Provincia, frattura Pd-Gandolfi. L’avvertimento del partito: “Nessun accordo con la Lega”
Dem e attuale presidente più che mai distanti sull’indicazione del nome del vice. Ma la linea è chiara: sì all’accordo con l’area centrista
Bergamo. Anche se mancano ancora quindici mesi all’elezione del nuovo presidente della Provincia, la discussione politica comincia ad animarsi. E a far discutere non sono certo i nomi dei papabili candidati alla poltrona più importante di via Tasso, tema certamente non all’ordine del giorno. Il pensiero su chi e come è certamente ancora lontano, ma a farsi spazio è piuttosto la questione politica relativa agli equilibri che regolano il nuovo corso, quello cioè in mano ai membri del Consiglio, eletto solo una decina di giorni fa.
Assetti nuovi che vedono la formazione del Pd in campo con 6 eletti, più uno di Italia Viva, e Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia con 3 rappresentanti ciascuno. Ma se da un lato è vero che il punto fermo di via Tasso è e resta il presidente Pasquale Gandolfi, in carica fino a febbraio 2026, dall’altro non ci si può certo esimere dalle strategie, nuove, che accompagneranno quest’anno e mezzo che separa dalla scadenza di mandato. Sul piatto c’è la scelta della nomina a vice, al momento contesa da Lega, che spinge per la continuità riproponendo l’attuale numero due Matteo Macoli, e il gruppo dei Civici Moderati che ha messo sul piatto il nome di Umberto Valois, coordinatore provinciale di Forza Italia. Più d’una le ipotesi di una soluzione che dovrà necessariamente arrivare entro il 22 ottobre, giorno del primo consiglio in cui, appunto, il nome del prescelto dovrà essere ratificato.
La questione politica sta proprio nella decisione che verrà presa, con da un lato, pare, la volontà di Gandolfi di dare seguito a due vicepresidenze, confermando Macoli in una delle due e rafforzando così l’asse con la Lega, e dall’altra la volontà del suo partito che spinge invece per un accordo con l’area dei moderati. E se da un lato c’è il Pd, ricompattato proprio su questa linea, coerente con le indicazioni anche del Regionale e del Nazionale, e pronto a sostenere, con una voce sola, il nome in quota all’area centrista, dall’altra c’è il presidente che pare andare dritto per la sua strada. Solitaria. Posizione, la sua, non condivisa e che interroga. Sarà forse per via degli accordi presi con il Carroccio nell’incontro di fine luglio? Una strategia in vista di una possibile ricandidatura? Sta di fatto che Gandolfi e il suo partito oggi sembrano più che mai lontani, e lui sempre più solo.
E anche se questa sarà una settimana fitta di telefonate e la successiva di incontri, quel che è certo è che dal partito l’avvertimento ai piani alti di via Tasso è arrivato forte e chiaro: a vincere, per vincere nel 2026, essere la linea del partito. Nessun cavallo sciolto, soprattutto se si vuole arrivare a fine corsa. Niente di trascendentale, sembrerebbe. Il Pd chiede niente di più e niente di meno di un posizionamento politico coerente con la governace di Elly Schlein, la più lontana in assoluto, tra i segretari nazionali, dal pensiero della Lega. L’evidente virata a destra del partito, profondamente cambiato rispetto a quello di un anno fa, la discesa in campo di Vannacci, le parole di Orban e la Pontida di quest’anno fanno della creatura di Matteo Salvini un mondo davvero lontano anni luce da quello Dem.
Posizioni troppo distanti, pensieri praticamente opposti su ogni argomento tanto che un nuovo accordo, oggi, non solo metterebbero in imbarazzo il partito e chi lo rappresenta sul territorio, ma che troverebbero difficilmente una sintesi anche quando si parla di ente gestito da una elezione di secondo livello. Certo, dirà qualcuno, questo schema è andato bene fino ad oggi. Basta ricordarsi il “mai col Pd” del segretario provinciale Fabrizio Sala che si è dovuto praticamente rimangiare dopo essersi arreso alla volontà degli amministratori locali, Valseriana in testa, che di fatto lo hanno messo sotto. Ora è il contrario e, a dire no alla Lega, è il Pd. Sarà che il vento è cambiato? Toccherà aspettare il 22 ottobre per vedere se dalle parole si è passati ai fatti. E nel frattempo molti stanno chiedendo al segretario provinciale Gabriele Giudici la convocazione di una direzione che faccia chiarezza.






