A Pontida soffia forte il vento dell’estrema destra tra sovranisti e la nuova santa alleanza
Il segretario federale della Lega Matteo Salvini e i leader europei uniti in un’alleanza costruita sui valori del patriottismo, della difesa dei confini e dell’identità nazionale
Pontida. “Soffia forte il vento della destra in Europa”. Risuona così, tante volte, con voci diverse. Ma il concetto, ripetuto con orgoglio, è sempre lo stesso. Quel che è certo è che a Pontida, quella targata 2024, dove “non è reato difendere i confini” è il leit motive del pratone, soffia. Eccome. L’aria che tira è diversa. Basta leggere i nomi sulla scaletta degli interventi per capire che questa edizione è lontana da tutte le altre. Diversa perché Open Arms è agli sgoccioli, diversa per la virata politica del partito, per i botta e risposta con gli alleati di Governo, gli stessi che Salvini definirà “amici nonostante qualche litigio” pochi minuti dopo la replica di Vannacci a Tajani. Diversa perché a Pontida c’è meno gente: tanti sono gli spazi vuoti e pochi i militanti. Sono lontani i tempi delle 10mila presenze.
Ma si vede che dal palco le sensazioni sono diverse. Lo spirito e le intenzioni restano le stesse di un partito che da anni muove e smuove la massa. “E’ la Pontida di tutte le Pontida”, ripetono in coro Luca Zaia, governatore del Veneto, e Roberto Vannacci, europarlamentare in quota Lega. Sul fatto che lo sia, non c’è ombra di dubbio. Sul palco, oltre agli amministratori e ai parlamentari del Carroccio, è un andare e venire di politici oltralpe, tutti leader dell’estrema destra europea, chiamati a raccolta da Matteo Salvini per sancire, come fu a Lepanto, in quel 7 ottobre 1571, la battaglia tra occidente e la frangia estremista islamica.
Tutti schierati, in prima fila, per combattere l’immigrazione clandestina, per dire no a chi vuole regalare la cittadinanza, no a chi vìola i confini, no all’Europa targata sinistra che con una mano arma i popoli e con l’altra si pulisce la coscienza, no a chi tradisce l’onore e la patria. Tanto che l’ouverture non è solo il ricordo dei militanti che oggi non ci sono più, Maroni in primis, ma anche i volti delle vittime della guerra.
Quella andata in scena a Pontida non è stata dunque solo una carrellata di “amici” del segretario federale della Lega, pronti a urlare dal palco il loro sdegno per il processo che lo vede chiamato sul banco degli imputati e al tempo stesso il pieno sostegno alla sua causa, quanto un vero e proprio sodalizio politico.
Viktor Orbán, André Ventura, Geert Wilders, José Antonio Fúster, Jordan Bardella, Jair Messias Bolsonaro sono solo alcune delle firme a sostegno del Capitano, tanto da appellarlo a “eroe”, “patriota”, “perseguitato nel proprio Paese” e invitarlo a non arrendersi, a continuare una lotta che lo porterà, questo il monito, non solo all’assoluzione, ma anche al trionfo.
“E’ nata la santa alleanza d’Europa”, in questa 36esima edizione consumata sul “sacro suolo”. “L’abbiamo fatto allora, lo faremo anche oggi”, spiega Salvini. “Eravamo da soli in Europa, oggi il palco è pieno di alleati”, per rispondere al “Matteo ti amo” dell’olandese Wilders. “Sappi che quando sarai in tribunale, sarai il nostro eroe. Siamo con te, ecco perché siamo qui. Viva Matteo Salvini. Vai per la tua strada e seguila, non ti abbandoneremo mai, non sarai mai solo”, continua.
I sovranisti d’Europa scendono in campo, chi in presenza e chi con video messaggi, a pochi giorni dalla sentenza che rischia di aprire le porte del carcere a Salvini, galera della quale il politico dice di non aver timore: “Non ho paura della condanna. Ma possono processare me, non un intero popolo”.
I quasi 7mila si sciolgono, e giù applausi. Sorte diversa per Zaia che, affidandosi alla buona fede dei giudici, così dice, prende solo fischi. E’ la Pontida della chiamata alle armi per la difesa di Salvini e dei confini nazionali, dell’identità nazionale, dei valori e della cultura, ma anche del credo spinto di Orban che difende strenuamente la “famiglia composta da uomo e donna, dove l’uomo è il padre e la donna è la madre. Lo dice la nostra costituzione”. Ma su questo Salvini tace.
“L’Italia è il Paese che concede più di tutti la cittadinanza. La ricetta non è concederne di più o regalarle. La priorità dovrà essere revocare la cittadinanza agli stranieri che delinquono. Se tradisci la fiducia e poi spacci, stupri, rapini e uccidi, via la cittadinanza e torni a casa”, tuona il leader leghista dal palco.
Difesa dei diritti, dell’Italia ma anche desiderio di un’Europa diversa. “Non cediamo i nostri paesi ai burocrati di Bruxelles né ai migranti, l’Italia è degli italiani e l’Ungheria degli ungheresi” così Orban. “Oggi l’Europa è invasa dal mare della politica di sinistra, l’Ungheria è un’isola particolare, che sta combattendo da 14 anni contro la sinistra internazionale, con successo”. Gli applausi si sprecano, come gli inviti a “riprendersi la Salis”.
Salvini, poi, allunga lo sguardo. L’augurio è che gli americani scelgano “la libertà e Donald Trump, scampato, grazie ad una mano santa, ad un proiettile”. Spauracchio per il quale, sul tetto di un’azienda vicina, si è deciso per un tiratore scelto, la cui sagoma non si fatica a vedere, a protezione del premier ungherese. Allerta massima già dai giorni scorsi, con i servizi segreti impegnati a controllare minuziosamente tutte le vie di accesso a Pontida.
La chiusura è il monito, l’invito, ma anche la speranza. Salvini carica i suoi, ma in fondo anche se stesso. “Noi non molliamo – urla prima del consueto bagno di folla finale a suon di selfie e autografi -. Nessuno può fermare la santa alleanza che oggi è nata qui, a Pontida. Non mollo e non lo farò mai. Per voi e per i nostri figli. Noi non molliamo”.











