono circa 10 ore di lavoro settimanale. È un percorso lungo, io ho impiegato dieci anni per raggiungere il secondo posto nei campionati mondiali, ma se davvero si hanno come desiderio questi traguardi, chiunque può raggiungerli con la giusta mentalità.

La Spartan Race non è solo competitività, infatti prevede anche la possibilità di partecipare per il solo gusto di mettersi alla prova senza alcuna pretesa, prevedendo infatti delle batterie Open, ovvero aperte a tutti. La cosa bella di questi eventi è proprio che su 3.000 partecipanti, magari solo circa 800 sono professionisti, mentre la maggioranza sono persone che decidono di mettersi in gioco e di provare questa esperienza.

Arriviamo al Mondiale appena concluso, che esperienza è stata?

La mia decisione di partecipare al Mondiale è stata frutto degli ottimi risultati ottenuti nei campionati nazionali durante l’anno; arrivavo infatti dalla vittoria del campionato tedesco-austriaco, da una terza posizione in quello francese, un secondo posto in quello spagnolo e quarto posto in quello italiano, aggiungendo poi l’ottava posizione nel Campionato Europeo. Vedendo questi piazzamenti i miei amici e colleghi continuavano ad incitarmi di partecipare al Mondiale, così a giugno decisi di iscrivermi nella categoria 45-49 anni.

I miei pensieri quando decisi di iscrivermi erano quelli, nelle più rosee aspettative, di provare a competere per una posizione nei primi dieci, contando la presenza di molti atleti che conoscevo già dagli europei dove mi ero piazzato ottavo, a cui dovevo aggiungere poi ragazzi provenienti dall’America ad esempio di cui non conoscevo le qualità.

Arriva il momento della gara ed il venerdì c’è la sprint; specifico che io sono specializzato nelle lunghe distanze e che quindi sarei dovuto partire svantaggiato in questa. Fatto sta che la gara inizia ed io arrivo secondo al traguardo: inizio a capire che forse potevo ambire a qualcosa di più di un piazzamento nei primi dieci. Tuttavia il mio team e i miei amici mi dicono, giustamente, di tenere i piedi per terra perché il mondiale si decide nella Super sui 12km. Il sabato si svolge questa gara, ed io arrivo primo; l’entusiasmo era alle stelle, consapevole che adesso ero uno dei tre uomini da battere, iniziando a vedere il podio non più come un sogno irraggiungibile ma come un obiettivo tangibile.

La domenica vado in gara con la spinta di tutti i miei amici e colleghi, consapevole dei miei mezzi e di potercela fare. La gara inizia ed il primo, che poi vincerà il Mondiale, ci stacca lasciando parecchio tempo di distanza fra lui e noi altri; io però arrivo quarto riuscendo a mantenere il distacco dagli avversari. Arrivato al traguardo, con la somma dei tempi delle tre gare scopro di essere arrivato secondo nel mondiale, e credimi se ti dico che non ho mai pianto e gioito in vita mia come in quel momento.

Archiviato questo straordinario traguardo inizierà a programmare il futuro, quali sono gli obiettivi del prossimo anno?

Il mondiale si svolge ogni anno a Sparta, tranne il prossimo anno dove si terrà in California per motivi principalmente di promozione e pubblicità. Il mio obiettivo però per l’anno prossimo non è quello di partecipare al mondiale Trifacta, ovvero quello appena conclusosi, ma di provare a partecipare allo Spartan Ultra World Championship, un mondiale che si svolge a Morzine in Francia, composto da una gara unica di circa 55km, che dovrebbe risaltare le mie caratteristiche sulle lunghe distanze. Voglio mettermi alla prova e vedere il mio livello in una gara così lunga, con il sogno di raggiungere ancora un podio che sarebbe straordinario.

Elisa Bramati: “Un costante crescendo di emozioni e fatica”

Ci racconti la sua storia e come è nata la passione per questi sport

Mi chiamo Elisa Bramati, ho 41 anni, per passione sono un’atleta ibrida, e mi dedico a diverse discipline; dalla corsa, al crossfit, arrivando a gareggiare in Hyrox o Deka, e faccio allenamenti paramilitari per poter gareggiare nelle Spartan race. Non sono mai stata una grande sportiva, la passione è nata relativamente tardi, e generalmente andavo a fare corsi di gruppo in palestra senza metterci troppo impegno.

