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Caso Albania: lo scontro tra poteri dello Stato non fa bene né alla democrazia né ai cittadini
La stretta di mano tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Primo Ministro albanese Edi Rama

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un’avvocata di Bergamo che analizza il caso dei migranti portati in Albania

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un’avvocata di Bergamo che analizza il caso dei migranti portati in Albania. 

Egregio direttore,

La durissima polemica di queste ore sul “caso Albania” impone a chi scrive, avvocata, di intervenire nel dibattito sempre più polarizzato per riportarlo nell’alveo suo proprio: quello del diritto vigente.

E dunque osserviamo in fatto come l’attuale governo abbia costruito un centro per i rimpatri dall’altra parte dell’Adriatico per ospitare quei migranti che, raccolti in operazioni SAR (search and rescue) nel canale di Sicilia, risultino provenienti da “Paesi sicuri”, in cui cioè i diritti umani, non risultino violati. Questa provenienza li rende infatti “clandestini acclarati” da respingere su due piedi, senza neppure farli sbarcare sul suolo italiano.

La scelta di destinarli a un Paese extra UE ha scopo di “deterrenza”, cioè di dissuasione delle partenze, nonché di contenimento delle paure dell’opinione pubblica italiana.

La soluzione sarebbe discutibile ma comunque comprensibile.

Senonché, la necessità di rendere propagandisticamente numerosi questi “rimpatri affrettati” di esseri umani da collocare provvisoriamente in costosi hub extraUE ha indotto l’esecutivo a catalogare frettolosamente come “sicuri” Paesi che non lo sono affatto.
Ciò in sfregio ai criteri tassativamente stabiliti dalla giurisprudenza comunitaria.

Tra questi per esempio l’Egitto che, tra parentesi, ancora sta negando la verità sulla morte di un cittadino italiano: Giulio Regeni.

Proprio alla luce di criteri giuridici vigenti nel nostro ordinamento, e non già ad libitum, il Tribunale di Roma non ha dunque convalidato la detenzione all’estero dei primi 16 migranti ritenuti “respingibili”, che quindi si sono dovuti riportare in Italia.
C’è poco da fare: quel brechtiano “giudice a Berlino” che, in base alla nostra Costituzione, deve convalidare ogni privazione della libertà personale decidendo in piena autonomia, ci rende ancora un Paese civile e democratico, e ci preclude le “scorciatoie” non conformi al diritto vigente.

Se l’esecutivo ne fosse consapevole noi tutti ci risparmieremmo un pericoloso scontro tra poteri dello Stato, che non fa bene né alla democrazia né ai cittadini che sono soggetti soltanto alle leggi. Come chi porta la toga ben sa.

Lettera firmata