La lettera
Nicola Radici: “Un processo lungo sei anni poi l’assoluzione: io, una persona perbene”
Pubblichiamo la lettera di Nicola Radici dopo la sentenza di primo grado emessa nell’ambito del processo per il fallimento Miniliner
Pubblichiamo la lettera di Nicola Radici dopo la sentenza di primo grado emessa nell’ambito del processo per il fallimento Miniliner.
Gentile direttore,
da maggio di quest’anno gli organi di stampa della provincia di Bergamo hanno dato ampio spazio al processo Miniliner che mi ha, mio malgrado, visto coinvolto.
Fino ad oggi ho scelto di stare in silenzio nel rispetto di tutte le persone coinvolte. Oggi, a poche ore dalla sentenza che mi ha visto assolto (perché il fatto non costituisce reato), reputo corretto che anche io, ora, possa formulare alcune considerazioni. In primo luogo, è curioso come un processo iniziato nel 2018, di cui nessuno aveva mai parlato, prenda improvvisamente una rilevanza mediatica così forte solo da maggio di quest’anno.
Reputo inoltre che si sia data troppa importanza al “personaggio” Nicola Radici: non mi considero così importante e influente, da avere meritato quella attenzione. Quando nel 2018 venni rinviato a giudizio, ero assolutamente tranquillo di aver sempre operato in buona fede e, per questa ragione, ho accettato serenamente di essere processato. Ho sempre avuto massimo rispetto nei confronti della pubblica accusa. Tuttavia, l’aspetto che mi aveva sconvolto invece è stata la fotografia della mia persona, effettuata strumentalmente dalla pubblica accusa e riportata da alcuni organi di stampa. Fatti avvenuti nel 2011 e addirittura nel 2006 riguardo ad un incidente stradale, irrilevanti rispetto ai fatti di causa. Il ritornello era: Nicola Radici è il medesimo soggetto coinvolto in alcuni fatti risalenti a molti anni fa e, per questa sola ragione, egli rimarrà lo stesso, per sempre.
Ammesso ma non concesso che io già allora fossi la persona dipinta dalla pubblica accusa, rivendico con forza la circostanza che un essere umano ha il diritto di (e può) cambiare: a volte perché gli
eventi lo costringono, a volte per sua volontà.
Nel mio caso sono successe entrambe le cose: negli ultimi 8 anni ho affrontato grosse problematiche familiari, quali la morte di mia madre, un doloroso divorzio, problematiche col mio primo figlio oggi fortunatamente risolte e, ciliegina sulla torta, il mio secondo figlio gravemente autistico, con cui combatto una battaglia quotidiana anche solo per fargli svolgere le cose più semplici.
Nel 2018 ho fatto la scelta migliore e più bella della mia vita: ho accettato Gesù, iniziando un nuovo cammino cristiano.
Faccio un’ulteriore considerazione: una (eventuale) sentenza di condanna in primo, secondo o terzo grado non è in grado di cancellare i seguenti fatti tangibili e inequivocabili:
1) nel 2008 il gruppo della mia famiglia aveva dimensioni importanti con investimenti avviati che tutti assieme avevamo approvato (compreso Miniliner): fummo travolti da quella improvvisa e drammatica crisi finanziaria in quella estate, ma nessuno di noi si è arreso e con mio padre al comando abbiamo combattuto, sofferto, resistito e oggi abbiamo aziende solide e con buoni risultati; 2) la prova tangibile della serietà del mio operato è che dal 1998 sono amministratore della Miro Radici Finance (oggi Fibrilia srl), società anch’essa coinvolta nel processo ed anch’essa assolta con formula piena. Ebbene, sono sempre rimasto al mio posto, affrontando tutte le vicende in prima persona, combattendo senza mai arrendermi;
3) da 32 anni ho un percorso da dirigente sportivo in tanti club e città diverse, negli ultimi anni anche in ambito federale: ho quasi sempre raggiunto buoni risultati, ma soprattutto sono stato sempre considerato una persona perbene.
Chiudo con alcuni ringraziamenti a chi mi è stato vicino in questi anni. Prima di tutto, essendo un uomo di fede, ringrazio Dio che mi ha tenuto la mano in questa ennesima battaglia.
Ringrazio l’avvocato Nerio Diodà e Federico Luppi per i quali ho una enorme stima. Ricordo anche l’avvocato Giuseppe Morettini, professionista di mia fiducia ormai dal 2006.
Ringrazio mio fratello Marco per la vicinanza e mio figlio Jacopo che a maggio con due parole mi ha detto: “papà io so quanto vali”, ridandomi energia.
Ringrazio la mia fidanzata, anche lei cristiana, e la sua famiglia per l’affetto che mi hanno dato. Ringrazio anche i tanti fratelli in cristo che hanno pregato per me e le persone che mi hanno scritto e che facevano il tifo per me.
Infine, grazie a voi per avermi concesso la possibilità di replicare.
Vi saluto cordialmente.
Nicola Radici



