Il dibattito
|Bergamo e Brescia a braccetto nella sfida per la competitività: “Ma oggi le politiche industriali non ci aiutano”
Capitale umano, innovazione e connessioni sono al centro della strategia di crescita di due territori che continuano a sviluppare una sinergia fondamentale soprattutto per far sentire la propria voce a livello nazionale ed europeo
Persone, innovazione, connessioni: il dna della piattaforma manifatturiera d’Europa può essere riassunto con questi tre concetti chiave, che stanno guidando una sinergia territoriale tra Bergamo e Brescia che punta a consolidarne la leadership industriale.
Il dialogo tra i due presidenti Giovanna Ricuperati e Franco Gussalli Beretta, momento centrale dell’assemblea congiunta tra Confindustria Bergamo e Confindustria Brescia, ha di fatto tracciato le fila su anno di lavoro fianco a fianco (iniziato proprio con l’assemblea 2023), mettendo in mostra un’intesa pressoché totale sulle tematiche all’ordine del giorno, sugli indirizzi da prendere e sulle richieste da rivolgere all’Italia e all’Europa.
Il capitale umano, innanzitutto, nuova frontiera strategica dalla quale passa la cruciale partita di una competitività “che non esiste senza competenze”, come sottolineato da Gussalli Beretta.
Ma le imprese sono chiamate a una sfida durissima, che si articola sulla capacità di mantenere i talenti in un contesto che va verso una glaciazione demografica, con 136mila persone in meno in età di lavoro da qui al 2043 che, con l’attuale tasso di occupazione, significa -95mila lavoratori: da qui la necessità di curare maggiormente i giovani, ma anche di spingere su politiche di natalità e di sfruttare meglio la leva dell’immigrazione.
Un tema, quest’ultimo, nel quale rientra a pieno il progetto innovativo di Confindustria Bergamo in stretta sinergia con Fondazione ITS Nuove Tecnologie della Vita, con l’inaugurazione ad Addis Abeba del primo percorso di formazione all’estero di 24 giovani etiopi, che saranno formati su competenze avanzate nella progettazione, gestione, manutenzione e assistenza di impianti complessi nei settori civile e industriale.
Secondo tema è quello dell’innovazione, che chiama le imprese a maggiori investimenti e a una migliore struttura interna.
“Il World Manufacturing Forum in una delle sue raccomandazioni nel report di quest’anno suggerisce l’importanza di una pianificazione strategica verso l’innovazione ‘nonostante il ritmo del day-to-day delle business operations’ – ha evidenziato Ricuperati -. Cioè ci spinge ad alzare la testa dalla quotidianità, dalla fabbrica, delle urgenze, e ci chiede a chiare lettere di promuovere l’innovazione ‘Foster Innovation’ sviluppando cultura, competenze e tecnologie. Occorre che le imprese investano, investano tempo e soldi costanti nella ricerca e nell’attività di innovazione, che deve diventare una funzione aziendale strutturata, connessa verso l’esterno, ma prima ancora una cultura diffusa, diremmo un’ossessione. I miglioramenti di produttività che derivano dall’innovazione devono essere decisi e programmati, nelle azioni e nei risultati”.
Ma è parlando delle attuali politiche industriali che la presidente degli industriali bergamaschi ha strappato gli applausi convinti della platea: “Ad oggi non ci stanno aiutando – ha tuonato dal palco – Dai tempi del programma ‘industria 4.0’, del 2016, l’incentivo agli investimenti in innovazione è praticamente evaporato. C’era enorme attesa per il ‘Piano Transizione 5.0’, ma qui oltre al danno abbiamo visto la beffa di una normativa complicata e nella sostanza inattuabile, che praticamente sta mandando a zero gli oltre 6 miliardi che pure sono destinati alla misura. Una cifra enorme. È evidente che, senza una revisione e una semplificazione radicale del
regolamento e un allungamento dei tempi le imprese italiane beneficiarie rimarranno nell’ordine delle decine, forse delle centinaia, e certamente non avverrà alcun cambio di passo a livello Paese. E questo diventa emergenziale in un paese che mostra un calo della produzione del 2,1% nel 2023 e del 3,2% nei primi otto mesi dell’anno e dove gli investimenti si sono fermati. Non è solo un problema di quanti soldi sono destinati, ma è decisivo il meccanismo di trasmissione. Tutta la filiera del trasferimento tecnologico pubblico stenta a funzionare nel nostro paese perché non è ancora evoluta e diffusa, per molti motivi, la collaborazione tra le imprese e le
Università e i Centri di ricerca e spesso perde efficacia nei diversi passaggi e fa fatica ad arrivare alla massa delle imprese che sono presenti sui territori. Dopo anni – e nonostante tutte le architetture fatte di competence center, hub e cluster – ancora non emerge un sistema efficace, che porti l’innovazione nelle piccole, medie e grandi imprese”.
