Sara uccisa con 70 forbiciate: “Mi sono spaventato, così l’ho aggredita”
Badhan si era messo a frugare in uno zaino in cerca di droga, quando la giovane si è svegliata. Temeva allertasse i carabinieri: “Sono arrivato al punto che se non fumo mi agito ed esplodo”
Costa Volpino. Aggredita con violenza inaudita per avere aperto gli occhi, per avere visto qualcosa che secondo il suo assassino non doveva vedere. Jashandeep Badhan ha ammesso di avere colpito Sara Centelleghe perché si era svegliata mentre lui stava frugando in uno zaino nella sua cameretta, in cerca di droga. Badhan temeva che Sara potesse allertare i carabinieri. “Mi sono spaventato e le ho dato dei pugni”, ha dichiarato davanti alla giudice Alessia Solombrino, che martedì ha convalidato l’arresto del 19enne elettricista di origine indiana.
Dall’ordinanza del tribunale emergono nuovi importanti dettagli al fine di comprendere quanto successo nella notte tra venerdì 25 e sabato 26 ottobre a Costa Volpino, nell’appartamento al terzo piano di via Nazionale 124 dove Sara Centelleghe viveva con la madre, quella sera fuori casa. In compagnia della 18enne c’era una sua amica, scesa in strada mentre l’assassino saliva indisturbato al terzo piano. I due avevano un appuntamento. Dovevano scambiare droga, tre grammi di fumo per 30 euro di cocaina. Lo rivelano le chat. “Hai da smokare?”. “Sì”. “Ma se ti do 30 euro di zia riesci a darmi 3g?”. “Sì, fai tra 10 minuti”.
Ma all’incontro, Badhan non si presenta. Passa dai garage che mettono in comunicazione la sua palazzina e quella della vittima. Sale in casa e trova la porta aperta. Lì spera di recuperare altra droga. Appena Sara si sveglia, nasce la colluttazione. Prima nella cameretta delle 18enne, dove i carabinieri trovano letti, reti e materassi ribaltati. Poi in corridoio, dove Sara a un certo punto cade. Badhan ne approfitta, va in cucina e da un cassetto estrae delle forbici con impugnatura in gomma. Quelle che userà per colpire la ragazza: dieci, venti, trenta volte. Secondo i primi esiti dell’autopsia, sono ben 70 le ferite. Non si limita ad aggredire Sara: la uccide e sul corpo senza vita infierisce, ma non sa spiegare perché.
Quando l’amica risale in casa, Badhan è fuggito con il cellulare di Sara lasciando impronte e tracce di sangue ovunque: sulle maniglie, sul pianerottolo, sulle scale. I carabinieri arrivano a lui grazie ai messaggi scambiati con l’amica 17enne della vittima. Quando la mattina seguente bussano alla sua porta, notano una garza blu sporca di sangue avvolta attorno all’anulare a al mignolo della mano destra (“è una retina utilizzata come ornamento indiano per i capelli”, dirà). Tiene la mano ferita nascosta nella tasca. Ha gli occhi rossi.
Badhan ammette di fare uso costante di cannabinoidi e cocaina. Sostanze che aveva assunto anche quella sera. Sostanze che voleva ancora. Per quello aveva chiamato l’amica di Sara. E per quello era salito in casa della vittima. Ha un ‘craving ‘ importante, si legge nell’ordinanza del giudice. Il termine indica il desiderio incontrollabile di assumere un particolare alimento o una particolare sostanza stupefacente (come in questo caso). Un desiderio spesso accompagnato da una ricerca compulsiva o dall’attuazione di comportamenti precisi, al fine di ottenere l’oggetto di cui si sente il forte bisogno.
“Sono arrivato al punto che se non fumo rimango molto agitato ed esplodo”, confessa ai carabinieri. Anche per questa sua condizione di disagio, il giudice ha disposto un periodo di monitoraggio psichiatrico. Anche se, dalla documentazione acquisita, non sono emersi “elementi di interesse psicopatologico” e nelle ore seguenti l’omicidio Badhan “pur mostrandosi profondamente turbato, non ha presentato alterazioni dello stato di coscienza”.







