I Fridays for Future: “L’elezione di Trump è un problema per la lotta alla crisi climatica”
Fonti vicine al presidente hanno rivelato al Wall Street journal che il Tycoon firmerà un ordine esecutivo per il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi
“Le idee di Trump erano già note. Sicuramente la sua elezione è un problema per la lotta alla crisi climatica così come per molte altre questioni come il genocidio a Gaza”. Così un rappresentante dei Fridays for Future Bergamo, movimento che vede protagonisti molti giovani impegnati a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla giustizia climatica, si esprime in merito alle notizie secondo cui il Tycoon firmerà un ordine esecutivo per il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima.
Il provvedimento è atteso per il 20 gennaio, il giorno del suo nuovo insediamento alla Casa Bianca. Lo hanno rivelato al Wall Street journal fonti vicine al presidente eletto, ricordando che Trump si era già ritirato dall’accordo nel 2019 durante il suo primo mandato e che il suo successore alla Casa Bianca, Joe Biden, aveva aderito di nuovo all’intesa con un ordine esecutivo firmato nel giorno del suo insediamento.
L’accordo di Parigi, firmato da 194 Paesi e dall’Unione Europea, mira a limitare il riscaldamento globale al di sotto di 2°C e a proseguire gli sforzi per circoscriverlo a 1,5°C al fine di evitare le conseguenze catastrofiche del cambiamento climatico. La salute del pianeta, naturalmente, riguarda tutti, a livello mondiale, nazionale e locale, quindi questa decisione sta facendo discutere parecchio.
In questi giorni a Baku, in Azerbaigian, è in corso la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Iniziata lunedì 11 novembre, proseguirà fino a venerdì 22 novembre, segnata da diverse assenze.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i delegati presenti saranno ancora quelli di Joe Biden che, per inciso, ha già annunciato che non ci sarà. E non è il solo: la sua assenza si aggiunge alle defezioni della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, del presidente russo Vladimir Putin, del presidente francese Emmanuel Macron, del cancelliere tedesco Olaf Scholz e del premier olandese Dick Schoof.
Un giovane dei Fridays for Future Bergamo commenta: “Non c’è molto da dire, le idee di Trump erano già note prima del suo ritorno alla Casa Bianca. Sicuramente la sua elezione è un problema per la lotta alla crisi climatica così come per molte altre questioni come il genocidio a Gaza. È sempre stato un negazionista della crisi climatica, quindi è sicuramente l’opzione peggiore che potesse capitare”.
“Sulla nostra pagina Facebook – prosegue l’esponente dei Fridays for Future Bergamo – nei giorni scorsi abbiamo condiviso dei post che erano stati pubblicati dai Fridays nazionali prima delle elezioni americane. In merito a cosa possa succedere nell’ambito della crisi climatica con il suo secondo mandato, i Fridays nazionali hanno evidenziato che durante la sua prima presidenza Donald Trump ha tentato di ritirare oltre 100 regolamenti ambientali e ha abbandonato gli Accordi di Parigi. Ora, grazie al programma di governo conservatore ‘progetto 2025’, si prepara a realizzare un piano ancora più catastrofico.
Cosa possiamo aspettarci? Trump ha già sostenuto la costruzione degli oleodotti Keystone XXL e Dakota Access favorendo l’espansione delle energie fossili in nome della dominanza energetica americana. Ora promette di intensificare questo approccio aumentando le esportazioni di gas e sfruttando al massimo le risorse fossili statunitensi”.
“Nonostante le attività estrattive siano complessivamente aumentate nel corso della sua presidenza, l’amministrazione Biden ha introdotto incentivi alla vendita di veicoli elettrici e all’installazione di pannelli solari con l’Inflation Reduction Act. Trump, al contrario, intende fermare questa transizione. Con un nuovo mandato, Trump potrebbe limitare ogni restrizione sulle nuove estrazioni fossili su terreni pubblici. In nome del libero mercato e della sicurezza energetica, l’amministrazione Trump si prepara a favorire i giganti del fossile lasciando campo libero a trivellazioni e attività estrattive. Si prevede anche la privatizzazione del National Weather Program, una delle poche fonti pubbliche gratuite di informazione su meteo, cambiamenti climatici ed eventi estremi. Questo cambiamento rischia di compromettere l’accesso a informazioni cruciali per il futuro dei cittadini americani” – aggiunge il giovane.
“Le attuali assicurazioni pubbliche per abitazioni ed edifici a rischio di alluvioni e disastri climatici – prosegue l’esponente dei Fridays for Future Bergamo, citando il post dei Fridays nazionali – potrebbero essere sostituite da assicurazioni private lasciando i cittadini più vulnerabili e meno protetti di fronte agli eventi estremi causati dal cambiamento climatico. La vicinanza di Trump alle politiche pro-fossile è in gran parte dovuta agli enormi finanziamenti che il partito repubblicano ha ricevuto dalle compagnie del settore. Questi colossi energetici temevano di vedere i loro profitti ridotti in caso di una vittoria democratica e spingeranno Trump a mantenere il controllo sulle politiche ambientali. Se tutti i punti del ‘progetto 2025’ venissero attuati si rischierebbe di limitare la libertà di espressione e di protesta. Le azioni contrarie alle politiche pro-fossili di Trump potrebbero essere seriamente ostacolate mettendo a rischio il diritto dei cittadini di opporsi e di manifestare per il loro futuro. Il ritorno di Trump potrebbe rappresentare un passo indietro decisivo nelle politiche ambientali. Ignorando la crisi climatica, le sue proposte colpiscono le strategie di adattamento e mitigazione, mettendo a rischio non solo l’ambiente ma anche la sicurezza e il futuro dei cittadini”.



