Bergamo. A meno di una settimana dal primo Consiglio Provinciale, rinnovato con il voto del 29 settembre, è tempo di decisioni. Almeno in casa Pd. E anche se nell’ordine del giorno non compare la voce “vice presidenza”, il nodo da sciogliere prima dell’appuntamento dei nuovi eletti, è chiaro che questa sarà la questione da affrontare. Formalmente la discussione verterà sull’analisi della tornata elettorale che ha portato al rimpasto dei membri scelti per via Tasso, senza esimere però il partito e i suoi dirigenti di esprimersi in merito alle possibili alleanze che indicheranno la linea da seguire. Nessun imposizione al presidente Pasquale Gandolfi, così si dice, ma un’indicazione formale da parte del segretario provinciale Gabriele Giudici sì, chiamato a fare sintesi tra le posizioni che verranno prese.
Il rebus è la riconferma della vice presidenza a Matteo Macoli, sindaco di Ponte San Pietro in forza alla Lega, o la novità Umberto Valois, coordinatore provinciale di Forza Italia e record man di preferenze alle urne. O, ancora, l’opzione più soft di due vice: uno vicario e uno con un incarico più formale che operativo ma che vedrebbe ridimensionati i lumbard. E se da un lato la Lega rivendica la legittimità della continuità, in virtù del suo essere il secondo partito in provincia, dall’altro alcune anime del Pd invocano la scelta di un appoggio al mondo centrista, quello dei Civici Moderati, come del resto racconta il sentimento nazionale del partito.
Le vicissitudini del governo della Provincia sono parecchio cambiate nel corso di questi ultimi anni, sempre e comunque segnati da un’elezione di secondo livello e da un potere, quello del Consiglio, quanto mai determinante. Nel dicembre 2021, gli allora vertici della Lega sfruttarono l’assist dell’ingresso del Carroccio nel Governo Draghi per riuscire a costruire, in via Tasso, un’alleanza col PD considerata ai più inimmaginabile. Del resto erano gli anni della pandemia e dei fondi del PNRR e le larghe intese erano più che comprensibili. Consapevoli dunque di un sentimento nazionale che li vedeva andare a braccetto, la Lega ha scelto la via della possibilità, cercando anche di ridimensionare il peso di Forza Italia che, nonostante il blitz, riuscì comunque a incassare il 12,5 per cento dei consensi.
A distanza di tre anni, con il presidente Gandolfi, eletto per la terza volta come sindaco di Treviolo, cosa è cambiato? Bhé, lo scenario si è praticamente ribaltato. La Lega si è resa protagonista di una poderosa virata a destra, passando dal Governo Draghi alla Pontida di Orban e dei sovranisti europei. Una scelta che, come ha recentemente sottolineato anche la segretaria nazionale Elly Schlein, rende praticamente impossibile ogni forma di dialogo con i Dem. Nel frattempo anche i vertici provinciali del Carroccio sono cambiati: il congresso è stato vinto da Fabrizio Sala che per mesi ha ribadito il suo “mai col Pd” per poi finire sotto nel direttivo di quest’estate e vedersi costretto a lasciare il passo alla volontà degli amministratori. Nuovo anche il segretario del Pd: Giudici è subentrato a Davide Casati, ora consigliere regionale, e il giovane politico, vice sindaco di Ciserano, non sembra aver voglia di essere ricordato per gli accordi lontani dalle logiche nazionali e regionali. Vuole vivere a lungo, nel suo ruolo, come è giusto che sia, e la Lega non sembra essere tra i suoi pensieri.
Lega mai col PD e PD mai con questa Lega. Così sembra. In mezzo c’è Forza Italia, partito che con la guida di Antonio Tajani si è chiaramente allontanato dall’estrema destra e che rimarca, in maniera ancor più vigorosa, la sua appartenenza al PPE. Nessuna anomalia dunque in Europa, con il PD, gli azzurri, socialisti e popolari uniti sotto un unico cielo. Per il partito di centro, passato dal 12,5 al 18.2% delle preferenze, più che una virata, la nuova era racconta di una consacrazione nella casa dei moderati. E, in questo, lo Ius Scholae insegna.
C’è da chiedersi dunque a cosa serva veramente la possibilità di un rinnovato accordo con la Lega, se al partito o ad altri scenari futuri, lontani però dalle strette logiche del partito. Con i suoi 6 consiglieri eletti più l’unico di Italia Viva, il Pd gode già infatti della maggioranza con Forza Italia e non sembra soffrire di ansia da alleanze obbligatorie con la Lega.