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Pasquale Gandolfi: “Ho riunito il Pd sulla scelta di Valois come vice in Provincia? Una medaglia al petto”

Il presidente di via Tasso racconta la nuova geografia del Consiglio Provinciale dopo il voto del 29 settembre, la nomina di Valois e la spartione delle deleghe

Bergamo. Ironico quanto basta ma preciso e puntuale nel mettere i puntini sulle i. Alle spalle la nomina del vice presidente in Provincia e con quella del direttore degli Isituti Educativi che è solo un lontano ricordo, Pasquale Gandolfi, presidente di via Tasso, mette la parola fine ad una vicenda, tutta squisitamente politica, che lo ha visto al centro di una trattiva tra lui, il suo partito, il Pd, e l’area di centrodestra per l’assegnazione non solo del ruolo di numero due, ma anche per l’assegnazione delle deleghe. L’epilogo è noto, lo stesso dichiarato a microfoni aperti dopo il lungo discorso tenuto sulle linee programmatiche che traghetteranno questa Provincia fino a febbraio 2026.

“Un’era geologica dal punto di vista poltico”, spiega Gandolfi. Vero, ma con in mezzo anche una probabile riforma, che la Lega dà quasi per fatta, che consentirebbe alla Provincia di tornare a viversi come un’istituzione non più di secondo livello, ma con vera dignità, pieni poteri, risorse e con un presidente scelto dai cittadini. Riavvolgendo il nastro, le due settimane successive alla chiamata alle urne del 29 settembre hanno portato ad una conclusione in linea con il documento di sintesi scritto dal Pd dopo la riunione di direzione, con la ceralacca sull’alleanza con le forze centriste e il no a quella con la Lega, che pur si è detta soddisfatta di aver portato a casa Bilancio, Ambiente e Grandi Opere.

“Questo voto rafforza il centrosinistra – racconta Gandolfi – grazie al 5% in più raccolto grazie alla qualità della squadra che si è candidata e al buon lavoro di chi, in questi anni, ha concorso a governare la Provincia. Il compito più difficile è stato proprio far dialogare tutti gli attori, restituendo all’istituzione una valenza che si era persa nel tempo”.

Il 29 settembre il voto, martedì 22 il primo Consiglio Provinciale e la presentazione della nuova squadra di lavoro. Voto favorevole da parte di tutti i gruppi politici presenti, ad eccezione di Alessandro Colletta che ha scelto la via dell’astensione. Il Consiglio si ricompatta ma Fratelli d’Italia sceglie comunque di rimanere all’opposizione. 

Avevo chiesto al Consiglio di non esprimersi in maniera contraria, perché le linee programmatiche toccano davvero moltissime tematiche importanti per tutto il nostro territorio, che fanno l’interesse di tutti i cittadini. Fratelli d’Italia resta, come è giusto che sia, un elemento di pungolo all’interno del Consiglio. Ma sono convinto che un’opposizione sana e costruttiva possa anche consentirci di lavorare meglio, spingendoci a cercare soluzioni migliori. Resta la difficoltà, come è stato fino ad oggi, di fare sintesi tra idee e percorsi diversi, specie su determinate tematiche dove le posizioni politiche si fanno sentire. Il compito di chi governa però deve essere proprio quello di mettere da parte le logiche personalistiche a favore del bene della collettività. E se vogliamo continuare ad essere amministratori seri, non possiamo prescindere da questo fine. L’obittivo deve essere quello di mettere da parte le bandiere per favorire l’interesse dei bergamaschi.

Come si ridefinisce ora, politicamente, la geografia del Consiglio?

Nel centrodestra si è riscontrato un livellamento progressivo, con una sostanziale parità a livello numerico che garantisce ai suoi rappresentanti la maggioranza. Come ho detto in Consiglio, sono stato chiamato a fare una sintesi, non quella che volevo, ma la migliore possibile. Lo scegliere di non essere un uomo solo al comando, mi permette ad avere, pur nella complessità, una squadra di lavoro che mi supporta e una visione ancor più ampia, efficace e rispondente delle esigenze dei cittadini.

Come ha ricordato lei, durante il Consiglio ha sottolineato che “quella trovata era la sintesi migliore che lei potesse fare, ma non quella che avrebbe voluto”. Che cosa intendeva dire? 

Nel percorso di sintesi sono molti i fattori da tenere in considerazione, tra i quali certamente le volontà e le capacità dei consiglieri, come quelle dei partiti e del presidente. Diciamo che non tutto è quadrato perfettamente, non tutto è andato come volevo io.

Rispetto alla scelta del vice presidente, che peso ha avuto la linea del partito rispetto alla sua volontà? 

La mia è stata una sintesi frutto dell’aver messo insieme i desiderata del mio partito, di Forza Italia e della Lega. Una linea che accontenta e scontenta un po’ tutti, chi per un motivo e chi per un altro. Lo stesso vale per me. Rispetto al Pd, era chiaro che non potesse impormi la definizione di un percorso, ma solo indicarmi determinate. Ciascun partito ha dato il suo imput, ma nessuno mi ha obbligato a fare nulla. Del resto è il presidente a firmare i decreti.

