Adriano Musitelli lascia Azione: “Il Terzo Polo è morto, ma sogno un nuovo progetto civico”
Arrivano le dimissioni del segretario provinciale: “Inevitabile dopo la cocente delusione elettorale e i veti imposti dall’alto”
Bergamo.Adriano Musitelli lascia Azione. Il segretario provinciale del partito di Carlo Calenda ha scelto la ritirata e le ragioni non sono difficili da immaginare. Dopo il tonfo elettorale alle ultime Europee, con il leader di partito che non è riuscito a staccare il biglietto per Bruxelles e, ancora prima, la debacle nella formazione di una lista autonoma e autorevole a sostegno della candidatura alle amministrative dello scorso giugno di Elena Carnevali, i presupposti per un addio c’erano tutti. Gli stessi che, del resto, il politico bergamasco non aveva mai nascosto, come anche i mal di pancia interni tra la segreteria nazionale e quella del territorio, culminati con l’impossibilità di correre, uniti, con Italia Viva e dare una speranza di vita alla coalizione di centro. E a raccontarlo è lo stesso Musitelli.
Il suo “dimettermi era il minimo” è praticamente la sintesi dell’infelice piega, del declino del partito in terra bergamasca dopo l’addio di Niccolò Carretta. Era dunque nell’aria? Certo che sì. Serviva solo che i tempi fossero maturi per raccontarlo. “I presupposti per lasciare c’erano già tutti – racconta Musitelli –, partendo dall’insuccesso elettorale della tornata di giugno, dei quali altro non ho potuto fare che prendere atto, fino allo smantellamento del Terzo Polo. Senza dimenticare il fatto che non ho condiviso in nessun modo le scelte che sono state fatte: tutte decisioni calate dall’alto che non hanno fatto bene alla nostra realtà. Parlo della separazione tra Calenda e Renzi, del veto a correre uniti in occasione del voto cittadino, come dell’impossibilità di costruire una lista nostra proprio in quell’occasione. Siamo stati costretti a confluire in Lista Carnevali perché ci è stato imposto, con conseguente smarrimento e perdita di identità. È vero che non avevamo i numeri sufficienti per provarci, ma la soluzione poteva comunque essere trovata”.
Musitelli la racconta tutta, allargando anche il discorso ad una volontà, quella di chiudersi la porta alle spalle, che parte da lontano: “La verità è che non mi riconosco più in questo partito, non condivido la linea e non sono più convinto. Quando è così è meglio lasciare. Del resto questa è la fine che fanno i partiti legati unicamente alla volontà del singolo, quelli personalistici dove tutto viene deciso in prima persona e dove le scelte sono giustificate solo a seconda degli interessi del momento. Questa non è politica. Per me è un grande dispiacere anche perché, nonostante i nostri numeri fossero esigui sia a livello nazionale che provinciale, la recente storia politica insegna che comunque si può pensare in grande. Basta guardare cosa ha fatto la Meloni, che ha portato un partito dal 4 a quasi il 30%. Noi non siamo stati capaci e il risultato è che il Terzo Polo in Italia non esiste più”.
Nonostante il rammarico, Musitelli ha intenzione di continuare a fare politica attiva: “Vorrei continuare ad impegnarmi e a portare avanti le mie idee. Come? Riunendo sotto un unico cappello, in un grande progetto civico, le forze moderate e centriste di città e provincia. Credo che sul nostro territorio ci sia spazio per un’alternativa valida. C’è bisogno solo che qualcuno dia il via all’iniziativa”.


