L’assassino di Sara cercava droga: “Sono salito in casa perché pensavo di trovarne una scorta”
Jashandeep Badhan, 19 anni, avrebbe attirato l’amica della vittima sotto l’abitazione di via Nazionale a Costa Volpino. I due avevano un appuntamento per scambiarsi stupefacente, ma l’arrestato invece di presentarsi è passato dai box dirigendosi verso il terzo piano della palazzina, dove la 18enne stava dormendo. Lì pensava di trovare un quantitativo maggiore di sostanza, poi l’omicidio: “Non so perché l’ho fatto”. Dietro la porta d’ingresso 30 grammi di marijuana
Costa Volpino. Era in cerca di droga Jashandeep Badhan, la notte dell’omicidio di Sara Centelleghe. In casa della vittima sarebbe salito perché sperava di trovarne una scorta. È il dettaglio che emerge dall’interrogatorio di martedì mattina (29 ottobre) davanti alla giudice Alessia Solombrino, che ha avuto modo di ascoltare il 19enne reo confesso del delitto all’ospedale Papa Giovanni, dove è stato trasferito in via precauzionale dal carcere per via del suo stato psicologico e per prevenire atti di autolesionismo. In serata la giudice ha sciolto la riserva: l’arresto è stato convalidato ed è stato disposto un periodo di osservazione psichiatrica di trenta giorni.
Da quanto ricostruito, Badhan e l’amica che quella sera era in compagnia di Sara si erano scambiati alcuni messaggi. L’ipotesi sulla quale stavano lavorando i carabinieri – confermata nell’interrogatorio dal giovane di origine indiana – è che i due dovessero vedersi per scambiare droga. Fumo e cocaina, pare. Si danno appuntamento, ma qualcosa va storto.
L’orologio indica più o meno l’1 quando l’amica di Sara scende sotto casa. Deep, invece, passa dai garage che mettono in comunicazione la sua palazzina e quella della vittima. Non incrocia la ragazza e tira dritto verso l’appartamento dove Sara abita con la madre, quella notte fuori casa. I due non si intendono, o quello di Badhan è un abile depistamento?.
Il giovane elettricista sale le scale che portano al terzo piano, apre la porta dell’appartamento e inizia a cercare droga, che spera di trovare in una quantità maggiore rispetto a quella pattuita nello scambio. Quando arriva in camera da letto, Sara dorme in pigiama. I rumori la svegliano. “Chi sei?”, domanda la 18enne al ragazzo entrato furtivamente nella stanza. Poi?.
Badhan è alterato. Sicuramente dall’alcol, ammette lui stesso. Forse anche da qualche droga consumata quella sera. A casa di Sara non ne trova altra. È questo a scatenare la sua ira? Nega un movente di tipo sessuale. Dice semplicemente di non sapere perché. Perché ha colpito la 18enne con una scarica di pugni e almeno trenta forbiciate, così tante da far ipotizzare al pubblico ministero Giampiero Golluccio l’aggravante della crudeltà. “Non riesce a capacitarsi, non riesce a razionalizzare l’accaduto”, dichiara all’uscita dall’ospedale Fausto Micheli, legale dell’arrestato. “Bisogna leggere Freud per capire perché”.
Nel frattempo l’amica 17enne di Sara risale, vede il sangue sul pianerottolo, apre la porta e inizia a urlare. Stando alle ipotesi degli inquirenti, la minorenne sarebbe comunque riuscita a cancellare i messaggi scambiati poco prima con Badhan e avrebbe cercato di disfarsi della marijuana che aveva con sé. Chi indaga, sospetta che siano suoi i 30 grammi trovati dietro la porta d’ingresso dell’appartamento.









