Bergamo-Brescia, una piattaforma per volare alto
In quest’enorme e avveniristico hangar dell’aeroporto, immerso in una luce blu che spazia su una platea di 1.600 persone, guardare al futuro è la vera sfida di questa assemblea che ha per titolo “Persone, innovazione, connessioni” che capeggia su una doppia elica del Dna
Anche nella notte più buia brillano le stelle. È il titolo di un libro di Settimio Simonetti, ma ben sintetizza l’assemblea congiunta di Confindustria Bergamo e ConfindustriaBrescia che si è svolta giovedì 7 novembre all’aeroporto di Bergamo.
La notte è quella dei possibili dazi Usa dopo la vittoria di Donald Trump che torna alla Casa Bianca, non c’è luce nemmeno per la Germania – grande partner commerciale dell’Italia – che si appresta a tornare alle urne dopo le dimissioni del Ministro delle Finanze e che attraversa una profonda crisi industriale nel settore delle auto. Il buio è ai confini dell’Europa con la guerra tra Russia ed Ucraina. E ancora in Medio Oriente. Non c’è solamente la situazione geopolitica a preoccupare, ma le sfide dell’energia e dell’intelligenza artificiale.
Eppure in quest’enorme e avveniristico hangar dell’aeroporto, immerso in una luce blu che spazia su una platea di 1.600 persone, guardare al futuro è la vera sfida di questa assemblea che ha per titolo “Persone, innovazione, connessioni” che capeggia su una doppia elica del Dna.
La prima luce che rompe la preoccupazione sul futuro la spezza GiovanniSanga, presidente di Sacbo, che lancia la proposta di inserire l’aeroporto di Montichiari nello sviluppo dello scalo di Orio al Serio. Non una cosa da poco. Se è vero che l’unione fa la forza, considerando che nei prossimi anni lo sviluppo dei transiti passeggeri e merci punterà ancor di più sugli aeroporti questo possibile connubio tra Bergamo e Brescia – con Orio e Montichiari – sarebbe davvero un volano per l’economia e per l’export. Insomma, se si vuole consolidare la leadership industriale delle due province come “Piattaforma Manifatturiera d’Europa”, l’asse Orio e Montichiari potrebbe aprire una pagina di grande sviluppo. Lo ha rimarcato anche Franco Mosconi, docente di Economia industriale all’Università di Parma, che traccia alcuni punti in comune tra i due territori industriali e possibili pilastri di sviluppo: dalle tre università agli istituti tecnici, dai poli tecnologici ai centri di ricerca e sviluppo.
Il dialogo tra Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo, e FrancoGussalliBeretta, presidente di Confindustria Brescia, prosegue sulla stessa direzione. Non c’è da immaginare una fusione tra le due associazioni territoriali, ma un piano di sviluppo che unisca i punti di forza: a partire dalle persone. Qui non si nasconde il problema della denatalità – anzi della glaciazione demografica – e dell’assenza di asili nido aziendali, o ancora come pensare ad un’immigrazione regolamentata per avere forza lavoro. Le persone sono il primo asset e il primo focus strategico della manifattura. “Noi imprenditori dobbiamo ricordarci che senza competenze non c’è competitività. Senza persone e senza competenze non c’è attrattività, e non c’è sviluppo sostenibile” dicono all’unisono i due presidenti. “Senza persone, senza studenti, senza lavoratori, senza competenze, qualunque ecosistema impoverisce. E quelle stesse persone sono anche consumatori, e sono il requisito necessario per garantire la sostenibilità della finanza pubblica, della previdenza, della cura di chi invecchia”.
Non bastano le persone, servono competenze. “Le cifre sulla popolazione che ha un titolo di studio secondario, o sui giovani che hanno un titolo di studio terziario, sono troppo basse: inaccettabili! Oggi, tra i giovani bresciani e bergamaschi, coloro che sono in possesso di un titolo terziario sono intorno al 26%, meno della media italiana, che è al 30%, e molto meno della media dell’area euro, che è al 44%. Alzando il livello medio delle competenze di chi lavora, rendiamo praticabile l’adozione di nuova tecnologia”. E così: “La formazione da costo diventa un investimento indispensabile per il futuro: è l’unica strada per la crescita della produttività”. E se il mercato cambia allora è necessaria una Formazione Continua, ormai obbligatoria vista l’evoluzione tecnologica: la vera tutela dei lavoratori nel mondo di oggi. C’è poi l’innovazione ma la stella che risplende è affidata alla luce delle connessioni come “lo spirito di comunità”.
“Le connessioni che danno valore alla piattaforma includono quelle con l’ecosistema locale dei territori, definito dal professor Mosconi come “spirito di comunità”, un elemento fondamentale che va oltre la dimensione economica. Bergamo e Brescia incarnano questo senso di responsabilità collettiva, una tradizione radicata nel nostro Dna che comprende volontariato, cooperazione, lavoro, scuola, industria e cultura. La parola “connessioni” nel titolo della nostra Assemblea riflette questa complessità di legami interni ed esterni”.
Lo “spirito di comunità”, ci tiene su tutti, crea sussidiarietà. Non è solo la protezione contro gli eventi negativi, che pure abbiamo avuto, la compensazione se le cose vanno male: è anche e soprattutto un’energia positiva di sviluppo, la voglia di migliorare, di essere attrattivi, di competere. È tutto ciò che ci fa guardare alle opportunità, più che ai rischi: innovare è complesso, la cura del capitale umano è complessa, il quadro economico è complesso, ma sono le connessioni e darci la misura, la protezione e la direzione.
“Chiudo dicendo che oggi stiamo tratteggiando un’alleanza, una piattaforma decisionale al servizio di una nuova generazione di imprenditrici e imprenditori illuminati come tutti noi siamo, forse non più singoli super-uomini o super donne, ma gruppi, reti di persone in grado di fare impresa, innovare e di fare insieme scelte coraggiose, lungimiranti – afferma Giovanna Ricuperati -. Perché la vera sfida dello sviluppo, della sostenibilità, del benessere diffuso e forse anche della democrazia oggi non è più combattere l’industria, ma farla e farla crescere. Industria del resto è una parola latina, che ha un significato bellissimo: significa volontà di fare”.
E fare significa poterlo realizzare tutti alle stesse condizioni. “L’automotive è il pilastro della nostra industria, ma nei primi otto mesi sta perdendo il 30% mentre gli investimenti calano – afferma il presidente nazionale Emanuele Orsini -. Le nostre emissioni valgono il 7% ma contribuiamo al Pil per il 15%. Noi ci stiamo a fare i compiti a casa, ma o li facciamo tutti o così non si va avanti”. Imbeccato sull’intelligenza artificiale, Orsini risponde: “Come tutte le novità non dobbiamo aver paura. Basta saperla usare bene, può portare molti vantaggi. Penso all’assistenza sanitaria alle persone”. La notte sarà anche buia, ma qui le stelle per guidarci non mancano e danno una lezione: la persona in cima ad ogni pensiero.





