Provincia, la sfida per la poltrona da vice presidente è tra Macoli e Valois
Gandolfi chiamato alla scelta del suo vice. A contare sono il numero dei consiglieri ma anche alleanze e equilibri politici. Ipotesi del doppio incarico, ma resta l’incognita di chi, tra i due, avrebbe la carica di vicario
Bergamo. Chiusa la tornata elettorale che ha visto ridisegnato il Consiglio Provinciale, ora è tempo di scelte. E sul piatto, con in cassaforte la carica di numero uno di via Tasso, ricoperta da Pasquale Gandolfi, c’è quella di vice presidente. Ad oggi la poltrona fa capo a Matteo Macoli, in quota Lega, ma la partita è tutta aperta.
Una decisione che non passerà dall’urna, ma che è il frutto di un equilibrio squisitamente politico, di alleanze e rapporti tra partiti. Una poltrona per due, si potrebbe dire parafrasando un celebre film degli anni Ottanta: mentre da una parte, forte dell’incarico fino ad oggi ricoperto ma in scadenza, c’è il sindaco di Ponte San Pietro, rieletto e intenzionato a riconfermarsi, dall’altra si fa strada l’ipotesi Umberto Valois. Il coordinatore provinciale di Forza Italia, riconfermato a suon di voti, tanto da accaparrarsi il titolo di record man con la bellezza di quasi 6.900 preferenze, è sulla rampa di lancio per la vice presidenza.
La decisione è e resta nelle mani di Gandolfi che, a breve, dovrà sciogliere la riserva e nominare il suo braccio destro. Una scelta non facile, anche perché a far propendere il presidente per l’uno o per l’altro non è certo solo il pallottoliere delle preferenze. Il dato emerso dal voto di fine settembre fotografa una Lega che, nonostante le velleità, ha perso terreno: sfumato il sogno di centrare le 4 poltrone, si è dovuta arrendere all’idea di passare da cinque consiglieri a tre. Non solo. Se a contare, come sempre, sono gli equilibri di un governo del territorio che passa da una elezione di secondo livello, l’ago della bilancia non può certo vedere favorita la formazione del Carroccio che, pur raccontandosi allergica all’alleanza con il Pd, come più volte sottolineato dal coordinamento provinciale, ha di fatto dovuto fare un passo di lato dando ragione ad una base, quella rappresentata dagli amministratori, che ha preferito la virata piuttosto che la deriva. Rapporti sì in via Tasso, ma ricuciti in extremis. Una situazione dunque che lascerebbe pensare ad uno scatto in avanti da parte di Valois o, ancora, se la matassa non si dovesse sbrogliare, alla nomina di entrambi. Non un vice, dunque, ma due.
In quel caso, però, Gandolfi sarebbe comunque messo di fronte ad una scelta, quella del vice presidente vicario. Quello cioè che, con potere di firma, eserciterebbe davvero i poteri di “secondo” e non titolare di un incarico solo sulla carta.



