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Azioni americane in crescita dopo l’elezione di Trump: ma il futuro è un rebus

Tenaris primo titolo della settimana: agli investitori è piaciuta la decisione del gruppo che prevede un buy back per 700 milioni di euro

Si chiude una settimana densa di dati e avvenimenti importanti per il futuro dei mercati finanziari. Fra tutti, le elezioni americane e l’ulteriore riduzione dei tassi di 25 bps della FedSettimana che ha visto i mercati finanziari statunitensi ed europei molto volatili, ma di segno opposto, reagire al risultato elettorale statunitense: in crescita sono risultate le azioni americane e in flessione quelle europee. Più in linea tra di loro i rendimenti dei bond, cresciuti sia negli Usa che in Europa

weekly market watch

Sostanzialmente in linea con gli altri mercati europei, il FTSE MIB lascia sul campo il 2,5%. Meno pesante il FTSE ITALIA STAR l’1,6%, così come l’indice delle micro caps che ha perso l’1,3%.

Leggendo il programma elettorale del nuovo presidente, sembra che il nuovo corso sia:

  • positivo per le azioni, con il settore dell’energia tradizionale, della difesa, manifatturiero e finanziario in testa;
  • negativo per i bond, per un possibile aumento dei rendimenti a causa dell’aumento del debito pubblico dovuto a possibili tagli fiscali e incentivi a settori strategici;
  • negativo per il commercio internazionale, viste le possibili politiche protezionistiche (soprattutto nei confronti dell’Europa) con gli inevitabili impatti sulle catene di approvvigionamento;
  • negativo per la transizione energetica, visto che più volte Trump si è dichiarato negazionista circa il cambiamento climatico;
  • positivo (o negativo, dipende dai punti di vista), per l’atteso rafforzamento del dollaro. E’ sempre difficile fare previsioni sulle valute, tanto più all’indomani di elezioni così sentite. Ci sono infatti due forze contrapposte che agiscono sul dollaro. La prima: l’aumento dei rendimenti sui bond tende a rendere appetibili i titoli del Tesoro per gli investitori, che quindi domandano dollari. La seconda: il rafforzamento del dollaro non crediamo sia voluto dalla nuova amministrazione, visto che il rilancio della manifattura (make America great again) dovrà necessariamente passare da un aumento dell’export.

Se così sarà, l’inflazione potrebbe farsi vischiosa e più difficile da controllare per la Fed che potrebbe anche decidere di ridurre i tassi di interesse in modo meno aggressivo di quanto atteso dagli investitori. Il FOMC si trova inoltre davanti una possibile debolezza del mercato del lavoro, ma anche le letture dell’inflazione di base che rimangono ostinatamente elevate. L’incertezza e i dati contrastanti aumentano anche il rischio per gli investitori e la tentazione di scommettere su un atterraggio morbido o duro può sembrare allettante. 

Tuttavia, crediamo che gli investitori farebbero bene a non trarre conclusioni affrettate. Siamo invece convinti che gli investitori dovrebbero seguire un piano di investimento per il quale una svolta, magari inaspettata, non abbia un impatto sproporzionato sul raggiungimento dei loro obiettivi finanziari nel lungo periodo.

Questo approccio riteniamo che possa essere prudente anche per gli investitori che si sentono tentati di apportare modifiche significative ai loro portafogli in risposta ai risultati delle elezioni. Come dimostrano diverse analisi, la performance dei mercati dipende molto di più da dove ci troviamo nel ciclo economico quando un nuovo presidente e un congresso entrano in carica rispetto a qualsiasi partito o candidato. Questo perché, con quasi 29 trilioni di dollari, l’economia statunitense è troppo grande e complessa per deviare in modo significativo dal suo naturale tasso di crescita di tendenza.

Come dicevamo, la Fed ha ridotto il tasso sui fondi federali di 25 bps e ha portato il tasso a breve nell’intervallo 4,5% al 4,75%. Come sappiamo, il tasso a breve termine è utilizzato per i prestiti overnight tra banche, ma gioca un ruolo fondamentale nell’influenzare molti tassi di interesse che i consumatori e le aziende pagano per prendere in prestito denaro in tutta l’economia, compresi i tassi delle carte di credito. Molti economisti si aspettano ancora un altro taglio di altri 25 bps a dicembre. Ma le prospettive sui prossimi tagli e soprattutto per il 2025 sono più nebulose, poiché la Fed terrà d’occhio da vicino l’inflazione e il quadro occupazionale.

Gli osservatori del mercato e gli economisti affermano che l’aumento dei rendimenti obbligazionari è dovuto alle preoccupazioni che le politiche tariffarie, di immigrazione e fiscali proposte da Trump possano alimentare l’inflazione, lasciando alla Fed poco margine di manovra per mantenere bassi i tassi.

Dal suo lato Powell si è affrettato a dire che nel breve termine le elezioni non avranno alcun effetto sulla linea della Fed. Più in avanti, ha aggiunto Powell, la Fed valuterà se le scelte politiche avranno implicazioni per le dinamiche di inflazione e ne terrà conto.

