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“Uccise i figli neonati”: il 29 novembre l’udienza preliminare di Monia Bortolotti

Fissata la data del processo per la donna accusata di aver soffocato i suoi due bambini di pochi mesi. Ora è detenuta in una Rems

Pedrengo. Comparirà davanti al giudice delle udienze preliminari il prossimo 29 novembre, Monia Bortolotti, la donna di 28 anni accusata di aver ucciso i suoi due bambini neonati, Mattia e Alice.

L’imputata verrà con ogni probabilità rinviata a giudizio. I reati dei quali è accusata non prevedono infatti la possibilità di accedere a riti alternativi, come il patteggiamento e l’abbreviato, che consentono di ottenere lo sconto di un terzo della pena. Troppo grave l’imputazione, la condanna può arrivare all’ergastolo.

Sarà quindi, presumibilmente, la Corte d’Assise a decidere, ma i giudici potrebbero prosciogliere Monia Bortolotti per incapacità di intendere e di volere. Infatti secondo Elvezio Pirfo (lo stesso professionista che ha valutato Alessia Pifferi) e Patrizia De Rosa di Torino, i periti nominati dal giudice delle indagini preliminari Federica Gaudino, e il consulente della difesa, Marina Verga dell’Università degli Studi di Milano, la donna è totalmente incapace. Invece secondo Sergio Monchieri di Brescia, il consulente del pubblico ministero Maria Esposito, sussiste al limite un vizio di mente parziale, ma non totale.

Monia si porta dentro pesanti traumi fin dalla prima infanzia: era un’orfanella di Madre Teresa di Calcutta, adottata da una coppia di Gazzaniga. I suoi problemi si sarebbero acuiti con le gravidanze e, poi, con la nascita dei figlioletti. Alice, secondo gli inquirenti, sarebbe stata soffocata con un cuscino il 15 novembre 2021, quando aveva solo 4 mesi. Monia era in casa da sola con la piccola e fu lei a chiamare i soccorsi. Il decesso fu, in un primo momento, archiviato come morte in culla.

Ma la morte di Mattia, avvenuta il 25 ottobre 2022, quando il bimbo aveva solo 2 mesi, aveva gettato un ombra di sospetto sulla mamma. Secondo le indagini la donna uccise anche il secondo figlio, stringendolo a sé fino a soffocarlo, perché incapace di gestire il suo pianto.

La 28enne si trova ora rinchiusa nella Rems di Castiglione delle Stiviere, una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi.