Mindfit clinic: salute e benessere
Le sfide delle amicizie in età adulta: perché costruire legami dopo i 25 anni è così complesso
Può sembrare paradossale, poiché con l’età accumuliamo esperienza sociale e abbiamo una maggiore consapevolezza di ciò che desideriamo in una relazione, tuttavia esistono diversi fattori che rendono complesso il processo di costruzione di amicizie autentiche in questa fase della vita
Numerosi autori influenti nel campo della psicologia e delle scienze sociali hanno dedicato i loro studi a definire e comprendere il complesso legame dell’amicizia. Ognuno ha proposto teorie che, da prospettive diverse, gettano luce sulla natura profonda di questa relazione.
Aristotele è uno dei primi pensatori a esplorare il concetto di amicizia, e lo fa nella sua Etica Nicomachea, in cui distingue tre tipi di amicizia: quella basata sull’utile, quella fondata sul piacere e quella virtuosa. Quest’ultima, che Aristotele considera la più elevata, si basa su valori comuni e sulla crescita reciproca, rendendola un legame autentico e duraturo.
Robert Hinde (1979), con il suo libro Towards Understanding Relationships, descrive l’amicizia come una relazione basata su affetto, intimità e reciprocità. Hinde ritiene che queste qualità si sviluppino e si mantengano attraverso interazioni regolari e positive, che permettono alla relazione di crescere nel tempo.
Avvicinandoci all’epoca contemporanea, Baumeister e Leary (1995) propongono la teoria del need to belong, secondo cui il bisogno di appartenenza e di connessioni sociali, come l’amicizia, è un impulso umano fondamentale. Per loro, l’amicizia risponde a un profondo bisogno di affetto e accettazione, ed è essenziale per il nostro benessere emotivo e mentale.
William Rawlins, studioso di comunicazione, considera l’amicizia come una relazione sociale unica. Nel suo testo The Compass of Friendship (2009), vede l’amicizia come un equilibrio tra apertura e riservatezza. La comunicazione è per lui un elemento centrale per costruire intimità e fiducia tra amici.
Un altro punto di vista è quello di Markus e Kitayama (1991), che esplorano le differenze culturali nell’interpretazione dell’amicizia. Questi autori osservano che nelle culture individualistiche l’amicizia è spesso scelta in base a interessi personali, mentre nelle culture collettivistiche è un legame più stabile e orientato alla reciprocità e al supporto della comunità.
Rebecca Adams e Graham Allan (1998) analizzano come le amicizie si sviluppino in vari contesti sociali e culturali. In Placing Friendship in Context, evidenziano che il significato e la forma dell’amicizia dipendono profondamente dal contesto, che influenza sia la costruzione sia il mantenimento della relazione.
Infine, Tomasello (2009) offre una prospettiva evolutiva sull’amicizia. Nel suo libro Why We Cooperate, suggerisce che le amicizie derivino dalla nostra innata inclinazione verso la cooperazione e l’altruismo, radici che risalgono alle prime fasi dello sviluppo umano.
Questi autori, con le loro idee, ci aiutano a comprendere come l’amicizia non sia solo una relazione basata sull’affetto, ma un legame complesso e arricchente, guidato da bisogni psicologici, valori culturali e motivazioni evolutive.
La necessità psicologica di sentirsi collegati
Berscheid (2003) esplora il valore delle relazioni sociali, definendole una risorsa cruciale per il benessere umano. Tra tutte, le amicizie giocano un ruolo centrale poiché offrono supporto emotivo, rafforzando la nostra capacità di affrontare le sfide della vita quotidiana.
Anche la ricerca di Holt-Lunstad, Smith e Layton evidenzia i benefici delle relazioni sociali, dimostrando attraverso una meta-analisi che tali legami, incluse le amicizie, riducono il rischio di mortalità. Questo sottolinea quanto il supporto sociale sia determinante per la salute mentale e per un benessere psicologico duraturo.
Infine, Demir e Davidson (2013) mostrano come le amicizie intime favoriscano la felicità e il benessere, poiché soddisfano bisogni psicologici profondi come l’appartenenza e l’autorealizzazione.
