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La diciannovesima edizione della Festa del Cinema di Roma si è aperta mercoledì 16 ottobre con il primo film in concorso (sezione Progressive Cinema), “Berlinguer. La grande ambizione” di Andrea Segre

Titolo: “Berlinguer. La grande ambizione”
Regia: Andrea Segre
Cast: Elio Germano, Stefano Abbati, Francesco Acquaroli, Paolo Calabresi, Roberto Citran, Pierluigi Corallo, Elena Radonicich, Fabrizia Sacchi, Giorgio Tirabassi

La diciannovesima edizione della Festa del Cinema di Roma si è aperta mercoledì 16 ottobre con il primo film in concorso (sezione Progressive Cinema), “Berlinguer. La grande ambizione” di Andrea Segre.
Centoventidue minuti per raccontare Berlinguer, segretario generale del partito Comunista Italiano, negli anni dal 1973 al 1978, ovvero dall’attentato cui sfuggì a Sofia fino all’epilogo dell’attentato ad Aldo Moro.

Il film si apre con i filmati storici del golpe di Pinochet in Cile che mise fine tragicamente al governo di Salvator Allende – esempio di socialismo costruito all’interno della democrazia – e si chiude con i funerali e la commozione di massa per la morte prematura di Berlinguer nel 1984.

In quegli anni – dal 1973 al ’78 – Berlinguer cercò di realizzare il cosiddetto “compromesso storico”, cioè l’avvicinamento e condivisione di priorità con la Democrazia Cristiana nell’intento di sanare la grave crisi economica e sociale in cui versava l’Italia. E la specularità – reale o forzata, condivisibile o meno – con cui il regista ci presenta Moro e Berlinguer, prende forma nel corso del film con poche scene (per esempio entrambi ritratti alla propria scrivania, inquadrati con identica iconografia che prevede alle spalle di ciascuno la foto del fondatore del partito) grazie anche a un privato e pubblico che fluiscono brillantemente nella narrazione e riportano alla mente “Esterno notte” di Bellocchio del 2022.

Anche Segre sceglie di mostrare Berlinguer in brani di vita familiare, perlopiù negli interni di casa dai toni caldi ma molto saturi dove gli anni di piombo e la politica non possono non entrare, porre interrogativi e chiedere risposte. I ragionamenti con i figli, gli aneddoti sulla gioventù a Sassari, la bellissima lettera alla moglie in occasione dell’ennesimo anniversario mancato.

Il titolo del film fa riferimento a una frase di Gramsci che contrapponeva “la lotta delle piccole ambizioni, legate a singoli fini privati, contro la grande ambizione che è invece indissolubile dal bene collettivo” e l’attentato a Berlinguer mostra da subito quanto questa via – il socialismo costruito appunto all’interno della democrazia – fosse invisa ai regimi comunisti.
Il Congresso Comunista a Mosca – dove Berlinguer parlò di eurocomunismo –, in Italia il dibattito sul divorzio e le elezioni del 1975, si snodano con il contrappunto di incontri con gli operai in fabbrica, gli iscritti nelle sezioni, la gente nei quartieri, i simpatizzanti alle feste dell’Unità, con le riunioni dei vertici del partito e con gli esponenti della DC. Senza spoilerare una pellicola che merita di esser vista, diremo che Segre riesce a tenersi alla larga dall’agiografia e dalla riproduzione mimetica del personaggio – grazie anche all’interpretazione magistrale di Germano siamo lontanissimi dal Craxi di Favino – , ma non disdegna di attivare nello spettatore una certa nostalgia per l’intelligenza e l’umanità di questo uomo amatissimo dalla gente, timido a suo modo anche se capace di parlare a folle vastissime. Un Berlinguer per nulla interessato all’esteriorità che crea in chi guarda il film un desiderio forte di sostanza, oggi rara in politica.

L’anteprima per la Stampa si è chiusa con un forte appaluso anche se poi, fuori dalla sala, nei capannelli e commenti volanti qualcuno parlava di un’operazione sospetta di essere fortemente politica. Insomma, a voler esser maliziosi il film è così convincente nel riproporre l’integrità e lo spessore dello statista e dell’uomo Berlinguer, la partecipazione elevata della gente alla politica,
l’adesione massiccia nel votare PCI, da far venir voglia di ritrovare quella coesione e quella capacità di tessere relazioni costruttive con partiti apparentemente distanti.

Che sia un supporto al “campo largo” cercato anche da Schlein? Uno spot per quel partito storico della Repubblica italiana oggi evoluto in Partito Democratico? Tutto può essere, ma il film è fatto bene e promuove una riflessione intelligente prima di tutto sul valore e la necessità della politica. Quella fatta di responsabilità per il bene collettivo, unica grande ambizione.

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