Uliano (Fim Cisl): “Stallo sul rinnovo del contratto metalmeccanico, così si va alla rottura. Automotive? I tagli pessima notizia”
Il segretario nazionale della categoria, a Bergamo per il direttivo provinciale, fa il punto sulla trattativa e analizza le forti difficoltà del settore dell’auto, partita che in Lombardia riguarda 40mila dipendenti
Bergamo. “Le risposte che Federmeccanica ci ha dato nell’ultimo incontro del 10 ottobre non sono state quelle che ci aspettavamo. Se nel prossimo incontro non ci sarà un cambiamento noi siamo pronti ad andare alla rottura”: così Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim Cisl, riassume il momento di forte stallo che sta vivendo la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore metalmeccanico.
Lo ha fatto a margine del direttivo provinciale della categoria del sindacato di via Carnovali, convocato proprio per aggiornare delegati e rappresentanti bergamaschi sul tema.
“Sui temi del salario la nostra controparte non ha scritto alcuna cifra – ha aggiunto Uliano – Siamo quindi lontanissimi dalla nostra richiesta di aumento mensile di 280 euro. Ma ci sono parecchie distanze anche per altri elementi che noi riteniamo qualificanti, come l’estensione e la copertura economica della contrattazione aziendale per le aziende dove la contrattazione non si fa. Su tanti fronti, come previdenza e welfare, ciò che ha fatto Federmeccanica è stato prendere i titoli delle nostre rivendicazioni, decidendo di non rispondere ma presentando proposte molto distanti rispetto alle nostre. Il nostro invito alle aziende metalmeccaniche è quello di fare uno sforzo e guardare avanti: il settore non ha di certo bisogno di più conflittualità, ma di trovare intese che diano valorizzazione e un contributo al lavoro dei metalmeccanici”.

Tra le più in difficoltà in questo periodo, ci sono certamente le imprese del settore automotive: alla transizione energetica in atto, alla crisi Volkswagen in Germania e alla situazione non idilliaca, per usare un eufemismo, di Stellantis, si è aggiunta la notizia del taglio che nella manovra 2025 il governo italiano ha effettuato sul fondo automotive, riducendolo di oltre 4,5 miliardi.
Una sforbiciata considerevole, che lascerebbe sul campo solamente 1,2 miliardi nei prossimi 6 anni e che ha sollevato feroci polemiche da parte delle aziende e dell’Anfia, l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica, che ha parlato di un “tragico ridimensionamento delle risorse” per un settore che conta oltre 270.000 addetti e produce un fatturato di oltre 100 miliardi e che è già interessato dalle sfide del Green Deal, da una crisi interna e da un forte calo dei volumi di mercato non solo a livello italiano ma anche europeo.
“Come sindacati lo denunciamo da tempo – ha ricordato il numero uno della Fim – Dentro la trasformazione verso motorizzazioni elettriche, digitalizzazione e guida autonoma servono interventi di politica industriale e investimenti. Anche a livello europeo, perché la partita è enorme e riguarda tutte le case automobilistiche, non solo Stellantis. Guardare a cosa sta succedendo in Germania a Volkswagen e Audi. Certo è che se le iniziative del governo partono dal ridurre i pochi fondi che avevamo a disposizione, quando noi rivendicavamo il potenziamento, è chiaro che le difficoltà aumentano. Dobbiamo richiamare alla responsabilità Stellantis, il governo e le case di componentistica, molte delle quali bergamasche. Intervenire sul settore, dal nostro punto di vista, significa dare una risposta compiuta”.
La partita dell’automotive riguarda 40mila dipendenti solo in Lombardia, che pur non avendo aziende di assemblaggio autovetture, rappresenta una delle realtà più importanti a livello nazionale.