Forza Italia accontentata con la vice presidenza e la riconferma della delega alla Scuola, Lega pure con quella al Bilancio, che era in capo a lei fino ad oggi. Per il Pd conferma di Formazione e Viabilità. 

Il Bilancio è la parte più importante che la Provincia può svolgere. L’ho tenuta io in passato. Una delega che è stata chiesta dalla Lega in contropartita alla vice presidenza. Ho ritenuto giusto affidarla a Macoli perché lo considero un politico di esperienza, che stimo, molto capace. E’ stata ceduta anche quella alla Cultura, materia sulla quale si è puntato moltissimo in questi ultimi anni, passando da meno di 100mila euro di investimento ad oltre 500mila euro. Non dimentico poi la delega alle Grandi Opere sulla quale si gioca, tra le tante, la partita della Bergamo-Treviglio, tema complesso sul quale si scontrano visioni diverse.

E’ pur vero che la gestione del Bilancio della Provincia è “partecipata”, non il frutto di indicazioni di Giunta. Come è vero che come avviene per la Bergamo-Treviglio la regia è sovra provinciale. Un’assegnazione di delega, quella alla Lega, che forse trova la sua ragion d’essere più vera nella continuità di colore politico tra Governo, Regione e Provincia che in altro. Non trova?

Non sono d’accordo. Il Bilancio della Provincia è importantissimo proprio nella misura in cui va fatto un lavoro di sintesi tra le parti e certe grandi opere necessitano comunque di un’espressione forte da parte del territorio. Trovo che la continuità politica rappresenti una scelta strategica, perché il dialogo facilitato tra governi dello stesso colore consente al territorio di poter beneficiare di molte più risorse. Non dimentico l’Ambiente, altra delega fondamentale. Direi, in sostanza, che l’equilibrio tra il peso della vice presidentza affidata a Forza Italia e quello delle deleghe conferite alla Lega sia stato trovato. Non si tratta di incarichi “vuoti”, ecco. Poi molto sta anche a come le si affronta e a come si lavora. Credo che questo sia un buon Consiglio, composto da ottimi elementi. Mi resta solo il rammarico della quasi assenza di quote rosa: solo il Pd ci ha provato, gli altri partiti non ci hanno proprio creduto. 

Lei è stato chiamato per ben due volti, a distanza di meno di un anno, a fare sintesi politica: prima gli Istituti Educativi, ora con il Consiglio. Quanto è stata scomoda la sua posizione, politicamente parlando, in queste ultime due partite?

Non credo che la mia posizione sia mai stata scomoda. Piuttosto privilegiata. Riuscire a fare sintesi è semplice se i tuoi interlocutori sono disponibili. Quindi se anche oggi ci sono riuscito, è perché si è aperto un dialogo. Non è mai semplice, ma non ho fatto troppa fatica. Basta guardare i verbali di Consiglio di questi due anni per capire che quel che dico è vero.

La Lega racconta di una riforma delle Province ormai prossima. Crede che sia giusto tornare ad un’elezione di primo livello o l’esperienza di questi anni le ha insegnato che il buon governo del territorio può passare comunque anche da un lavoro frutto di larghe intese?

Penso che la cosa più importante sia tornare a dare alla Provincia la dignità, i poteri e le risorse che le spettano. La cosa importante, al netto del fatto che è e resta una scelta legislativa parlamentare, è che si dica in maniera molto chiara quali siano le sue funzioni e quali le risorse. Poi, prima si arriva a superare la legge Delrio meglio è.

Cosa risponde a chi, con un pronostico a questo punto smentito dai fatti, aveva impotizzato che lei avrebbe tirato dritto per la sua strada scegliendo di rinnovare la vice presidenza alla Lega piuttosto che assecondare la volontà del partito, per sfruttare un’oppotunità politica più “conveniente” per il suo futuro politico?

Rispondo dicendo che i miei interessi politici futuri non sono chiari nemmeno a me, quindi figuriamoci agli altri. Se poi c’è chi immagina una strada futura per Gandoldi, questo non può fare altro che farmi piacere. Significa che qualcuno mi stima. Il percorso che ho scelto si è sempre e solo basato sull’interesse dell’ente che rappresento e non certo su obiettivi personali. Oggi faccio il Presidente della Provincia, ed è un onore per me, ma non sta scritto da nessuna parte che debba continuare a farlo o che non possa fare altro. Come recitava una famosa canzone, “il futuro è incerto”.

E a chi dice che lei è riuscito nell’impresa di ricompattare il Pd, area Schlein e Bonaccini, contro la sua presunta iniziale volontà di dare seguito alla vice presidenza della Lega? 

Dico che se se fosse veramente così, ho compiuto una grande impresa. E mi va messa una medaglia al petto (ride ndr).