Verso le elezioni
Come Hollywood e politica americana si influenzano a vicenda
L’importanza del cinema americano nella politica interna degli USA
Repubblicani o democratici? “Pillola rossa o pillola blu?” Citando una scena dell’ iconico Matrix, si può riassumere la decisione che i cittadini americani dovranno prendere il prossimo 5 novembre per le elezioni presidenziali. La scelta verterà tra la democratica Kamala Harris e, nuovamente, il repubblicano Donald Trump.
Sulla figura dell’ex presidente (non senza polemiche), è uscito recentemente TheApprentice, film con Sebastian Stan nei panni del giovane Donald Trump, e Jeremy Strong nei panni dell’avvocato Roy Cohn, suo mentore.
Ma quanto influenza il cinema hollywoodiano il mondo della politica americana?
C’è da dire una cosa fondamentale, Hollywood non è affatto neutrale sui temi politici, anzi, è ben schierata, e tende spesso verso il “blu”, verso i democratici. Durante il periodo della presidenza Trumpiana, ovvero nella seconda metà degli anni 2010, la celebrazione più importante del cinema, gli Oscar, ha criticato senza remore le sue manovre politiche conservatrici.
In generale, le pellicole che criticano aspramente il governo repubblicano sono molte. Una fra tutte è Tutti gli uomini del presidente, pellicola che racconta l’inchiesta di uno degli scandali più grandi della politica americana, avvenuto sotto il governo repubblicano di Nixon, il Watergate.
Ancora più interessante è vedere come spesso sia stata la stessa Hollywood ad essere stata influenzata dai messaggi che portavano i diversi presidenti in carica, indicatori della nuova mentalità e dei cambiamenti culturali della società. Per esempio, gli anni ‘80 erano caratterizzati dal cosiddetto edonismo reaganiano.
In forte contrasto con i movimenti giovanili che avevano caratterizzato i due decenni precedenti, negli anni ‘80 si inizia a dare molto più risalto all’estetica, al bello. Il bello era sinonimo dell’idea di forza, di un’ americanità perfetta. L’edonismo reaganiano è rappresentato perfettamente dai film Flashdance e Top Gun.
In Top Gun sono numerose le scene in cui i protagonisti sono ritratti senza vestiti negli spogliatoi, nelle docce, in spiaggia, dando così risalto ai corpi, come nel caso della ballerina di Flashdance. In entrambi i film compare una palese sessualizzazione del corpo sia maschile che femminile, nel caso di Top Gun si potrebbe addirittura parlare di estetica omoerotica.
Il corpo e la sua esaltazione vede la sua massima realizzazione nel “cinema muscolare”, con film come Conan il Barbaro e Rambo. I personaggi interpretati da Schwarzenegger e Stallone, erano l’esempio di una mascolinità machista, improntata sulla forza fisica.
Nel periodo di Obama, primo presidente nero della storia americana, è stata data molta importanza ai diritti civili, all’America multiculturale, come quella raccontata nel musical iconico “Hamilton”, espressione massima del messaggio obamiano. Grazie al messaggio di speranza che Obama rappresentava e per la sua politica progressista, Hollywood si è concentrata molto, durante il suo mandato, sui temi di natura sociale e razziale. The Help, Selma, 12 anni schiavo, The Butler e Il diritto di contare, sono solo alcuni dei film usciti in quegli anni che mostravano il passato razzista del paese.
Il difetto che però molti di questi film avevano, è il fatto che dipingessero il razzismo come una “caratteristica passata” dello stato americano, mettendo in luce solo gli aspetti positivi e solo quanti diritti fossero stati acquisiti durante il tempo.
Una figura che accomuna la maggior parte di questi film, è quella del “white savior”. Con “white savior” si intende il personaggio bianco che a differenza degli altri, risulta contrario al sistema segregazionistico, spesso salvando il protagonista nero. Questa tipologia di personaggio permette allo spettatore bianco di allontanarsi da quella realtà, discolparsi, facendogli credere che quella violenza e discriminazione , siano legate solo alla storia. Il razzismo però non è qualcosa di dimenticato, ma continua imperterrito ancora oggi. Spike Lee, con il suo film BlacKkKlansman non solo elimina la figura del “white savior” dando così più risalto al protagonista, ma mostra quanto il razzismo sia intrinseco nella società americana, alternando scene di proteste razziste del Ku Klux Klan degli anni ‘50 con quelle avvenute solo nel 2017…
Molto deludente vedere che un film con questo forte messaggio, agli Oscar del 2019, sia stato surclassato da Green Book, altro film con un chiaro elemento retorico e con il “white savior”, che quella sera si aggiudicò il miglior film. Non resta che osservare come la decisione del 5 novembre, cambierà le tendenze cinematografiche. Per una risposta chiara e definitiva però, dobbiamo aspettare ancora qualche anno.
Trailer Tutti gli uomini del presidente:
Trailer The Apprentice
Trailer Blackkklansman


