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Il docente di Innovazione e Ricerca Sociale dell’Unibg e presidente dell’Associazione Italiana Sociologia: “Il Covid ha agito da potente acceleratore di processi già in corso. Ci sono in atto cambiamenti positivi che rappresentano una grande opportunità”

“Flessibilità, conciliazione tra occupazione e vita privata, attenzione alla crescita professionale e un clima aziendale positivo sono diventati elementi imprescindibili nella negoziazione”: sono queste oggi le priorità che soprattutto giovani e donne mettono ai primi posti per valutare un posto di lavoro.

Un nuovo approccio emerso da una ricerca condotta dall’Università degli Studi di Bergamo e dall’associazione Adapt che il professor Stefano Tomelleri, docente di Innovazione e Ricerca Sociale dell’Unibg e presidente dell’Associazione Italiana Sociologia, ha illustrato nel corso di un convegno su “Nuove dinamiche del lavoro e relazioni industriali”.

“Per i giovani il lavoro non è più considerato al centro della propria esperienza di vita – spiega Tomelleri – Il che non significa che non sia importante, significa
che è importante insieme ad altre dimensioni della propria vita, della propria biografia. L’altro grande tema riguarda come oggi il mondo femminile si sta volgendo al lavoro, con quali aspettative, con quali difficoltà e anche qui abbiamo registrato degli importanti cambiamenti, che partono da una redistribuzione dei carichi di cura familiare. Carichi che il mondo del lavoro non può ignorare”.

Processi già in corso, accelerati in particolare di un punto di rottura più di altri: l’arrivo della pandemia da Covid-19.

“Qui c’è un’ambivalenza – aggiunge Tomelleri -. Come in tutti i cambiamenti, ci sono aspetti che possono essere più positivi, aspetti più critici e molto dipende da come vogliamo governare poi il cambiamento. Partirei dall’aspetto problematico, che può essere rappresentato dal fatto che oggi le nuove generazioni sono meno disposte a dare tutto per il lavoro e di sacrificare spazi di vita privata. Questo può mettere in difficoltà l’organizzazione pensata, soprattutto costruita, intorno alla disponibilità del lavoratore e della lavoratrice, qui potrebbe esserci una criticità. L’aspetto che credo positivo di questo cambiamento è invece che il tempo che io dedico al mio lavoro è un tempo di qualità. Quindi le nuove generazioni pongono molta attenzione ad esempio al clima, alle condizioni di lavoro, alla collaborazione tra colleghi, alle questioni di genere, alle questioni ambientali. C’è un tema che è legato alla qualità del lavorare insieme che tra questi elementi è anche il tempo che dedico al lavoro, un tempo di qualità ma non può essere fatto a scapito di altri momenti della mia vita che mi permettono banalmente di ricaricarmi, di stare bene e poi tornare al lavoro con nuove energie e nuovi stimoli. Quel tempo liberato dal lavoro è tempo dedicato all’associazionismo, alla cura, alla famiglia e alle proprie passioni e ai propri interessi. Questo è un cambiamento importante, ecco perché dico ambivalente, perché possiamo leggerlo in maniera critica o positiva e credo che vada interpretato in maniera positiva, quindi in termini di innovazione e di opportunità”.

Nell’analisi di contesto, Bergamo ne è uscita come un territorio estremamente votato al cambiamento.

“Siamo una realtà fortunata, perché ha un tessuto produttivo dinamico e vivace che ci permette di prenderci tempo per riflettere su questi aspetti – sottolinea il docente dell’Unibg – Il secondo aspetto è che non tutte le organizzazioni potranno gestire allo stesso modo queste realtà, la cosa importante è che sindacati, associazioni di categoria e Confindustria diventino degli interpreti di questi cambiamenti e importanti interlocutori per il mondo dell’impresa. Le imprese in questo momento sicuramente hanno necessità di capire il cambiamento che sta avvenendo e di avere degli strumenti per governarlo, da sole fanno fatica. Un HR durante la ricerca ha
detto: ‘Quello che prima il mondo dell’impresa riusciva ad impattare sul mondo sociale, oggi è la società che impatta molto all’interno dell’azienda’”.

Guarda l’intervista completa all’inizio dell’articolo.