Per quanto riguarda l’Europa, il prezzo di mercato dei tagli dei tassi della BCE ci sembra invece più in linea con la nostra visione rispetto agli Stati Uniti. La BCE ha stretto più della Fed sulla via del rialzo: 450 bps da gennaio 2020 al picco contro i 375 bps della Fed. La politica della BCE sembra ancora più restrittiva data la spesa dei consumatori più debole in Europa e il limitato sostegno fiscale rispetto agli Stati Uniti. Una politica restrittiva dà alla BCE più spazio della Fed per tagliare i tassi e dare una scossa alla crescita (che ricordiamolo, nel 3Q24 è rimasta debole al +0.4%). Ecco perché la BCE ha accelerato il ritmo di allentamento nel taglio dei tassi per la terza volta il mese scorso. Vediamo quindi la BCE tagliare i tassi nel 2025 fino a raggiungere il 2% circa, in linea con il prezzo di mercato. 

Detto questo riteniamo quindi che il reddito fisso europeo possa sovra performare quello degli Stati Uniti nel medio periodo, soprattutto nel credito, almeno in questa fase.

A livello di titoli, in prima posizione troviamo anche questa settimana Tenaris (+12,48%). Agli investitori è piaciuta la decisione del gruppo che prevede un buy back per 700 milioni di euro. Crescita del prezzo nonostante i risultati dei primi nove mesi abbiamo evidenziato un calo rispetto ai primi nove mesi del 2023: le vendite nette della società sono infatti scese a 9,68 miliardi di dollari, quale effetto della diminuzione dei volumi di prodotti tubolari spediti (-4%) e dei prezzi medi di vendita dei tubi (-15%). In flessione del 40% Con l’Ebitda a 2,32 miliardi, con un conseguente calo dell’Ebitda margin al 24% (dal 34% dei primi nove mesi del 2023). L’Ebitda include 174 milioni di perdita dovuta all’accantonamento per contenziosi sull’acquisizione di una partecipazione in Usiminas. Da non sottovalutare la crescita potenziale futura dovuta alle presumibili politiche energetiche del nuovo corso americano.

Seconda posizione per Leonardo (+10,79%) grazie ai risultati positivi dei primi nove mesi: i ricavi sono cresciuti del 17,6% a 12,08 miliardi di euro, quale effetto dell’aumento in quasi tutti i settori di business, in particolare nell’Elettronica per la Difesa e Sicurezza e degli Elicotteri. Il risultato operativo (EBITA) è salito da 644 milioni (dato rivisto) a 766 milioni di euro (Leonardo ha precisato che sul periodo ha inciso particolarmente l’andamento dell’Elettronica per la Difesa e Sicurezza, mentre lo Spazio ha risentito delle previste difficoltà nel segmento manufatturiero). Invariata al 6,3% la marginalità. Sempre alla fine del terzo trimestre 2024 il portafoglio ordini era pari a 43,62 miliardi di euro, ammontare che assicura una copertura in termini di produzione superiore a 2,5 anni. Probabilmente una parte della crescita è anche dovuta al possibile aumento degli investimenti in armamenti, attesa a seguito della elezione di Trump.

Medaglia di bronzo del Diasorin (+9,71%), anche in questo caso grazie ai positivi risultati dei primi nove mesi dell’anno: i ricavi netti sono infatti cresciuti del 4% a 876 milioni di euro. Il management ha segnalato che al netto del business COVID, il giro d’affari ha registrato una crescita del 7% a tassi di cambio costanti, posizionandosi nella parte alta della guidance per il 2024. L’Ebitda adjusted è salito del 5% a 292 milioni di euro e di conseguenza l’Ebitda margin è confermata al 33%. A cambi costanti l’Ebitda sarebbe salito del 6%.

Peggior titolo della settimana Inwit, che lascia sul campo il 5,99%. Nonostante i positivi risultati dei primi nove mesi del 2024, che ha visto ricavi ed Ebitda in aumento dell’8,3% a 772,1 milioni di euro e dell’8,1% a 705,8 milioni di euro, il management ha rivisto la guidance per l’intero anno nella parte bassa delle stime degli analisti.

Negativa anche Amplifon (-5,24%), anche in questo caso nonostante i positivi risultati dei primi nove mesi dell’anno che hanno visto ricavi in crescita del 6,1% a 1,74 miliardi di euro (a cambi costanti il fatturato sarebbe salito dell’8%). In aumento anche l’Ebitda (+6,9% a 412,2 milioni di euro) e l’Ebitda margin, che raggiunge il 23,6%. Agli investitori non è piaciuta la revisione della guidance per l’intero 2024 che prevede ricavi in crescita high-single digit (tra il 5% e il 10%) a cambi costanti, sostenuti da incremento delle quote di mercato e da acquisizioni e un Ebitda su base ricorrente stimato in linea con quello riportato nel 2023.

Terzo peggior titoli della settimana Snam (-5%), sulla scia di un calo del fatturato dei primi nove mesi in calo del 7,4% a 2,65 miliardi di euro, per effetto della riduzione del 70% dei ricavi dei business della transizione energetica (-515 milioni di euro) e per il minor contributo dell’efficienza energetica a fronte del termine degli incentivi del Superbonus. L’Ebitda invece cresciuto del 12,2% a 2,09 miliardi di euro. Snam ha precisato che l’aumento è dovuto alla crescita del 14,2% del business delle infrastrutture gas (+303 milioni di euro), in parte assorbita dai maggiori costi fissi derivanti dall’entrata in esercizio dell’impianto FSRU di Piombino e dall’aumento del costo lavoro.

Antonio TognoliAntonio Tognoli

Ho iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.