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L’assassino di Sara Centelleghe: “Se non fumo mi agito ed esplodo”. Che cos’è il ‘craving’

Il termine indica il “bisogno compulsivo e spontaneo di utilizzare sostanze”. Secondo il giudice, nel 19enne questa condizione sarebbe presente in maniera “importante”

Costa Volpino. Un costante e compulsivo bisogno di assumere sostanze tormenta Jashandeep Badhan, arrestato sabato scorso (26 ottobre) con l’accusa di omicidio volontario per avere ucciso la 18enne Sara Centelleghe in un appartamento al terzo piano di via Nazionale 124 a Costa Volpino, dove sperava di trovare altra droga oltre a quella che aveva già consumato.

Aveva dato appuntamento all’amica che quella sera teneva compagnia a Sara, per scambiare qualche grammo di fumo con della cocaina. Ma all’incontro non si è presentato. L’amica della vittima è scesa in strada, mentre lui è salito indisturbato verso l’appartamento dove la giovane dormiva.

Badhan si è messo a frugare in uno zaino in cerca di droga. Sperava di trovarne una scorta. Ma quando Sara si è svegliata, l’ha aggredita. Temeva chiamasse i carabinieri: “Mi sono spaventato e l’ho presa a pugni”. Prima di ucciderla a colpi di forbici, infierendo con ben 70 fendenti sull’esile corpo della giovane, rivela l’autopsia eseguita mercoledì all’ospedale Papa Giovanni.

Il 19enne elettricista di origine indiana, reo confesso dell’omicidio, ha ammesso di fare uso costante di cannabinoidi e cocaina, “mostrando di avere un ‘craving’ importante”, spiega il giudice Alessia Solombrino nell’ordinanza di convalida dell’arresto, dove è stato disposto anche un monitoraggio psichiatrico del soggetto, considerato verosimilmente “alterato” al momento del delitto, ma non in preda ad un episodio psicotico.

Ma che cosa significa esattamente il termine ‘Craving’?. Come anticipato,parliamo del “bisogno compulsivo e spontaneo di utilizzare sostanze”. Così si legge in una scheda informativa degli Spedali Civili di Brescia. “Un termine anglosassone che definisce queste sensazioni e frequentemente si manifesta con pensieri ossessivi sull’uso, con sintomi fisici (come palpitazioni e sudore) oppure con comportamenti indicativi di uno stato di irrequietezza (ad esempio camminare avanti e indietro). Questi sintomi, che per la loro variabilità e imprevedibilità non vengono utilmente controllati con l’utilizzo di farmaci, possono apparire in qualsiasi momento, anche se si è attivamente coinvolti in un programma di trattamento”.

Premessa fondamentale: “Il craving varia per intensità e durata ed è un’esperienza soggettiva”. “Può provocare crampi allo stomaco o la sensazione che il corpo sia attraversato da scosse elettriche o la sensazione di aver bisogno della cocaina o di sapere quanto sarebbe bello poterla usare. Può essere scatenato dalla vista di cose che ricordano l’uso di droga o dall’assunzione di alcol o da sentimenti come l’ansia o la rabbia, ma anche da elementi non identificabili”.

È uno stato temporaneo (in genere non supera i 15 minuti) e ci sono alcune strategie che possono aiutare a combatterlo. E che “se si attua una terapia è molto più facile mettere in pratica”, sottolinea la scheda. In primis, conviene parlarne con degli specialisti. Poi “fare qualcosa di attivo”, per “indirizzare diversamente le energie a distogliere la mente”.

Anche “tenere un diario” annotando “pensieri, emozioni, situazioni e strategie positive” può essere utile a fronteggiarlo. E “praticare il “pensiero positivo”, ricordando che “il craving passa, anche se quando lo si prova sembra difficile crederlo”. Può essere d’aiuto persino “controllare sull’orologio la durata del proprio craving, scoprendo che le sensazioni più intense durano solo alcuni minuti”.

Segue qualche consiglio strettamente pratico: “Sbarazzarsi della droga rimasta e dei vari attrezzi per usarla”. E “riconoscere persone, posti e situazioni ad alto rischio che vanno evitati, riducendo così il rischio di usare droghe”. Soprattutto quando il disagio si fa più intenso.

Il Reparto Preventivo delle Dipendenze di Ats Bergamo definisce il craving “un intenso desiderio o impulso di consumare una sostanza o di svolgere un’attività specifica. Questo fenomeno è molto comune nelle dipendenze da sostanze (come alcol, nicotina, droghe) ma può presentarsi anche in dipendenze comportamentali, come quelle legate al gioco d’azzardo o all’uso di tecnologia”.

“Il craving è caratterizzato da un forte bisogno psicologico e fisico che porta a cercare di soddisfare la propria necessità con urgenza, talvolta con difficoltà a pensare ad altro o a concentrarsi su altre attività – proseguono gli esperti di Ats -. Questo bisogno è spesso innescato da stimoli specifici che ricordano la sostanza o il comportamento, come odori, immagini o situazioni sociali. Ad esempio, una persona che ha smesso di fumare potrebbe sperimentare un craving di fronte a un amico che fuma, o un ex-alcolista potrebbe sentirsi spinto a bere in un bar”.

“Dal punto di vista neurobiologico, il craving coinvolge circuiti del cervello legati alla ricompensa e al rilascio di dopamina – concludono -. La dopamina, infatti, è associata al piacere e alla motivazione, e in situazioni di craving la sua produzione è stimolata dal ricordo o dall’anticipazione del piacere fornito dalla sostanza o dal comportamento”.