Trafugato nel 1973 a Sotto il Monte, torna in Bergamasca un dipinto dei Marinoni di Comenduno
Le indagini dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino sono scaturite dopo una segnalazione di un collezionista che, inconsapevole della provenienza, aveva acquistato su un sito l’opera scomparsa più di cinquant’anni fa dall’Abbazia di Sant’Egidio a Fontanella del Monte
Bergamo. Un dipinto attribuito alla bottega dei Marinoni di Comenduno e raffigurante quattro apostoli, un’opera pittorica sottratta nel 1973 dall’Abbazia di Sant’Egidio a Fontanella del Monte, contrada di Sotto il Monte Giovanni XXIII.
Nel pomeriggio di oggi, venerdì 18 ottobre, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Eccellenti in Val Brembana, I capolavori restaurati di Cusio e Mezzoldo” è stato restituito dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino uno scomparto di predella scomparso dalla Bergamasca ormai più di cinquant’anni fa.
Il dipinto faceva parte del più ampio polittico di Sant’Egidio tra i Santi, che fungeva un tempo da pala di un altare laterale della chiesa dell’abbazia. Eseguita tra la fine del XV e l’inizio del XVI sec., il polittico si compone di sei pannelli in legno di pioppo inseriti in un’intelaiatura di legno di conifera che li dispone i tre ordini: predella, ordine inferiore e ordine superiore. I pannelli della parte superiore raffigurano la Vergine con Bambino, San Sebastiano e San Rocco; nella zona centrale Sant’Egidio Abate seduto in trono e vestito con abiti pontificali, San Nicola di Bari e San Gregorio Magno.

Nel 1973 il polittico fu depauperato della predella composta da tre tavole raffiguranti il Redentore e quattro angeli e i Dodici Apostoli. Lo scomparto ritrovato si riferisce proprio a quest’ultima scena che raffigura quattro dei dodici Apostoli. Anche il fregio centrale, che separa l’ordine inferiore da quello superiore, fu trafugato ormai più di cinquant’anni fa.
Le indagini, condotte dal nucleo torinese con il coordinamento della Procura della Repubblica di Genova, erano scaturite dalla segnalazione di un collezionista torinese che aveva acquistato il bene artistico su un noto sito di E-Commerce: resosi conto della possibile provenienza ecclesiastica aveva immediatamente contattato i carabinieri.
La comparazione dell’immagine dell’opera, con quella censita nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, la più completa banca dati di opere d’arte rubate esistente al mondo, ha consentito di accertare che l’opera era proprio quella sottratta nel 1973 dalla chiesa bergamasca, procedendo così al suo sequestro su ordine della magistratura.
Lo scomparto della predella diventerà parte integrante della mostra inaugurata oggi, che proseguirà fino al 17 novembre.


