Il processo per la bancarotta fraudolenta della compagnia aerea vedeva coinvolto anche Nicola Radici, figlio dell’imprenditore Miro
Grassobbio. Tutti assolti per il crack della Miniliner, compagnia aerea del comparto merci con sede a Grassobbio, fallita nel febbraio 2015.
Sette gli imputati, tra i quali anche NicolaRadici, figlio dell’imprenditore Miro, già direttore sportivo di Atalanta e AlbinoLeffe e delegato Figc della provincia di Bergamo, per il quale il pubblico ministero Emanuele Marchisio aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione. C’è poi Marcello Ferraina, amministratore della General Trader Holding; il fratello Gianluca, Francesco Keller, Giuseppe Racca e Giuseppe Berlusconi, tutti soci e amministratori della Miniliner. Una sanzione di 350 quote era stata invece invocata per la Miro Radici Finance, come persona giuridica, ma anche in questo caso il giudice ha prosciolto con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Secondo il tribunale il fatto per il quale i 7 sono finiti a processo, ovvero la bancarotta fraudolenta della compagnia aerea, non costituisce reato, da qui la sentenza di assoluzione. La ricapitalizzazione fittizia attraverso “titoli spazzatura” contestata dall’accusa, dunque, non sarebbe avvenuta.
Uno dei temi principali del processo è stato l’effettivo valore dei titoli obbligazionari JP Morgan con i quali è stata ricapitalizzata la Miniliner: secondo il pm valevano pochi euro, e gli imputati lo sapevano, secondo la difesa 16 milioni, come attestava la falsa perizia di un funzionario infedele della Banca Popolare di Bari, alla quale i sette hanno creduto.



