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Morì cadendo dalla motoslitta durante un’escursione: chiesti 2 anni per la guida che accompagnava
Foto di Tattan da Pixabay

La vittima, Flamur Krasniqi, svizzero di 40 anni, perse il controllo del mezzo da neve durante un giro in notturna e picchiò la testa contro un paletto della recinzione

Costa Volpino. Un’escursione notturna in motoslitta che si trasforma in tragedia. Muore un quarantenne svizzero, la guida finisce a processo per omicidio colposo.

I fatti risalgono al 9 febbraio 2020, quando un gruppo di venditori della Volkswagen raggiunge il monte Pora per una gita aziendale. L’organizzazione prevede un giro in motoslitta per tutti nel pomeriggio e la cena al rifugio Magnolini. I partecipanti vengono accolti, suddivisi in due gruppi e affidati a due guide. Prima di montare in sella ai mezzi da neve, partecipano tutti a un briefing dove viene spiegato loro come guidare e come comportarsi lungo il tragitto. Si procede in fila indiana, tutti dietro l’organizzatore, non si può superare. Uno di loro, Flamur Krasniqi, 40 anni, che non è nuovo ad esperienze di questo tipo, un paio di volte tenta di sganciarsi dal gruppo ma viene prontamente ripreso dalla guida e rientra nella fila.

Terminata l’escursione, i venditori svizzeri si ritrovano al rifugio dove consumano la loro cena in allegria. C’è il plenilunio quella sera, Krasniqi vuole fare un altro giro in motoslitta e chiede a N.R., la guida all’epoca 31enne, se lo può accompagnare. Lui acconsente, si unisce anche un altro partecipante, i tre si dirigono al deposito dei mezzi e partono. Il collega di Krasniqi indossa casco, visiera e guanti, lui no.

La guida parte lasciando indietro gli altri due e si posiziona all’inizio del tracciato per segnalare una curva a sinistra. Poco dopo arrivano i due svizzeri: uno si ferma, il 40enne invece perde il controllo della motoslitta, lo abbandona in corsa ma cade e batte la testa contro un palo della staccionata che delimita il percorso, morendo sul colpo.

Il pubblico ministero ha chiesto per l’imputato una condanna a 2 anni di reclusione: “La responsabilità penale è provata. La morte di Flamur Krasniqi è derivata da un comportamento negligente dell’imputato che era accompagnatore e guida del gruppo. Non c’è stato un secondo briefing la sera perché, a detta di N.R., il percorso che avrebbero affrontato era lo stesso del pomeriggio. Ma le condizioni erano molto diverse, era notte, c’era buio, il tracciato non era segnalato, la neve era gelata. L’imputato avrebbe dovuto usare maggiore prudenza, invece è partito lasciando indietro i due che, per raggiungerlo, hanno accelerato ignari della curva che la guida voleva segnalare”.

La famiglia di Flamur Krasniqi, la moglie e i due figli di 11 e 6 anni, si è costituita parte civile. L’avvocato ha ripercorso gli eventi citando le dichiarazioni del collega della vittima, unico testimone oculare, il quale aveva confermato il fatto che la guida li aveva distanziati e loro, che non conoscevano la zona, avevano accelerato per raggiungerla. “La responsabilità dell’imputato è provata in quanto ha acconsentito ad accompagnare i due nell’escursione notturna, non ha obbligato la vittima a indossare le protezioni, non ha segnalato i rischi sul tracciato e non ha comunicato la mancanza di cartellonistica. Sussistono quindi molteplici omissioni e negligenze da parte della guida”.

La difesa, retta dall’avvocato Ettore Tacchini, ha chiesto l’assoluzione con la formula per non aver commesso il fatto: “Il punto in cui è avvenuto l’incidente è lo spiazzo di accesso al circuito, è un prato in leggera pendenza e il tracciato è distante dal punto in cui è avvenuto l’impatto. L’uscita notturna è molto più frequente di quella diurna, soprattutto quando c’è la luna piena. È più suggestivo e affascinante il contesto con il plenilunio e infatti ci sono tantissimi escursionisti e sci alpinisti che si avventurano in situazioni del genere. Flamur Krasniqi era esperto, tant’è che già nel pomeriggio aveva cercato di staccarsi dal gruppo perché probabilmente fremeva a stare in fila, dietro a colleghi che non avevano mai guidato una motoslitta. È possibile che quella sera avesse voluto dar sfogo alla sua voglia di velocità e abbia accelerato senza tenere in considerazione la presenza del ghiaccio. Il mio assistito si è correttamente posizionato sulla curva che voleva segnalare, ma è stato superato dalla vittima, che ha poi perso il controllo del mezzo e, sfortunatamente, ha battuto la testa contro il palo. Il comportamento di Flamur Krasniqi è stato autonomo, N.R. non aveva ragione di fare qualcosa di diverso rispetto a quello che ha fatto”.

La sentenza sarà pronunciata il prossimo 30 ottobre.

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