L’oro viaggia verso nuovi massimi: +28% dall’inizio dell’anno
Si chiude una settimana che ha visto l’uscita di tutti i principali PMI di settembre dell’Europa, risultati ancora in forte flessione, ad indicare come l’economia fatichi a riprendersi e come ulteriori tagli dei tassi siano auspicabili
Settimana che si chiude con tutti gli indici in flessione. Il FTSE MIB lascia sul campo il 3,3%, il FTSE ITALIA STAR l’1,9%, mentre meglio si sono comportate le micro caps il cui indice, in previsione di ulteriori flessioni dei tassi di interesse, perde lo 0,5%.
Si chiude una settimana che ha visto l’uscita di tutti i principali PMI di settembre dell’Europa, risultati ancora in forte flessione, ad indicare come l’economia fatichi a riprendersi e come ulteriori tagli dei tassi siano auspicabili. Diversamente dagli Stati Uniti, dove i PMI sono risultati solo in leggera flessione, evidenziando la possibilità che l’economia possa effettivamente planare verso un soft landing.
A livello di titoli, nelle prime tre posizioni troviamo tre società legate al prezzo del petrolio che potrebbe subire oscillazioni anche ampie dovute alla situazione geopolitica, sempre più ingarbugliata. A Tenaris (+5,73%) spetta la medaglia d’oro anche grazie alle dichiarazioni del gruppo che si aspetta un miglioramento dei margini reddituali nel 2025, nonostante abbia ribadito che il secondo semestre del 2024 vedrà probabilmente volumi e vendite più basse del 10% e 15% rispettivamente rispetto al primo semestre. La società, inoltre, non ha escluso l’avvio di un ulteriore buy back il prossimo anno.
Seconda posizione per Saipem (+4,82%), nonostante Norges Bank continui ridurre la propria quota: dal 3,212% del 24/9 scorso al 2,721% del 3 ottobre. Secondo alcuni rumors, Saipem avrebbe presentato i documenti per la pre-qualifica per i lavori di ingegneria, approvvigionamento, costruzione e installazione (Epcc) sulla piattaforma di produzione di gas “Structure E” di Mellitah Oil & Gas al largo della costa libica.
L’iniziativa fa parte dello sviluppo delle Strutture A & E da 8 miliardi di dollari nel Mar Mediterraneo.
Medaglia di bronzo per Eni (+4,80%) anche grazie al via libera del governo inglese ai fondi per il progetto di trasporto e stoccaggio della Co2 di Liverpool Bay. Il finanziamento è particolarmente importante perché include investimenti per gli emettitori industriali in Track 1 e rappresenta una tappa fondamentale verso la fase esecutiva di HyNet, che sbloccherà ulteriori significativi investimenti nell’area.

Settimana pesante per Stellantis, peggior titolo con il -16,23%, che prosegue la performance negativa dopo che la società ha tagliato le stime dell’Ajusted Operating Income per il 2024 dal 10% al 5,5-7% e di cash flow industriale che da positivo è ora atteso negativo fra 5 e 10 miliardi di euro e che mette una seria ipoteca sul dividendo. A costringere il gruppo Stellantis a rivedere gli obiettivi, l’andamento negli Usa, principale mercato del gruppo, con vendite e quota di mercato in calo e un problema di scorte da ridurre. Difficoltà già emerse nei conti del primo semestre, con un utile dimezzato (-48% a 5,6 miliardi). In negativo anche Monte Paschi (-7,38%), anche a seguito della decisione del Mef di ridurre ulteriormente la propria quota nella banca entro la fine dell’anno collocando sul mercato tra l’8% e il 12% del capitale (attualmente il Mef è il maggiore azionista con del 26,7% della banca).
Terzo peggior titolo Moncler, che perde il 6,90%. La società sembra scontare la forte crescita dei pezzi avvenuta a seguito dell’entrata nel capitale di Double R (che controlla Moncler) di LVMH che ha caratterizzato la scorsa settimana.
Dall’inizio dell’anno l’oro ha messo a segno una performance del 28%, quasi pari a quella media legata ai titoli dell’intelligenza artificiale (IA). E si che quando si parla di investimenti, l’oro potrebbe essere l’antitesi dell’IA. L’oro è stato una riserva di valore per migliaia di anni con zero innovazione tecnologica: l’oro viene scoperto, non sviluppato. Il metallo giallo è anche un vero bene tangibile e può fungere da copertura contro l’inflazione o un rifugio sicuro in tempi di crisi.
Date queste proprietà e lo sfondo di un mercato azionario da record (non solo in termini di rendimento, ma soprattutto di rischio), ci siamo chiesti che cosa ci sia dietro il forte trend dei prezzi dell’oro verso nuovi massimi e come il metallo giallo abbia sostanzialmente eguagliato lo slancio delle azioni IA negli ultimi mesi.
