Il vescovo Beschi: “La banalità è il più grande insulto alla vita, educhiamo i giovani alla meraviglia”
Efferati omicidi, risse crudeli, scontri feroci. La cronaca di ogni giorno. Sembra un calendario che scandisce una vita che ha perso il senso del sacro. Ma che cos’è il sacro oggi? Lo abbiamo chiesto a monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo che esorta tutti a sconfiggere la banalità
“A ciascun giorno basta la sua pena”, recita un versetto del vangelo di San Matteo.
Efferati omicidi, risse crudeli, scontri feroci. La cronaca di ogni giorno. Sembra un calendario che scandisce una vita che ha perso il senso del sacro. Ma che cos’è il sacro oggi? Noi adulti riusciamo ancora a tramandare il valore della sacralità? E la speranza ha ancora un posto in questo mondo travagliato da guerre dove l’umanità sembra bandita? C’è ancora una comunità, una società, capace di condividere o il comandamento del “selfie”, inteso come bastare a sé stessi, ci ha travolti?
Sono alcune delle domande che abbiamo rivolte a monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, in occasione della festa di Ognissanti. Così inizia un dialogo sulla santità, su ciò che è sacro oggi. Il vescovo Francesco ci esorta a temere la banalità. “Che è più pericolosa della malvagità, perché l’uomo è capace di creare il male”. Nel vortice di dati, informazioni, nozioni, il rischio è di ridurre tutto ad un numero. Quindi l’attenzione, da non confondere con la paura, verso l’intelligenza artificiale o di un mondo tutto digitale. L’invito è chiaro: “Riscoprire l’unicità delle persone”. Da qui l’invito ad educare i giovani alla meraviglia. E non solo i giovani.
Allora c’è ancora speranza? La risposta è sì. “La speranza è una merce rara”. “Non è fatalismo” e non è da confondere con “l’ottimismo della volontà”.
La speranza è anche il tema del piano pastorale che il vescovo Beschi ha indicato ai credenti della Diocesi di Bergamo. Tema che tornerà anche in occasione del Giubileo del prossimo anno. E qui si affronta il tema dell’essere pellegrini di speranza. Persone che percorrono un passaggio, che si mettono in movimento.
“L’uomo contemporaneo è un uomo in viaggio. Il sogno di tutti è viaggiare. A volte per alcuni è una costrizione, per altri viaggiare è un piacere”. Poi ci sono “i viaggi della Speranza, come la famiglia che porta il suo piccolo nell’ospedale migliore del mondo per trovare la cura”. I viaggi dei migranti verso un mondo migliore. E cita il canto del Paradiso, l’incontro tra Dante e San Giacomo, per questo “La speranza è un futuro certo. Non è incertezza. Per questo noi cristiani ci facciamo pellegrini di speranza”.



