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Truffa delle pensioni, le vittime del raggiro dovranno restituire le somme indebitamente percepite

Tre gli indagati, uno è ai domiciliari: individuavano lavoratori agricoli e si facevano consegnare denaro per regolarizzare la loro posizione pensionistica. In realtà si intascavano i soldi

Bergamo. Le somme pattuite venivano riscosse direttamente a casa dei lavoratori agricoli. Oppure in parcheggi dove il finto dipendente dell’Inps dava appuntamento alle persone che aveva convinto a pagare per anticipare la pensione o per incrementarne l’ammontare.

Emergono nuovi elementi rispetto all’indagine, portata avanti dalla Guardia di Finanza di Bergamo, relativa alla truffa aggravata ai danni dello Stato e di numerosi lavoratori bergamaschi.

Da venerdì mattina G.C., 76 anni, è agli arresti domiciliari a casa sua, a Costa di Mezzate. Indagati insieme a lui per lo stesso reato ci sono F.P, 73 anni, di Alzano Lombardo, ex funzionario dell’Inps e M.A., 64 anni, residente a Gorlago.

Il meccanismo che avevano architettato ha provocato un danno alle casse dell’ente previdenziale pari a 11 milioni ed ha consentito loro di intascare migliaia di euro.

L’indagine nasce da una mail anonima arrivata alla Direzione Regionale Inps Lombardia nella quale venivano segnalate presunte irregolarità da parte di dipendenti della Direzione Provinciale di Bergamo. In seguito ad un controllo, erano effettivamente emerse anomalie nei dati contenuti nel registro dei lavoratori agricoli, del quale si occupava esclusivamente F.P.

La Guardia di Finanza di Bergamo aveva quindi avviato un’indagine scoprendo il meccanismo ideato inizialmente dal funzionario e da G.C. L’altro indagato subentra invece in un secondo momento.

Il 76enne, spacciandosi per consulente o ex dipendente dell’ente previdenziale, individuava lavoratori prossimi alla pensione ai quali proponeva di versare delle somme per regolarizzare la loro posizione e ottenere in anticipo la pensione. In molti hanno accettato la proposta ed hanno consegnato il denaro richiesto. Il funzionario, intanto, inseriva nel sistema dati fittizi, così i truffati hanno effettivamente intascato la pensione come prospettato dall’indagato, pur non avendone i requisiti. E ora l’Inps presenta loro il conto, avviando la procedura di revoca dei trattamenti pensionistici oggetto di indagine, al fine delle conseguenti azioni di recupero in ambito amministrativo. In sostanza, le vittime del raggiro dovranno restituire quanto indebitamente percepito.

La truffa sembrava destinata a finire nel momento in cui il funzionario, nel 2015, è andato in pensione. Invece entra in gioco M.A. e anche lui, come G.M., inizia a procacciare clienti ai quali chiedere la consegna di somme di denaro per ottenere benefici pensionistici che però, senza l’appoggio nell’ufficio dell’ente previdenziale, non sono mai stati erogati. I soldi finivano direttamente nelle tasche degli indagati. In questa seconda fase, le Fiamme Gialle stimano che i due si siano appropriati di più di 200mila euro, denaro sottoposto a sequestro preventivo.