Molte persone si accorgono che, dopo i 25 anni, diventa sempre più difficile instaurare amicizie solide e significative. Questo può sembrare paradossale, poiché con l’età accumuliamo esperienza sociale e abbiamo una maggiore consapevolezza di ciò che desideriamo in una relazione. Tuttavia, esistono diversi fattori che rendono complesso il processo di costruzione di amicizie autentiche in questa fase della vita. A tutto questo si aggiunge la sensazione di solitudine che, in alcune persone, può influire negativamente sul benessere psicologico.
L’amicizia, contrariamente ad altre forme di relazione, ha ricevuto un’attenzione limitata da parte della ricerca scientifica, nonostante sia correlata a un miglior benessere, a una salute a lungo termine più favorevole e a un elevato livello di soddisfazione nella vita (Lu et al., 2021).
Perché trovare amicizie diventa più difficile dopo i 25 anni? Cambiamenti di vita e responsabilità
Superati i 25 anni, molti individui affrontano importanti transizioni di vita: il consolidamento della carriera, l’inizio di relazioni stabili, la creazione di una famiglia, il trasferimento in nuove città o addirittura all’estero. Questi cambiamenti riducono il tempo e l’energia da dedicare alla socializzazione. Le nuove responsabilità rendono più difficile organizzare incontri spontanei o coltivare amicizie con la stessa facilità degli anni giovanili.
Gruppi sociali consolidati
Le persone, in genere, sviluppano amicizie più solide durante l’infanzia, l’adolescenza o all’università, quando le opportunità di incontrare nuove persone sono abbondanti. Dopo una certa età, i gruppi sociali tendono a stabilizzarsi e non sempre si è propensi a includere nuove persone. Chi si trasferisce in una nuova città o si trova in un nuovo ambiente di lavoro, ad esempio, può avvertire questa difficoltà nel formare nuovi legami.
Maggiore consapevolezza dei propri valori e aspettative
Crescendo, diventiamo più selettivi nelle relazioni, cercando amicizie fondate su affinità profonde piuttosto che su circostanze superficiali. Se da un lato questo porta a legami più significativi, dall’altro limita le opportunità di connessione. Si tende a essere meno disposti a mantenere rapporti che non rispondono a determinati criteri o a investire tempo in relazioni che non offrono reciprocità.
L’uso dei social media
In un mondo sempre più digitalizzato, la percezione dell’amicizia può essere influenzata negativamente dai social media. Spesso si confonde la quantità di connessioni virtuali con la qualità dei rapporti nella vita reale. Il senso di isolamento può essere amplificato dal confronto con le vite apparentemente perfette degli altri, mentre l’interazione online raramente soddisfa il bisogno di connessioni umane profonde.
Come mai le amicizie finiscono?
Il tema della dissoluzione amicale in età adulta è ancora poco esplorato, ma emergono principalmente due tipologie di schemi (Vieth et al., 2022): la dissoluzionepassiva e la dissoluzioneattiva. La dissoluzione passiva si riferisce a un’amicizia che sfuma gradualmente per vari motivi, come la mancanza di incontri di persona o la sporadicità degli incontri sociali. Questa modalità si verifica tendenzialmente con amicizie meno significative o meno intime, ma può anche riguardare relazioni di lunga data, nel caso in cui il tempo trascorso insieme perda qualità o si riduca l’impegno dedicato alla relazione. Al contrario, la dissoluzione attiva implica un punto di rottura più incisivo, che ha maggiori probabilità di portare a una chiusura definitiva della relazione amicale.
Gli studi condotti da Rose e Serafica (1986) evidenziano quattro motivazioni potenziali alla base della dissoluzione delle amicizie:
–attrito: include conflitti e incomprensioni tra amici, spesso legati a divergenze di opinioni, valori o comportamenti;
–distanza: la distanza fisica o psicologica può portare a un allontanamento graduale, quando le persone cambiano ambiente (ad esempio trasferendosi in un’altra città) le amicizie possono risentirne
–cambiamenti personali: l’evoluzione degli interessi, la maturazione o eventi di vita significativi portano uno od entrambi gli amici a cambiare e non sempre a percorrere strade vicine
–violazioni della fiducia: comprendono tradimenti, disonestà o comportamenti che infrangono le aspettative dell’amicizia e ne danneggiano la fiducia reciproca.
