Il metodo
Traumi sportivi, il recupero parte dalla diagnostica per immagini
Nello sport i traumi possono essere di varie tipologie ed entità; in ogni caso, il primo passaggio per affrontare e superare al meglio un infortunio è l’accertamento delle condizioni cliniche
Contusioni e fratture ossee, strappi, contratture e stiramenti muscolari: nello sport i traumi possono essere di varie tipologie ed entità, a seconda della disciplina pratica, dell’intensità e del livello di preparazione. In ogni caso, il primo passaggio per affrontare e superare al meglio un infortunio sportivo è l’accertamento delle condizioni cliniche, attraverso un’indagine accurata.
In questo senso, riveste un ruolo fondamentale la diagnostica per immagini, branca della medicina che, attraverso sofisticate tecniche di imaging, consente di visualizzare nel dettaglio ossa, muscoli, organi e altre strutture corporee, al fine di individuare e monitorare patologie o condizioni mediche.
Per un recupero ottimale e nel minor tempo possibile, il primo passo è ottenere una diagnosi veloce e più precisa possibile: solo in questo modo l’atleta, soprattutto se professionista, potrà intraprendere il percorso terapeutico idoneo. Team specialistici potranno formulare corrette diagnosi ed evitare ritardi potenzialmente pericolosi.
All’Istituto Clinico Quarenghi di San Pellegrino Terme è possibile accedere a tutte le principali tecniche di diagnostica per immagini: dalla Risonanza magnetica nucleare alla radiodiagnostica, dall’ecografia alla Moc.
Vediamo nel dettaglio quando ciascuna di queste analisi si dimostra il miglior approccio nei traumi sportivi.
Radiografie e risonanza per i traumi ossei
Se, durante la pratica sportiva, si è vittima di un trauma a carico delle ossa o delle articolazioni la prima indagine avviene normalmente attraverso la radiografia: i raggi x sono in grado di riprodurre le immagini delle strutture ossee, consentendo di individuare la sede esatta delle lesioni e la tipologia.
Solo quando l’Rx risulta negativo, a fronte di una condizione fortemente sospetta, si ricorre a metodiche più impegnative, come la Risonanza magnetica. La prima combina raggi X e tecnologia computerizzata per ottenere immagini dettagliate in sezione trasversale del corpo, la seconda impiega campi magnetici e onde radio per generare immagini dettagliate di organi e tessuti molli.
Problemi ai muscoli? Interviene l’ecografia
Il trauma muscolare si divide in trauma di tipo contusivo o diretto e tipo indiretto. Nel primo caso, rientra la contusione da elemento esterno, nel secondo sono più complessi e dovuti a differenti forze lesive, causate spesso da un’eccessiva sollecitazione, come una brusca contrazione o eccessivo allungamento.
In ogni caso, l’esame strumentale più indicato è l’ecografia, tecnica che utilizza onde sonore ad alta frequenza per visualizzare organi interni, muscoli e tendini. Si tratta di un esame fondamentale, perché può scongiurare una rara ma grave complicanza: la sindrome compartimentale, una condizione che si verifica quando la pressione all’interno di un compartimento muscolare aumenta, riducendo significativamente il flusso sanguigno, causando danni ai tessuti.
La risonanza magnetica per la salute delle articolazioni
Nel caso dello studio traumatico di anca, ginocchio e caviglia, oppure di spalla, gomito e polso, o ancora, della colonna vertebrale, entra in gioco la risonanza magnetica. Lo studio articolare permette la valutazione delle ossa (compresi i dismorfismi),dei legamenti, dei tendini, delle fibrocartilagini meniscali e delle cartilagini articolari. La visione nel dettaglio della colonna consente di esaminare le ossa e i dischi intervertebrali.
Nelle lesioni muscolari si ricorre alla risonanza magnetica quando la diagnosi deve essere precoce (l’ecografia nelle prime 24-36 ore può non essere attendibile) o per esaminare i muscoli anatomicamente molto profondi o poco accessibili (ad esempio alcuni muscoli del bacino). Infine, la risonanza magnetica muscolare è indicata quando l’esame ecografico è negativo a fronte di una condizione clinica fortemente sospetta.

Non solo tecnologia, ma anche valutazione specialistica
Lo specialista radiologo deve innanzitutto disporre di apparecchiature diagnostiche all’avanguardia, ad esempio sonde ecografiche superficiali performanti e risonanza magnetica ad alto campo con bobine dedicate.
Oltre a ciò, deve avere una specifica preparazione in ambito muscolo-scheletrico, basata sul continuo aggiornamento professionale e sull’esperienza che permettono di soppesare correttamente l’entità del trauma dando corrette indicazioni.
Infine, è fondamentale una stretta collaborazione tra medico sportivo, ortopedico, radiologo e staff di preparatori e fisioterapisti, perché solo in questo modo è possibile salvaguardare la salute dell’atleta, anche nell’interesse della società sportiva.
La giusta sinergia tra queste figure professionali permette di inquadrare correttamente l’entità e le caratteristiche del trauma sportivo, prima da un punto di vista clinico, poi diagnostico e infine terapeutico. Tutti collaborano per un unico fine, quello di riportare l’atleta a un completo recupero fisico, nel minor tempo possibile.
Istituto Clinici Quarenghi, diagnosi e fisioterapia
Gli elementi citati caratterizzano l’approccio multidisciplinare dedicato al paziente con trauma da attività fisica dell’Istituto clinico Quarenghi.
La dotazione tecnologica all’avanguardia, gli specialisti della diagnostica per immagini e della riabilitazione fisioterapica, la Palestra sul fiume, dedicata al recupero degli sportivi con team e attrezzature dedicate, garantiscono all’atleta, professionista e non, il miglior approccio, al fine di riprendere nel più breve tempo l’attività fisica.
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