Teb, dall’esposto degli alluvionati alla morte dell’operaio: cantiere sotto la lente
I lavori, cominciati da sei mesi, già al centro di due fascicoli d’indagine in procura. I sindacati: “Chiesto incontro urgente a imprese e Prefetto”
Bergamo. Solo chi non fa, non sbaglia. E qui, da fare, ce n’è eccome: 11,5 chilometri di percorso, 17 fermate, 7 parcheggi di interscambio, 513 posti auto, 3 ponti, un sovrappasso, un deposito per tram e chissà quant’altro. Che il cantiere per la realizzazione della nuova tramvia da Bergamo a Villa d’Almè sia qualcosa di estremamente complesso, non lo scopriamo certo ora. Che le aspettative verso un’opera destinata a cambiare la vita di molte persone siano alte, nemmeno. I lavori procedono “in linea con la tabella di marcia”, assicura chi ne fa parte. Ma non può essere l’unico metro di giudizio. A sei mesi dal suo avvio, il cantiere della Teb sta facendo i conti con alcune situazioni che non possono essere derubricate a semplici ‘incidenti di percorso’.
Martedì mattina, 5 novembre, circa 80 lavoratori di 10 imprese diverse hanno partecipato all’assemblea indetta dai sindacati dove giovedì scorso ha perso la vita Valentin Palade, l’operaio di 44 anni travolto dal crollo di un muro in via Foppetta a Ponteranica. “Abbiamo chiesto un incontro a Teb, all’azienda appaltante e al Prefetto perché crediamo sia urgente un confronto, un approfondimento su quanto accaduto”, spiegano Giuseppe Mancin, Daniel Piatti e Adelaide Ferrari per le segreterie provinciali di Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil Bergamo.
All’assemblea c’erano anche i numerosi lavoratori in somministrazione come Valentin, assunto da appena un mese tramite un’agenzia per il lavoro alla Effe 81 Costruzioni di Cenate Sotto. Impresa, quest’ultima, che lavora in subappalto per la Milesi Sergio di Gorlago che si è aggiudicata la gara. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo che vede indagati i titolari delle due ditte, oltre al coordinatore della sicurezza sul cantiere. Un atto dovuto per comprendere i motivi del crollo. A tal proposito, non è escluso che il pubblico ministero Giancarlo Mancusi si avvalga di una consulenza.
Consulenza che è già stata disposta per approfondire un altro fascicolo d’indagine, sempre in capo al pm Mancusi. Quello conseguente l’esposto depositato da un gruppo di residenti in via del Guerino dopo l’alluvione del 9 settembre. Quel giorno il miscuglio di fango e detriti esondati dal Tremana aveva invaso box e cantine, con l’acqua che arrivava ai balconi del primo piano. Seppur contro ignoti, l’esposto si sofferma a lungo sulla vicinanza al condominio del cantiere della tramvia, “in un’area – si legge – in cui sorgeva un terrapieno rialzato che delimitava le abitazioni di via del Guerino” dalle Trafilerie Mazzoleni. Terrapieno che “per esigenze di lavori è stato del tutto scavato e livellato”. Morale, per i residenti – assistiti dall’avvocato Tommaso Ghisalberti e da un geologo – una delle possibili cause del disastro sarebbe da ricercare proprio nell’eliminazione del terrapieno. Notare: il sospetto che il cantiere possa aver avuto un ruolo in questa vicenda è piuttosto diffuso tra gli alluvionati, non solo quelli di via del Guerino.
In attesa degli accertamenti della magistratura, il dubbio è che la fretta di rispettare cronoprogrammi “stringenti” e “irrealistici” – così li ha definiti un Circolo locale del Pd, tirando le orecchie a enti che sono espressione del Pd stesso (Teb è società partecipata dal Comune di Bergamo a guida dem) – possa far sottovalutare eventuali rischi e causare altri problemi, altri ‘incidenti di percorso’. La prima corsa del tram è prevista per giugno 2026.
Secondo le stime, a servirsi della nuova linea saranno 4,5 milioni di persone l’anno, che percorreranno 26 milioni di chilometri in meno con i mezzi privati. Nelle previsioni, il collegamento fra la città è l’imbocco della valle consentirà di ridurre il traffico in ingresso e uscita a Bergamo del 10 per cento. In termini di emissioni risparmiate, circa 3.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Tuttavia c’è chi, come l’ex sindaco di Ponteranica Claudio Armati, non trascura il fatto che l’opera non sia stata sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale (Via). “Perché non si trattava di un’opera nuova, ma di risistemare il vecchio sedime, così mi dissero all’epoca i vari committenti. L’ho sempre considerato un grave errore – sostiene Armati – perché in questo modo non è stata fatta una verifica dal punto di vista ambientale e paesaggistico di tutte quelle strutture nuove e a mio modo di vedere impattanti, come il grande deposito per il ricovero dei tram a Petosino”. Ma questa è un’altra storia.








