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L’animale avvistato sul monte Blum a Rovetta è una volpe di grossa taglia, ma la Polizia provinciale conferma: “Un terzo gruppo si muove al confine con la provincia di Lecco”

Rovetta. Sarebbe stata una grossa volpe l’animale avvistato questa settimana (giovedì 7 novembre, ndr) sul monte Blum a Rovetta, in Alta Val Seriana. La conferma arriva dalla Polizia provinciale, che dopo aver visionato le immagini assicura che la coda non è quella di un esemplare di lupo nonostante il predatore sia tornato a popolare i boschi delle Orobie bergamasche da ormai più di due anni.

Era l’ottobre del 2023 quando le foto-trappole posizionate in Val di Scalve testimoniarono la nascita del primo branco di lupi 100% orobico: la coppia avvistata a Gandellino nel dicembre 2022, maschio e femmina, aveva dato alla luce quattro cuccioli, portando a sei il totale degli esemplari.

Come attestato dal Comando attualmente sono diventati tre i branchi che si aggirano nelle montagne del territorio provinciale. Oltre a quello “originario” di Gandellino anche il secondo è di stanza in Val Seriana, nei boschi al confine con la Val Serina nell’area intorno al passo di Zambla. Anche questo gruppo è composto da 6 animali, mentre il terzo – che si muove al confine con la provincia di Lecco tra la Valsassina e la Val Stabina – include in totale 7 esemplari.

Numeri “tradizionali”, in quanto i branchi di lupi sono composti mediamente tra i 4 e gli 8 esemplari. Gli agenti della Polizia provinciale confermano che non sarebbe stata una stranezza avvistare uno dei predatori sui monti che circondano l’altopiano di Clusone visto che ogni branco copre un’areale che spazia tra i 200 e i 300 chilometri quadrati (in alcuni casi anche di più) e quello di Gandellino ha “bazzicato tutta estate nella Valzurio”. Che, per l’appunto, si trova proprio al di là del Blum.

La situazione nel territorio bergamasco già da alcuni anni sta attraversando un’evoluzione alquanto preventivabile. Quella delle Alpi Centrali era l’unica area montana della penisola in cui il lupo non era ancora ritornato: il carnivoro ha infatti ripopolato già da tempo l’intero arco appenninico, le Alpi Orientali, quelle Occidentali e l’Oltrepò Pavese.

“Era prevedibile che l’areale si completasse anche visto l’alto tasso di idoneità del nostro territorio”, comunicano dal Comando. In Bergamasca sono presenti infatti circa 20mila ungulati: “I grandi carnivori ragionano con la pancia, quello a cui stiamo assistendo non è nient’altro che un’evoluzione naturale del fenomeno”.

Proprio per la vastità dell’areale di un singolo branco nessuno tra gli esperti prevede un’invasione incontrollata della specie: l’accettazione del fenomeno di ri-colonizzazione naturale non è però scontata. Una specie nuova desta sempre un sentimento di curiosità, nel caso del lupo ha provocato l’innalzarsi di una serie di ragionevoli timori nel mondo della zootecnia. Uno degli episodi più cruenti (e ingiustificati) nel contrasto al grande predatore risale alla scorsa primavera (anche se è diventato di dominio pubblico solamente a settembre, ndr), quando due allevatori riempirono di veleno una carcassa di cervo come esca per i lupi. I due dovranno rispondere di tentata uccisione di animali e uso di esche e bocconi avvelenati.

“Dobbiamo riconoscere che è un animale che ha un impatto – continua la Polizia provinciale -. Il lupo è un predatore e può causare criticità nel mondo agricolo: si tratta di trovare un equilibrio e una forma di convivenza”. Il lupo è storicamente fonte di bracconaggio nonostante sia una specie diffidente nei confronti dell’essere umano.

lupi valle serianaLupi ripresi dalle foto-trappole in Val Seriana

La Polizia provinciale ribadisce nuovamente che il lupo è un animale schivo, ha paura dell’uomo e preferisce evitare il contatto diretto, privilegiando spazi estesi e la natura incontaminata. Il suo avvicinamento alle zone urbanizzate è dovuto unicamente alla ricerca di cibo.