Chiariamo subito che crediamo che i principali fattori trainanti il prezzo dell’oro non siano un fuoco di paglia, ma rappresentino invece un trend di lungo periodo. Detto questo, diciamo che dopo essersi consolidati lateralmente per diversi anni, a partire dalla primavera i prezzi dell’oro hanno continuamente aggiornato i massimi. Il rally è continuato nei mesi estivi, mentre le aspettative per un pivot di politica monetaria da parte della Fed si rafforzavano. I tassi di interesse e il dollaro sono successivamente scesi, mentre il mercato ha iniziato a prezzare maggiori probabilità di tagli dei tassi. Solitamente, tassi di interesse statunitensi più bassi, indeboliscono il dollaro aumentando l’attrattiva dei lingotti (è possibile acquistare più oro quando la valuta è debole).
Cosa sorprendente è la mancanza di domanda di fondi negoziati in borsa (ETF) sull’oro. Fino a poco tempo fa, le partecipazioni in ETF sull’oro si erano inspiegabilmente disaccoppiate dal metallo prezioso. Tuttavia, con l’oro che ha raggiunto nuovi massimi e creato molti titoli lungo il percorso, la paura di perdersi qualcosa sembra essersi farsi sentire. Gli acquirenti sono tornati a inseguire questo rally poiché le partecipazioni in ETF sull’oro hanno riportato diverse settimane consecutive di afflussi positivi, segnando la serie più lunga da marzo 2022. La storia suggerisce che questa tendenza potrebbe continuare poiché i picchi nelle partecipazioni in ETF sull’oro tendono a verificarsi dopo i picchi nei prezzi dell’oro fisico.
Come argomentavamo, un dollaro più debole e tassi di interesse in calo hanno svolto un ruolo di primo piano nel rally dell’oro verso massimi record. Negli ultimi anni, anche le banche centrali hanno comunque svolto sempre più un ruolo di supporto. Secondo il World Gold Council, le banche centrali globali hanno acquistato livelli record di oro nel 2022, seguiti da acquisti quasi record nel 2023. Nel solo secondo trimestre di quest’anno, le banche centrali globali hanno acquistato 183 tonnellate di oro, facendo segnare un aumento del 6% rispetto all’anno scorso. La domanda crescente è stata guidata dalle banche centrali estere (rispetto alla Fed) che si sono diversificate dalle riserve in dollari, in parte a causa delle preoccupazioni per l’escalation dei deficit statunitensi e, forse più significativamente, per le preoccupazioni
sul potenziale sequestro di asset di riserva da parte del governo statunitense, come ha visto la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.
Le banche centrali non sono state tuttavia le uniche ad acquistare il metallo prezioso. Secondo la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), le posizioni lunghe di denaro gestito (tipicamente speculatori, hedge fund) in oro hanno recentemente raggiunto il loro livello più alto da marzo 2020. Anche la domanda di oro over-the-counter è aumentata. L’India, il secondo consumatore mondiale di gioielli in oro, ha ridotto la tassa di importazione sull’oro al 6% dal 15% a luglio. Le importazioni di oro sono triplicate il mese successivo poiché gli acquirenti indiani hanno aumentato gli acquisti prima del Diwali e della stagione dei matrimoni di questo autunno, dove l’oro viene spesso regalato come regalo tradizionale.
Proviamo a tracciare la rotta per i prossimi anni. I tagli dei tassi in genere implicano rendimenti più bassi e un dollaro potenzialmente più debole, una ricetta per prezzi dell’oro più forti, poiché altri asset rifugio generatori di reddito diventano meno competitivi e la merce diventa più economica da acquistare. E mentre l’inflazione sta calando, riducendo potenzialmente il fascino dell’oro come copertura dall’inflazione stessa, la direzione dei tassi di interesse, la domanda della banca centrale e il clima geopolitico tendono ad avere un impatto maggiore sul metallo giallo.
Naturalmente, la Fed ha un impatto significativo sui tassi di interesse. Con il passaggio ad una politica monetaria più accomodante, abbiamo analizzato come storicamente si è comportato l’oro dopo che la Fed ha iniziato a tagliare i tassi. Sulla base degli ultimi nove principali cicli di tagli dei tassi dagli anni ’70, l’oro ha generato un guadagno medio di 12 mesi del 3,7% dopo il primo taglio dei tassi. Il picco nella performance dell’oro è stato storicamente intorno alla finestra di sei mesi, dove i guadagni medi hanno raggiunto il 10,8%, il che suggerisce che l’attuale slancio al rialzo potrebbe continuare almeno nel primo/secondo trimestre del prossimo anno.
Antonio TognoliHo iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.


