L’aborto, il diritto, la “libertà di scelta” e i rischi sul corpo e sulla psiche della donna
Riceviamo e pubblichiamo l’intervento Luciano Leone, medico chirurgo, specialista in Pediatria, che risponde allo scritto della dottoressa Silvana Agatone, componente del Comitato Scientifico di Laiga, Libera Associazione Italiana Ginecologi e ginecologhe
Riceviamo e pubblichiamo l’intervento Luciano Leone, medico chirurgo, specialista in Pediatria, che risponde allo scritto della dottoressa Silvana Agatone, componente del Comitato Scientifico di Laiga, Libera Associazione Italiana Ginecologi e ginecologhe per l’Applicazione della legge 194/78.
Gentilissimo Direttore,
il 6 ottobre la Dottoressa Silvana Agatone ginecologa scrive che il procurato aborto costituirebbe “un dispositivo salvavita per il quale le donne hanno lottato”. Però la Legge 194/1978 non fa cenno a nessun “dispositivo salvavita”, bensì testualmente “riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Il patrimonio genetico del bambino concepito, di questa nuova persona è unico ed irripetibile, deriva per metà della madre e per metà del padre, completamente diverso da quello di qualsiasi altro essere umano.
La Legge 194/1978 si intitola “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, e riporta: Art. 1. Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.
Art. 2. I consultori familiari assistono la donna in stato di gravidanza: a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio; b) …legislazione sul lavoro a tutela della gestante; c) attuando direttamente o proponendo … speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a); d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza.
La Legge 194/1978 non stabilisce dunque alcun “diritto all’interruzione volontaria di gravidanza”, che anzi tale Legge sarebbe espressamente intesa ad evitare. Ma allora, rispetto all’impegno “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”, i 66.413 procurati aborti della relazione ministeriale 2020 vanno riconosciuti come fallimenti di quella prevenzione, di cui parla la Dottoressa Agatone. Ad essi devo sommarsi gli aborti clandestini, tuttora perduranti, stimati in 10mila-13mila/anno dalla medesima relazione ministeriale. Inoltre il tasso di abortività per mille donne/anno non risulta calato: la riduzione numerica risulta piuttosto in rapporto con la riduzione della popolazione femminile in età fertile.
La “libertà di scelta”, sempre invocata in questi casi, presume che gli atti verso i quali tale scelta venga effettuata, siano tutti egualmente morali, buoni, leciti. Posso scegliere tranquillamente se fare un salto in centro oppure andare a fare una nuotata, poiché entrambe le scelte sono perfettamente morali. Si pone invece il problema etico se la “libertà di scelta” invocata dai fautori del procurato aborto costituisca violazione dei diritti del nascituro, se essa sia o meno veramente lecita poiché comporta comunque la soppressione di un essere umano.
Inoltre ai fini di tale “libertà di scelta” ogni donna avrebbe il diritto di ricevere ampie informazioni sia riguardo al fatto che si presta ad uccidere un suo figlio, sia riguardo agli effetti avversi che il procurato aborto può avere sul suo corpo e sulla sua psiche nell’immediato e a distanza di tempo: emorragie, danni anatomici a carico dell’utero, successivi aborti spontanei e parti pretermine, malattia infiammatoria pelvica, infertilità, gravidanze ectopiche, ansia e depressione, rimpianto, disturbo post-traumatico da stress, etc. Se non venga messa al corrente di queste informazioni la donna nella realtà non è in grado di fornire un vero consenso informato citato nella Legge.
Un singolo articolo della rivista Lancet non è certamente sufficiente a comprovare la “bontà” e la “sicurezza” del procurato aborto. D’altra parte la “prestigiosa” rivista scientifica Lancet riportava in copertina del numero di settembre-ottobre 2021 questa icastica e rispettosissima definizione delle donne: “corpi con vagina”.
Da quanto sopra riportato emerge il quesito se da parte dei fautori del libero aborto si intenda veramente attuare la Legge 194/1978 e tutelare la maternità e la salute stessa della donna incinta, oppure se si voglia procedere disinvoltamente alla soppressione di bambini in utero.
Il sito Aleteia Atea e obiettrice di coscienza da 10 anni: “non ce la facevo più” riporta la testimonianza di una ginecologa, atea ed abortista, diventata obiettrice di coscienza: “Ho dovuto smettere. Vedere la donna che abortisce perché deve andare in vacanza, quella che lo fa per la quinta volta, quella che lo fa perché è l’uomo sbagliato. Un conto è dare la possibilità in extremis (a suo modo di vedere – mia annotazione), un conto è usare l’aborto in questo modo, approfittando del fatto che lo Stato appoggia. Io non ci stavo più”.
Grazie Cordiali saluti
Luciano Leone, Medico Chirurgo, specialista in Pediatria





