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Incertezza, parola chiave in attesa della politica fiscale di Trump
Foto Getty

Settimana in cui ha continuato a tenere banco l’incertezza legata alla politica fiscale della nuova amministrazione americana. Nell’incertezza, proviamo a descrivere con maggiore dettaglio le nostre riflessioni preliminari sulle implicazioni economiche delle elezioni

Settimana interlocutoria che vede la crescita delle large cap, il cui indice FTSE MIB ha fatto registrare il +1.1%, la sostanziale stabilità dei titoli star, il cui indice FTSE ITALIA STAR ha fatto registrare un modesto +0,1% e ancora la flessione delle micro cap, il cui indice FTSE ITALIA GROWTH scende dello 0,6%.

A livello di titoli, spicca Banca MPS con il +13,39% dopo che il MEF ha comunicato di aver perfezionato la cessione del 15% del capitale della banca. Tra gli acquirenti il Banco BPM con il 5% e Anima Holding con il 3% che sale così al 4% complessivo (che fa sempre riferimento a Banco BPM), Caltagirone con il 3.5% e Delfin con il 3.5%. Secondo notizie di stampa, il Banco BPM non intenderebbe presentare alle autorità competenti le istanze autorizzative per poter superare la soglia del 10%.

Secondo miglior titolo della settimana, Generali Assicurazioni (+7,58%), dopo che i positivi risultati dei primi nove mesi dell’anno hanno battuto le stime degli analisti. I premi lordi crescono del 18.1% a 70.7 miliardi di euro, grazie ai segmenti vita (+23.3%) e danni (+9.8%). L’utile operativo cresce del 7.9% a 5.4 miliardi di euro, mentre l’utile netto del 5% a 3 miliardi di euro.

Terzo miglior titolo Banca Popolare di Sondrio, che guadagna il 6,74%, dopo i positivi risultati dei primi nove mesi dell’anno che hanno visto l’utile netto crescere del 23.9% rispetto ai primi nove mesi del 2023, a 431.9 milioni di euro. Positivi anche i risultati intermedi. I ricavi dell’attività bancaria principale crescono del 18% YoY a 1.13 miliardi di euro, grazie al +21.7% del margine di interesse e del +9.5% delle commissioni nette. I ricavi dell’attività bancaria beneficiano del positivo contributo delle attività finanziarie, pari a 106.4 milioni di euro (+26.3%), ma risentono anche dell’aumento dei costi operativi, che si attestano a 467.2 milioni di euro (+10,8%), e delle rettifiche di valore nette, pari a 142.8 milioni di euro (+42.6%). Positiva la flessione del cost-income ratio al 38% (dal 40.3% precedente), che pone la banca tra i miglior player a livello Europeo.

Generico novembre 2024

Peggior titolo della settimana Nexi, che lascia sul campo il 6,48% nonostante i risultati dei primi nove mesi dell’anno siano in linea con le stime degli analisti. Il fatturato è cresciuto dell’8.1% a 911 milioni di euro, mentre l’Ebitda del 6.2% a 522.9 milioni di euro. Confermata la guidance per fine anno, con ricavi in crescita del 5% circa e l’Ebitda in crescita tra il 5% e il 10%. Gli investitor continuano ad essere scettici sul debito finanziario netto, pari a 5,22 miliardi di euro e soprattutto sul suo rapporto con l’Ebitda, pari al 2.8%.

Secondo peggior titolo Campari (-5.05%), ancora a seguito della flessione dell’Ebitda del 2.1% dei primi nove mesi del 2024 a 559.8 milioni di euro (-1.8% l’Ebitda adjusted) e del 5% dell’utile ante imposte a 423 milioni di euro (-4.6% adjusted). Al mercato non è particolarmente piaciuto l’aumento dell’indebitamento finanziario netto, che è aumentato a 2.56 miliardi di euro (da 1.85 miliardi del 31 dicembre 2023).

Negativa anche Brunello Cucinelli (-3.72%), sui rumors di stampa che vedono il comparto del lusso in ulteriore rallentamento in Asia, che rappresenta il 38.4% circa (di cui la Greater China rappresenta circa il 15%) del fatturato totale.

Termina una settimana che ha visto l’uscita di dati importanti per i mercati finanziari. Dalla conferma della crescita dell’inflazione americana di ottobre al 2.6% (dal 2.4% di settembre), a quella della crescita dello 0.9% del PIL dell’Europa del 3Q24 (dal +0.6% del 2Q24), i dati evidenziano ancora una volta la forza e la resilienza dell’economia USA e le difficoltà di crescita di quella dell’Europa.
Settimana in cui ha continuato a tenere banco l’incertezza legata alla politica fiscale della nuova amministrazione americana. Nell’incertezza, proviamo a descrivere con maggiore dettaglio le nostre riflessioni preliminari sulle implicazioni economiche delle elezioni. Ci aspettiamo che se le misure di politica fiscale contenute nel programma elettorale di Trump diventassero concrete (tra il dire e il fare…), porterebbero ad una crescita del PIL più forte ma anche ad un’inflazione leggermente più elevata delle attese. Inoltre, tariffe e dazi dell’entità proposta (60% Cina e 10% resto del mondo) potrebbero portare un modesto shock stagflazionistico all’economia, compensando così parte della spinta dei tagli fiscali.

I dati dell’economia statunitense dimostrano comunque che Trump sta ereditando un’economia forte.
L’indice dei servizi ISM ha per esempio evidenziato che nonostante i grandi uragani, che hanno portato a tempi di consegna più lunghi, l’attività del settore dei servizi continua a espandersi ad un ritmo costante. Non solo. Alcuni fornitori di servizi continuano anche a segnalare difficoltà a trovare lavoratori, mentre gli ultimi dati pubblicati mostrano che il numero di persone che hanno presentato una richiesta iniziale di indennità di disoccupazione è rimasto sotto controllo fino all’inizio di novembre.

I mercati e gli investitori sono ora orientati a capire le mosse della Fed nel meeting del 18 dicembre prossimo. Dopo il taglio ai tassi di interesse dell’ultimo meeting, crediamo sia possibile che il FOMC riduca i tassi di altri 25 bps (il FedWatch Tool lo dà probabile al 70%). Quelle che diventano più instabili sono le prospettive per il 2025. Il consensus attuale degli analisti prevede un graduale calo del tasso sui fondi federali ad un intervallo obiettivo del 3,00% – 3,25% entro la fine del 2025.

Ma nella misura in cui le politiche tariffarie e fiscali dell’amministrazione Trump in arrivo provocheranno inflazione, ciò potrebbe causare una riduzione più lenta dei tassi di interesse, potenzialmente più vicina a un minimo di circa il 4% l’anno prossimo. Detto questo, ci sembra probabile che il FOMC attenderà che le politiche fiscali siano più pienamente formulate e che i loro effetti siano meglio compresi prima di agire. Detto questo occorre anche ribadire che le ampie priorità e gli obiettivi economici di un’amministrazione forniscono spunti sul pensiero di un politico, ma non catturano le sfumature che probabilmente emergeranno come risultato del dare e avere del processo legislativo, per non parlare delle realtà del ciclo economico più ampio che sta ticchettando sullo sfondo. Ed è stato proprio quest’ultimo che ha contribuito a plasmare i risultati economici e di mercato delle amministrazioni sin dagli anni ’60.

Antonio TognoliAntonio Tognoli

Ho iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.