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Pontida perde militanti e lo storico speaker: Daniele Belotti sostituito con la voce dell’Inter a San Siro

L’ex deputato e volto della manifestazione da 29 anni: “Sono stato avvisato solo ieri sera, ora spillo le birre e faccio le patatine”

Pontida. “Non c’è Pontida senza Belotti”. La storica manifestazione della Lega, targata 2024, perde militanti e non solo, orfana di una parte del suo popolo, ma anche dello speaker che l’ha accompagnata per 29 anni, dal 1995, Daniele Belotti. Il volto storico della Lega di Bergamo, voce della manifestazione che accompagna il partito da sempre, costretto a lasciare il passo a Mirko Mengozzi. 

Niente ruggiti da dietro le quinte, quelli a cui aveva abituato i tanti leghisti pronti ad accogliere i big del partito sul palco. Nessun ritornello da ripetere, almeno per come aveva abituato a fare. Un vero marchio di fabbrica per il movimento che sul celebre pratone, dove campeggia ancora la scritta “Padroni a casa nostra” e nell’inconfondibile “grido del Belotti”, ha sempre trovato la sua casa. L’edizione targata 2024 non è apparsa dunque sottotono solo per i numeri, ma anche per il colore che l’ha sempre accompagnata. Niente tifo da stadio, dunque, quello targato Atalanta, come vuole la fede calcistica dell’ex parlamentare, ma lo standing contenuto e timido della voce dell’Inter a san Siro.

E nonostante l’incredulità dei più, o almeno di quanti non sono certo vergini della Pontida che ha fatto la storia, Belotti sembra aver accettato la decisione con il sorriso: “L’ho saputo solo ieri sera (sabato 5 ottobre) che non avrei ricoperto il ruolo di speaker. Nessun problema. Mi hanno messo a spillare birre e a fare le patatine. Consigli a Mengozzi? Nessuno. Siamo separati da due fedi calcistiche diverse. Lui tifa Inter, io l’Atalanta”.

E mentre il suo sostituto s’impegna al massimo, anche se l’originale è un’altra cosa, Belotti se la cava egregiamente dietro la spillatrice, in compagnia dell’amico consigliere regionale Giovanni Malanchini. Che l’aria fosse diversa lo si era già capito dai nomi sulla scaletta. Ma per sapere se sarà un addio o solo un arrivederci toccherà aspettare l’anno prossimo.