Meccanismi che invece a livello locale trovano esempi virtuosi, come quello di Intellimech a Bergamo e del Csmt a Brescia: “Entrambi si sono sviluppati per errori e tentativi – ha continuato ancora Ricuperati – Da diversi anni abbiamo infittito e qualificato la filiera dei soggetti territoriali che intervengono nello spazio del trasferimento tecnologico, con tre obiettivi: attivare processi virtuosi di contaminazione tra le imprese di diversa dimensione in filiera; creare ove possibile connessioni con i migliori Centri di ricerca e competenza andando a prenderci quel che ci serve; stabilire una circolarità tra la ricerca dall’alto del mondo universitario e le istanze dal basso delle imprese”.
Ma innovare vuol dire anche collaborare, valorizzare l’esistente, far emergere, rinforzare e strutturare insieme le filiere, le nicchie ad alto valore aggiunto ancora poco valorizzate: l’esempio è quello, in particolare, della produzione di infrastrutture per reti elettriche, dai componenti per la trasmissione energia.
“Una filiera che stiamo studiando – ha confidato la presidente di Confindustria Bergamo – e che possiamo far emergere insieme perché diventi eccellenza europea e internazionale della nostra piattaforma tra l’altro perfettamente inserita nel trend delle transizioni in atto. Da questo ne possono derivare non solo nuove progettualità, ma anche l’attrazione di investimenti sui nostri territori perché ci viene riconosciuta la specializzazione di sistema”.
E infine anche le aggregazioni, come quelle che punta a spingere il progetto Confindustria Bergamo M&Atching, un servizio strategico a livello orientativo e operativo che si propone di favorire l’incontro tra domanda e offerta.
A chiudere il cerchio, il tema delle connessioni: fra territori industriali e soprattutto con le filiere europee attraversate dai cambiamenti epocali, come chimica, automotive e acciaio.
Il lavoro congiunto tra Bergamo e Brescia mira al raggiungimento di due obiettivi principali: il primo è il rafforzamento dell’ecosistema, perché insieme si è più forti ed efficaci rispetto a quanto si potrebbe fare singolarmente, mentre il secondo, meno evidente e più complesso, è quello di dare visibilità alla piattaforma, e al tempo stesso di valorizzarla come interlocutore esperto sui temi della manifattura.
“L’esperienza dell’anno della Capitale della cultura è stata una bella palestra nella quale abbiamo potuto sperimentare formule di innovazione socio-culturale, allargando la rete di relazioni tra associazioni, enti, persone e creando valore economico per entrambi i territori – ha concluso Ricuperati – La dimensione socio-culturale è stata l’attivatore del percorso di avvicinamento delle nostre due Associazioni dopo una storia di vicinato buono, ma non necessariamente collaborativo e
spesso competitivo. Ora vogliamo dare continuità a questo percorso che già ha portato molto e molto capitale relazionale. Non stiamo pensando a percorsi di aggregazione fra le Associazioni. Vogliamo dare ancora maggiore spessore e casa alla piattaforma manifatturiera dei nostri territori che oggi è stata certificata. Chiudo dicendo che oggi stiamo tratteggiando un’alleanza, una piattaforma decisionale al servizio di una nuova generazione di imprenditrici e imprenditori illuminati come tutti noi siamo, forse non più singoli super-uomini o super donne, ma gruppi, reti di persone in grado di fare impresa, innovare e di fare insieme scelte coraggiose, lungimiranti. Perché la vera sfida dello sviluppo, della sostenibilità, del benessere diffuso e forse anche della democrazia oggi non è più combattere l’industria, ma farla e farla crescere. Industria del resto è una parola latina, che ha un significato bellissimo: significa volontà di fare”.




