La Malga Lunga, luogo della memoria e culla della nostra democrazia
Ottant’anni fa il combattimento tra la Val Seriana e la Val Cavallina e il martirio di otto partigiani della ‘Tredici Martiri di Lovere’. Ora l’alpe è un ‘rifugio-museo’ dove le nuove generazioni apprendono la storia dell’antifascismo
Monte di Sovere. “Il diciassette del triste novembre”. Era un venerdì, il 17 novembre 1944. I nazifascisti arrivarono alla Malga da Endine Gaiano passato mezzogiorno. Erano una trentina. Colsero i partigiani di sorpresa, la sentinella di guardia non aveva dato l’allarme. Dopo tre ore di battaglia gli uomini della Resistenza deposero le armi e si consegnarono alla Tagliamento.
È questo il preludio al martirio dei sette partigiani della Malga Lunga, l’alpe situata sul monte di Sovere tra la Val Seriana e la Val Cavallina, di cui ricorre l’ottantesimo anniversario. La Malga fin dai primi mesi dopo l’8 settembre fu una delle principali roccaforti della Resistenza bergamasca, un luogo dove si nascose e si nutrì il seme della nostra democrazia.
Gli otto combattenti che persero la vita tra il 17 e il 21 novembre del ’44 appartenevano alla ‘Tredici Martiri di Lovere’, una formazione della 53° Brigata Garibaldi così chiamata in onore dei tredici partigiani fucilati il 22 dicembre 1943 a Lovere. Dopo la stagione dell’ottimismo, quella dell’estate del ’44 quando la fine della guerra per un attimo era sembrata davvero vicina, l’inizio dell’autunno portò un intensificarsi dei rastrellamenti delle forze nazifasciste. Circostanze di vana euforia e insanguinata realtà.
Gli uomini della Tagliamento assediarono la Malga quando la Tredici Martiri si trovava a ranghi ridotti. Alcuni partigiani si trovavano impegnati in un altro reparto. Il tenente Giorgio Paglia, comandante della squadra, decise per la resa solo dopo che i nazifascisti avevano raggiunto il tetto e lanciato all’interno alcune bombe a mano. La Tagliamento promise a Paglia che deponendo le armi avrebbero avuto salva la vita.
Successe in pochi istanti. I fascisti non mantennero la parola data. Mario Zeduri detto ‘Tormenta’ e il russo Ilarion Efanov ‘Starik’, i due partigiani feriti nello scontro, vennero finiti a colpi di pugnale. Gli altri vennero portati a valle e condannati a morte. A Paglia, figlio di un decorato della Guerra d’Etiopia, venne concessa la grazia, rifiutata dopo aver tentato invano di salvare i propri compagni.
Il tenente venne fucilato per primo, verso le 18 del 21 novembre sul lato sinistro del cimitero di Costa Volpino. A seguire, nel giro di pochi minuti, Guido Galimberti (‘Barbieri’), Andrea Caslini (‘Rocco’), Semion Kopcenko (‘Simone’), Alexander Noghin (‘Molotov’) e ‘Donez‘ caddero sotto i colpi degli Sten nazifascisti.
La lapide in memoria del martirio dei sei partigiani fucilati a Costa Volpino il 21 novembre 1944Ma la loro memoria non è mai andata perduta. Nel XXI secolo la Malga Lunga è diventata un ‘rifugio-museo’ della Resistenza gestito da Anpi Bergamo. Un luogo dove le nuove generazioni possono apprendere la storia dell’antifascismo e conoscere i sacrifici dei partigiani che hanno posto le fondamenta della nostra democrazia.
Piero Calamandrei, toscano, capogruppo nella Costituente del ’46 disse: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani (…) Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”. Parole dall’inestimabile ricchezza che invocano alla memoria, una memoria che nel nostro presente troppo spesso si confonde negli squallidi contorni della strumentalizzazione politica e della retorica.
Un ringraziamento ad Andrea Pellegrinelli e Mario Pelliccioli – storici di Anpi Bergamo – per averci portato ‘dentro’ la storia di uno dei luoghi simbolo della Resistenza bergamasca. Da un’idea di Davide Agazzi e Paolo Ghisleni. Riprese, montaggio e produzione di Maurizio Bonfanti.



