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L’eredità culturale di Giuliana Bertacchi rivive a dieci anni dalla sua scomparsa

Il ricordo dell’intellettuale antifascista bergamasca animato dal ricordo di chi l’ha conosciuta

Bergamo. “La Resistenza non è una parentesi della storia, ma un momento di rottura, in cui si elabora un nuovo modo di essere cittadini a pieno titolo. Trovando creatività nella Memoria, senza mai abbandonarsi al pessimismo”. Con queste parole si potrebbe sintetizzare, a dieci anni dalla scomparsa, l’eredità culturale lasciata da Giuliana Bertacchi, intellettuale antifascista bergamasca.

Nel corso dell’incontro organizzato dall’ANPI Provinciale di Bergamo e la Sezione Bergamo Città dal titolo “C’era questo piacere di tentare insieme”, la conversazione a più voci di chi l’ha conosciuta ha ripercorso la storia e ricostruito gli insegnamenti sotto il profilo storico e culturale di una figura fortemente impegnata, la cui vita spaziò dalla didattica alla ricerca nella storia contemporanea, passando per la pratica sindacale e di rappresentanza politica, ma soprattutto dello studio dell’antifascismo e della sua difesa.

“Come ANPI provinciale – sottolinea il presidente, Mauro Magistrati – abbiamo sentito il desiderio di ricordare Giuliana Bertacchi, una figura a cui eravamo molto legati, sia per la sua personalità che per il suo contributo intellettuale e umano. Giuliana ha partecipato attivamente alle nostre iniziative fino al 2014, poco prima della sua scomparsa, dedicandosi alla formazione e alla divulgazione, spronandoci a fare cultura anche oltre la Resistenza. È stata una donna di straordinaria lungimiranza di pensiero, capace di evitare il provincialismo e di diventare un riferimento per chiunque cercasse una visione critica e alternativa rispetto allo stato delle cose. Le sue ricerche storiche e i suoi interventi pubblici non si limitavano a rievocare il passato, ma cercavano di legarlo agli impegni e alle sfide attuali. Era una donna curiosa e aperta al mondo, non solo nei suoi studi storici, ma anche nelle relazioni personali e sociali che coltivava. Oggi sentiamo ancora il bisogno di quella sua voce: attraverso i suoi scritti e le sue ricerche, continua a parlarci, ricordandoci l’importanza di un impegno culturale che guardi oltre i confini del tempo e del luogo”.

A ricordare il valore la fondatrice dell’Isrec-Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea di Bergamo (allora Isml-Istituto provinciale di Storia per il Movimento di Liberazione) anche Valentina Colombi, che affinò le sue doti di ricercatrice, partendo dall’elaborazione della tesi di laurea sotto la sua guida, e Maria Laura Cornelli, che con Daniela Rosa ha recentemente pubblicato uno studio sul colonialismo italiano, progetto incoraggiato proprio da Bertacchi.

“Giuliana si è battuta una vita intera perché si studiasse la Resistenza – ha sottolineato Mario Pelliccioli che, insieme a Roberto Villa, come insegnante, ha sperimentato i preziosi ragionamenti sul rapporto tra Memoria e storia – si è battuta affinché la Resistenza non fosse considerata una parentesi della storia, ma un momento di rottura, il momento in cui si elabora un nuovo modo di essere cittadini a pieno titolo; è stata un’antifascista coerente, severa e coraggiosa, condannando sempre la retorica, la monumentalizzazione, la sacralizzazione della Resistenza. Ha sempre trovato il coraggio di ‘tentare’ strade diverse e l’umiltà di affermare che le cose belle si fanno insieme con gli altri; ci ha insegnato che bisogna andare oltre il noto e il conosciuto, superare le interpretazioni che sembrano le più ortodosse; non bisogna distruggere le posizioni, ma superarle, andare oltre, con “il piacere di tentare insieme”.

Presente anche Andrea Via, bibliotecario dell’Istituto Nazionale “Parri”, dove sono state depositate le carte e la biblioteca storica di Giuliana Bertacchi.

Lidia Campagnano, compagna e amica dai primi anni de “Il Manifesto” fino alla militanza nell’ANPI, ha posto l’accento sulla passione che animava Giuliana Bertacchi per la Memoria: “La considerava fonte di creatività per affrontare il presente, non una medaglia da attaccare al petto. Il legame con la storia è un vissuto pieno di sfumature da conoscere. E mai come ora, periodo in cui non possiamo affidarci alla continuità, il suo lascito è importante: lei che mai si abbandonava al pessimismo, era mossa dalla passione per la realtà storica, dalla sempre possibilità di lottare per un altro orizzonte, suscitando uno sguardo intelligente sul presente, per ragionare sul futuro”.