Tuttavia, dopo due gravidanze molto ravvicinate mi sono dovuta licenziare e la mia vita è stata stravolta; mi trovavo in un momento in cui dal punto di vista personale, mettendo da parte la crescita dei figli che è una cosa straordinaria, mi mancavano obiettivi di breve-medio termine. Per caso agli inizi del 2018 mi sono imbattuta in un post Facebook di un mio vecchio compagno delle scuole medie che svolgeva una Spartan Race, ai tempi una disciplina abbastanza nuova, e la cosa attirò la mia attenzione proprio per la particolarità di questo sport, decisi così di cimentarmi in questo sport totalmente in modo inaspettato e impreparato, senza nemmeno avere delle scarpe da tennis inizialmente.

I primi tempi iniziai i miei allenamenti facendo camminate, poi col tempo iniziai ad introdurre la corsa, e ad allenarmi anche in casa con dei classici pesi. Nel settembre 2018 affrontai la mia prima Spartan Race a Misano nonostante la rottura di un piede a luglio. Questo fu un punto di svolta nella mia vita perché riuscii a completare l’obiettivo personale di partecipare ad una competizione di questo tipo. Decisi così di cominciare con la palestra e mi iniziai a preparare per una Spartan Race nel 2019.

Nel 2020, con l’arrivo del Covid-19 e le conseguenti palestre chiuse e gare annullate, ancora una volta grazie ai social scoprii che a Melzo c’era un campo allenamenti dove era organizzata una gara locale, decisi così di partecipare e di conseguenza avvicinarmi al mio primo campo OCR (Obstacle Course Race), ovvero di corsa ad ostacoli. Ciò che era nato come un passatempo con una gara annuale, ormai era diventato il mio sport principale.

Il passaggio da passatempo ad agonismo quando è avvenuto?

Nel 2020 inizio ad allenarmi in questo campo e la cosa inizia a diventare più seria, arrivando a gareggiare in diverse Spartan Race, fino a quando l’anno scorso partecipo al mio primo campionato mondiale Beast ad Abu Dhabi. Quest’anno due infortuni al piede che mi hanno tenuta lontano dalle gare hanno complicato i miei piani, ma a febbraio, prima degli stop, ero riuscita a qualificarmi per il mondiale Trifacta di Spartan Race svoltosi proprio a Sparta. Arrivare a partecipare a questo mondiale è il coronamento del sogno di tutti quelli che si cimentano in questo sport. Con tre gare in tre giorni questa esperienza è un costante crescendo di emozioni e di fatica, molto impegnativo da una parte ma totalmente soddisfacente e meritevole dall’altra.

Considerando anche i problemi fisici, come ha affrontato queste gare?

Le ho affrontate con molta incertezza, contando gli infortuni che mi hanno impedito di fare gare per tutto l’anno e che mi hanno portato ad iniziare gli allenamenti solo ad inizio ottobre, senza sapere come gestire un tipo di prova così importante. Gli allenamenti sono andati discretamente bene e alla fine a Sparta sono arrivata ottava nella Sprint e nella Super, e settima alla prova di domenica, la Beast. In tutta la Trifacta ho chiuso così all’ottavo posto, nella fascia dai 40 ai 44 anni. Un risultato del genere in un campionato mondiale è sempre ottimo, ma nel mio caso, contando gli infortuni e non sapendo cosa mi potessi aspettare con la paura addirittura di non riuscire nemmeno a terminare le gare, è un traguardo ancora più eccelso.

Oltre alla Spartan Race ha detto che si dedica anche ad altri sport.

Io mi dedico ad altre discipline: il Deka, che fa sempre parte del brand Spartan, e l’Hyrox. Entrambe sono discipline ibride dove si combinano corsa e workout tratti principalmente dal mondo del Crossfit. Per il Deka mi recherò a Tenerife la prossima settimana per una competizione internazionale sempre seguendo la tipologia Trifacta, quindi tre gare nei tre giorni del weekend. Sono riuscita ad ottenere una qualificazione mondiale anche in questa competizione, tuttavia dato che si svolgerà in Florida a metà dicembre sarà molto difficile che io riuscirò a partecipare per fattori semplicemente organizzativi e di spesa. Nell’Hyrox invece ho partecipato al mondiale lo scorso giugno a Nizza, nonostante fossi in recupero dal primo dei due infortuni avuti quest’anno. Il 7 e l’8 dicembre mi recherò a Marsiglia per altre due gare internazionali, una singola pro e una double, ovvero in coppia con un altro compagno di squadra.