Ma, visto che l’amicizia è così importante per il nostro benessere, come si può fare per aprirsi, creare e mantenere amicizie soddisfacenti?
A questa domanda risponde la dottoressa Marisa Franco, psicologa esperta nello studio delle amicizie, in un’intervista pubblicata sul New York Times (Pearson, 2022). Innanzitutto, sottolinea come le credenze errate sulle amicizie possano influenzare sia la loro formazione che il loro mantenimento.
Ad esempio, considerare il legame amoroso con un partner come l’unico tipo di relazione affettiva rilevante può ridurre l’importanza attribuita all’amore per l’amicizia. In realtà, diversi gradi d’amore possono coesistere armoniosamente.
Un’altra convinzione limitante è che le amicizie debbano nascere spontaneamente o siano destinate, senza possibilità d’intervento.
Studi (Newall et al., 2009) dimostrano che chi crede che le amicizie si formino solo per caso tende a sentirsi più solo. A volte, infatti, è necessario prendere l’iniziativa per aprirsi agli altri.
In questa direzione, la “teoria della regolazione del rischio” (Murray et al., 2006) suggerisce che decidiamo quanto investire in una relazione in base alla percezione del rischio di rifiuto. Pensare costantemente che gli altri saranno ostili senza tentare un approccio può portare all’isolamento, confermando così la propria aspettativa negativa in una sorta di “profezia che si autoavvera” (Merton, 1948). Al contrario, la “profezia di accettazione” incoraggia a immaginare di essere ben accolti, il che rende le persone più calorose e aperte.
Modificare questi pensieri è un primo passo.
Un altro strumento è “l’effetto di mera esposizione” (Zajonc, 1968), secondo cui tendiamo a preferire ciò che ci è familiare. Esporsi regolarmente a contesti sociali può sfruttare questo effetto, rendendo il processo più agevole col tempo.
I social network possono avere un ruolo ambivalente nelle amicizie: facilitano la socializzazione ma, se abusati, possono ridurre le interazioni di persona. Secondo i dati ISTAT, nel 2022, a seguito della pandemia, le relazioni di amicizia e familiari hanno raggiunto il livello più basso mai registrato dal 1993.
Infine, Franco consiglia un metodo semplice per ravvivare vecchie amicizie: riprendere in mano una conversazione di un anno fa e, se si vuole, scrivere un messaggio, magari proponendo un incontro per ristabilire il contatto e scambiare qualche parola.
E’ molto importate però chiarire se abbiamo delle aspettative a riguardo e quanto esse possano influenzarci.Purtroppo, quando riversiamo aspettative sull’altro, tendiamo a perdere di vista il nostro centro, il che è sempre rischioso e ci espone a delusioni che potremmo evitare.
Pertanto, potremmo invece immaginare di instaurare nuove relazioni: una buona strategia per ampliare la nostra rete è immergerci in contesti dove si possano trovare persone che condividono i nostri interessi, passioni, valori. Lavorando sul presente e riconoscendo i nostri limiti e quelli degli altri, è possibile instaurare relazioni sincere e solide anche in età adulta.
Queste nuove connessioni non devono essere considerate meno preziose rispetto a quelle del passato; tuttavia, richiedono un impegno maggiore per essere mantenute.
Filmografia
Christopher McCandless, protagonista della storia raccontata in Into the Wild (2007) compie un viaggio estremo alla ricerca di libertà e autenticità, guidato dalla convinzione che la felicità si trovi nell’indipendenza e nella natura incontaminata, lontano dalla società e dai suoi condizionamenti. Tuttavia, nelle sue ultime riflessioni, McCandless arriva a una comprensione più profonda e, in qualche modo, tragica, scrivendo che “la felicità è reale solo quando è condivisa”.
Questa consapevolezza nasce dalla sua esperienza di solitudine estrema, che lo porta a capire che, per quanto ricca e intensa possa essere la vita solitaria, la gioia autentica si trova nel condividere le esperienze con gli altri. Il suo viaggio suggerisce quindi una doppia faccia della felicità: da un lato, il contatto con la natura e la libertà individuale, dall’altro, il bisogno intrinseco di connessione umana.
* Dott.ssa Viviana Sacchi
Psicologa clinica in formazione presso la scuola di psicoterapia ipnotica neo ericksoniana


