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La società ha chiuso il 2023 con un fatturato di 3,7 milioni e conta 163 clienti: tra questi, oltre al simbolo di Roma, anche il Museo Egizio di Torino e il Duomo di Milano. Il Ceo: “La svolta durante il Covid, attendiamo l’esito della gara per Pompei”

Bergamo. Una storia di determinazione e caparbietà, qualità che hanno portato una piccola realtà bergamasca specializzata nella catalogazione informatizzata di opere d’arte a diventare la prima piattaforma di bigliettazione nel settore cultura in Italia. Dalla prima collaborazione con la Diocesi di Bergamo nel 2000 ad oggi MidaTicket ne ha fatta di strada, attraversando una crescita culminata con l’acquisizione della biglietteria del Colosseo, il sito culturale più visitato nella penisola (e ai primi posti in Europa) con oltre 12 milioni di ingressi ogni anno.

“Quello che ho sempre visto come un sogno irrealizzabile un giorno è diventato realtà – esordisce Sergio Bellini, Ceo di MidaTicket e cofondatore della società insieme alla moglie Maria Teresa Angelini -. La nostra è un’azienda famigliare con una forte partecipazione affettiva, nata all’inizio del millennio con un’altra denominazione (MidaInformatica, ndr) e la catalogazione di opere d’arte come attività primaria”.

Nel 2006 arrivò l’apertura della seconda linea di attività, la digitalizzazione di archivi storici, biblioteche e fondi fotografici: “Il lavoro più prestigioso lo abbiamo ricevuto nel 2009, quando la Biblioteca Ambrosiana ci scelse per digitalizzare il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci”, racconta Bellini.

Il 2005 è stato l’anno che ha visto l’inizio del progetto MidaTicket: due anni più tardi, nel 2007, è stata certificata la versione 1.0 del software per la biglietteria, realizzata da Maria Teresa. “Proprio la nostra genesi all’interno del mondo dei beni culturali ha fatto sì che i nostri contatti lavorativi si trovassero in quel campo, dal quale proviene oltre il 90% dei nostri clienti – continua -. Attualmente ci troviamo al primo posto in Italia come numero di biglietti emessi nel settore cultura (musei e monumenti, ndr) ma operiamo in ogni settore: sì musei e siti storici ma anche società sportive, fiere, parchi divertimento, cinema, teatri, discoteche”.

Nel 2023 la scissione definitiva, con la creazione di una nuova società per la digitalizzazione (MidaDigit, le cui quote di controllo sono state cedute a Franco Cosimo Panini Editore per entrare nel gruppo Panini Cultura) e la ridenominazione in MidaTicket della società originaria, dove è rimasta solo l’attività di bigliettazione.

“L’azienda ha sempre attraversato una lenta ma progressiva crescita – ricorda il Ceo -. Io e Maria Teresa siamo laureati in Informatica: nel 2018, quando l’applicativo di biglietteria MidaTicket compì 13 anni, un’era geologica in informatica, dopo una lunga analisi abbiamo fatto una scelta radicale decidendo di riscrivere l’applicativo da zero. La versione 4.0 non sarebbe stata dunque l’evoluzione delle precedenti ma un prodotto completamente nuovo, con l’utilizzo di tecnologie contemporanee in totale discontinuità con il passato”.

Nel 2019, alla vigilia della pandemia, la nuova versione era in fase di sviluppo, un investimento rilevante per la dimensione di allora della società. “Il Covid ci ha messo in difficoltà in quanto ci trovavamo esposti con l’investimento: con la chiusura dei musei siamo passati da 9 milioni di biglietti a 0 nell’attimo in cui è stato firmato il decreto. Nel momento più buio abbiamo deciso di rilanciare: al posto che lasciare in cassa integrazione i dipendenti abbiamo utilizzato quel periodo per completare l’applicativo nuovo, cercando di arrivare alla riapertura con un vantaggio competitivo”.

E la scommessa ha pagato. Durante i lockdown i musei ebbero il tempo di riflettere e pianificare strategicamente e alla riapertura del mercato MidaTicket iniziò una crescita vertiginosa in pochissimo tempo. Nuovi prestigiosi clienti portarono una visibilità e una reputazione senza precedenti: in pochi mesi nella “scuderia” bergamasca entrarono i luoghi del Fai di tutta Italia, il Museo Egizio di Torino e il Duomo di Milano. Quest’ultimo, da solo, emette più di 3 milioni di biglietti l’anno.

