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Detenuto trovato morto in cella nel carcere di Bergamo: entro fine anno la visita della commissione regionale

Il fatto risale allo scorso venerdì e fa seguito a una serie di episodi di tensioni che hanno coinvolto detenuti e personale penitenziario: l’appello dell’associazione Carcere e Territorio per confermare i finanziamenti regionali sui progetti sociali

Entro fine anno il carcere di Bergamo riceverà la visita della Commissione Carceri del Consiglio regionale della Lombardia: si alza l’attenzione sul penitenziario cittadino di via Gleno, dove il sovraffollamento è ormai cronico e si susseguono episodi violenti, campanello d’allarme rispetto alle tensioni quotidiane che si vivono tra la popolazione carceraria.

Dopo le due aggressioni che hanno portato la prima alla rottura della tibia per un agente e la seconda al ferimento di altri sette colleghi, venerdì scorso un giovane di 34 anni è stato trovato morto in cella: ad annunciarlo, in audizione in Regione, il vicepresidente dell’Associazione Carcere e Territorio Bergamo, Gino Gelmi, a Milano insieme al presidente Fausto Gritti.

L’ultimo report del Garante nazionale dei detenuti parla di “causa da accertare”, anche se secondo i primi rilievi il detenuto, che stava scontando una condanna definitiva fino a metà 2027, non si sarebbe tolto la vita ma sarebbe stato vittima di un malore.

I vertici di Carcere e Territorio Bergamo parlano di “situazione di difficile gestione” in via Gleno, spiegando come negli ultimi anni disagio mentale e dipendenza siano problematiche sempre più presenti: per questo l’obiettivo è quello di creare un Centro Psico Sociale (CPS), che possa colmare un gap oggi presente a livello psichiatrico sul territorio e posso segnalare per tempo le situazioni critiche.

Un focus particolare, che si inserisce in un contesto che rimane complicato: in diverse sezioni le celle rimangono ancora chiuse e la conflittualità tra detenuti e tra detenuti e il personale del carcere rimane alta. Ad incidere sono principalmente due fattori, comuni alla maggior parte dei penitenziari italiani: sovraffollamento e carenza di agenti di polizia penitenziaria.

Quali soluzioni? Per l’associazione bergamasca è fondamentale che la Regione garantisca anche per gli anni a venire i finanziamenti che sostengono progetti sociali finalizzati all’accompagnamento lavorativo, tramite i quali 90 persone detenute hanno potuto accedere a pene alternative.

Una richiesta forte, considerato che a inizio 2025 scade il progetto “Reti” che nella ripartizione delle risorse destina a Bergamo 120mila euro all’anno: fondi fondamentali per garantire la partecipazione ai tirocini dei detenuti sottoposti a misure alternative.