Logo

Temi del giorno:

“Heartstopper”, la serie queer adolescenziale che ha rotto gli schemi
foto Instagram @heartstopper

Su Netflix la terza stagione della serie tratta dalla graphic novel best seller omonima di Alice Oseman

Pioggia, tanta pioggia, troppa pioggia. Se anche tu sei stanco/a del meteo autunnale e hai bisogno di una serie spensierata che ti scalderà soprattutto il cuore, verrà in
aiuto per te Heartstopper. Heartstopper, serie tratta dalla graphic novel omonima di Alice Oseman, racconta la tenera storia d’amore adolescenziale tra Charlie
Spring (Joe Locke), unico ragazzino gay dichiarato della scuola, con un passato di bullismo, e Nick Nelson (Kit Connor), giocatore della squadra di rugby che grazie al
legame che instaurerà con Charlie, comprenderà la propria bisessualità.

La serie, ora arrivata alla sua terza stagione, fin dalla sua uscita è stata in grado di segnare un’intera generazione, rappresentando una svolta ed un unicum nel
panorama delle serie adolescenziali a tematica queer.

La maggior parte dei prodotti seriali e filmici a tema LGBTQ+ si concentrano sugli aspetti più drammatici dell’esperienza queer. Nel periodo del Codice Hays del
cinema hollywoodiano, qualsiasi caratteristica considerata “immorale” (come l’omosessualità) era proibito mostrarla.

L’unico escamotage per inserire personaggi non etero-normativi nei film era l’utilizzo di sottotesti, movenze, sguardi, dialoghi allusivi, che permettevano al pubblico più attento di coglierne l’ambiguità. Queste caratteristiche venivano spesso affidate agli antagonisti delle pellicole, enfatizzando così ancora di più la loro natura “perversa”.

Un esempio di questi personaggi sono i due assassini del film di Hitchcock Nodo alla gola. Il destino di questi personaggi (positivi o negativi che fossero) doveva essere punitivo, nessuno poteva avere un “lieto fine”, l’unico epilogo possibile era drammatico, spesso culminando con la morte, come nel caso di Gioventù Bruciata.

Heartstopper al contrario, sovverte questa consuetudine, mostrando personaggi queer come protagonisti e mettendo in luce gli elementi positivi di una storia d’amore
LGBTQ+, regalando loro una commedia romantica, una fiaba, una storia d’amore finalmente a lieto fine, in cui possono rispecchiarsi.

Se nella prima stagione il tema principale era l’accettazione del sé, argomento principalmente legato al personaggio di Nick (il cui percorso di scoperta della bisessualità è uno dei più genuini e veritieri mostrati negli ultimi anni), nella terza stagione vengono affrontati i disturbi alimentari e la salute mentale. La serie analizza come la malattia mentale possa influenzare non solo le persone che ne soffrono, ma anche le persone care; dedicando sequenze con montaggi innovativi per far intendere la sensazione di costante disagio e apprensione.

Altro tema fondamentale della stagione è quello dell’esplorazione della sessualità, la cui assenza nelle stagioni precedenti aveva causato molti dissensi che accusavano la
serie di eccessiva pudicizia e irrealismo, trattandosi di storie legate a protagonisti adolescenti. La scelta di affrontare l'argomento così in là nella narrazione però,
rientra nella battaglia che la serie porta avanti da sempre, quella di sovvertire le aspettative, mostrando la sessualità non come una gara, ma come percorso, che
tutti/e hanno diritto di affrontare con i propri tempi.

Le scene intime sono girate con estrema delicatezza, forse mancando di un tocco di erotismo e giocosità in più, elementi fondamentali per una storia di formazione.