Un’altra svolta è stata l’acquisizione del Colosseo, completata il 1° maggio di quest’anno con l’attivazione del servizio, il risultato di un percorso tortuoso iniziato nell’autunno del 2022 con l’inizio della gara pubblica. “Ora stiamo cercando un ufficio a Roma e vorremmo accelerare – conferma -. Gestire il Colosseo è un compito impegnativo ma prestigioso: lo consideriamo come un punto di partenza, non di arrivo. Vorremmo ampliare il mercato nella zona della Capitale”.

La società ha chiuso il 2023 con un fatturato di 3,7 milioni e attualmente conta 163 clienti: oltre a quelli già citati, parte della lista anche il Comune di Verona (con l’Arena e la Casa di Giulietta), il Museo Guggenheim di Venezia e la Cappella San Severo di Napoli con il capolavoro del Cristo Velato. Nel 2024 la previsione è di chiudere intono a 4,5 milioni.

arena di veronaL'Arena di Verona

“Il mio lavoro mi rende un privilegiato: i sopralluoghi sui siti mi permettono di visitare luoghi meravigliosi – riconosce l’imprenditore, originario delle valli -. La biglietteria è un servizio essenziale, sia per i visitatori sia per chi da essa riceve un impatto economico. L’opzione che la biglietteria non funzioni semplicemente non può esistere: al Colosseo entrano 30mila persone al giorno, è impensabile che non possano entrare. La gestione del sistema richiede un’assistenza di livello alto che implica anche responsabilità dirette”.

“Il nostro cliente è l’istituzione, pubblica o privata che sia: poi, ad un secondo livello, c’è il visitatore del sito che acquista il biglietto utilizzando il nostro sistema – sottolinea -. Il sito di acquisto online è la prima vetrina, il primo momento di relazione tra il visitatore e l’istituzione: se l’esperienza d’acquisto è positiva l’approccio avviene con il sorriso”.

La scintilla che portò all’ingresso della società nel settore della bigliettazione si accese con un museo della città di Bergamo, il Museo Diocesano. “Il nostro “cliente zero” – ricorda Bellini -. Con il territorio bergamasco e il capoluogo c’è un forte legame, è da qui che arrivarono i nostri primi clienti: dalla GAMeC ai Musei Civici in Città Alta che sono tutt’ora nostri clienti, mentre per anni abbiamo lavorato sia con l’Accademia Carrara che con la Fondazione Bergamo nella Storia che poi hanno invece fatto scelte diverse”.

GamecL'ingresso della GAMeC a Bergamo

“La nostra fortuna, o bravura, è di avere un basso ricambio di clienti – afferma -. Al netto delle gare nel settore pubblico, nel mercato dei privati la qualità del nostro servizio generalmente li soddisfa: un esempio è il Volley Bergamo, che ha iniziato con noi e non ci ha mai abbandonato. Questo è merito della professionalità dei miei collaboratori che quotidianamente si interfacciano con i clienti”.

E il prossimo grande colpo potrebbe non essere così distante. L’azienda orobica sta infatti attendendo gli esiti della gara pubblica per l’affidamento degli Scavi Archeologici diPompei: “Fanno gola un po’ a tutti, sono il terzo sito culturale in Italia per numero di visitatori (il Duomo di Milano è fuori classifica in quanto ente privato, ndr). Riuscire ad ottenerli sarebbe una grande soddisfazione, siamo in sei partecipanti: in questo momento non ho altre informazioni ma  spero che entro fine anno comunichino qualcosa”.

Ma non solo. L’azienda ha ufficializzato la partecipazione alla gara per ottenere il Teatro Greco di Taormina mentre sono attesi i bandi per l’area archeologica di Siracusa e quella di Agrigento, la rinomata Valle dei Templi.

Con un grande obiettivo “europeo” messo nel mirino da ormai diverso tempo, da quando l’azienda – che negli ultimi 12 mesi ha assunto 9 persone e conta ora 23 dipendenti – ha iniziato ad avere una dimensione notevole nel panorama nazionale. “L’idea di uscire al di fuori dei confini nazionali la stiamo coltivando da parecchio, ci stiamo informando perchè bisogna che l’azienda sia ancora più solida – conclude Bellini -. L’idea è di partire dai paesi vicini: Spagna, Francia e Germania. Da buon bergamasco tuttavia cerco di essere il più pragmatico possibile: un passo per volta, si parte dai musei piccoli con in testa un obiettivo. Se si corre troppo ci si schianta: se perdi la reputazione in questo mondo è finita”.