Morì a 14 anni schiacciato tra due bus: assolti presidente, datore di lavoro e responsabile della sicurezza della Sab
Il pm aveva chiesto 8 mesi per i tre imputati accusati di concorso nell’omicidio colposo di Luigi Zanoletti, deceduto alla stazione autolinee di Gazzaniga il 24 settembre 2018
Gazzaniga. Assolti per non aver commesso il fatto. Questa la sentenza pronunciata dal giudice Patrizia Ingrascì nei confronti di Angelo Costa, l’allora presidente della società di trasporti Sab, Massimo Gandini, datore di lavoro Sab e Moraldo Bosini, responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’azienda. I tre imputati dovevano tutti rispondere di concorso in omicidio colposo per la morte di Luigi Zanoletti, studente di 14 anni, e il ferimento di altri due ragazzi, schiacciati tra due pullman alla stazione autolinee di Gazzaniga il 24 settembre 2018.
I tre erano stati prosciolti in udienza preliminare ma il pubblico ministero Giancarlo Mancusi aveva fatto ricorso al tribunale del Riesame, che aveva accolto la sua richiesta. Era stato quindi disposto il rinvio a giudizio e, nell’udienza di giovedì 3 ottobre, le parti hanno avanzato le loro richieste e il giudice ha pronunciato la sentenza.
Secondo il pm, che ha chiesto una condanna a 8 mesi per tutti, la stazione autolinee era “inadeguata per capienza, così come il percorso pedonale intrapreso dai tre studenti, tra l’altro in modo diligente e ordinato”. Quel camminamento, evidenziato con strisce gialle e segnaletica orizzontale “era ingannevole e pericoloso, in pratica un proseguimento del marciapiede e tagliava trasversalmente il percorso dei pullman. Era destinato al personale viaggiante, ma non essendoci altre indicazioni veniva utilizzato anche dai viaggiatori. Senza quel percorso i ragazzi non si sarebbero trovati lì”.
C’erano state diverse segnalazioni da parte del personale rispetto all’inadeguatezza della stazione: “Erano infatti state introdotte misure, come ad esempio l’introduzione di una sbarra di accesso al piazzale e l’istituzione di un senso unico, che di fatto dimezzavano i rischi – ha proseguito il sostituto procuratore -, ma altri profili non sono stati presi in considerazione. Quanto accaduto ai tre studenti non è stato un evento eccezionale e imprevedibile, è qualcosa che si poteva verificare facilmente”.
La tesi sposata dai difensori, e accolta dal giudice (30 giorni per le motivazioni), è che l’incidente si sarebbe verificato comunque, dato che a provocarlo fu “il comportamento abnorme dell’autista”, che in udienza preliminare aveva patteggiato una pena di 5 anni, ridotta in appello a 2 anni e 10 mesi. Gli avvocati Alberto Borbon e Luigi Chiappero, difensori di Angelo Costa, hanno sottolineato: “In ragione delle scarse dimensioni rispetto al numero di utenti, il piazzale era stato oggetto di un’attentissima valutazione rispetto alla questione della sicurezza. Era stato istituito il senso unico di marcia per i pullman, installata una sbarra che costringeva gli autisti a fermarsi per attendere la sua apertura, l’ingresso veicolare era staccato rispetto a quello pedonale. Il camminamento, seppur interpretato in modo anomalo, era sicuro, posizionato a 6 metri dall’area di manovra, distanza che permetteva agli autisti di vedere un pedone a figura intera. Il personale viaggiante era inoltre stato adeguatamente formato per evitare situazioni di pericolo. Tutto ciò che si poteva fare in termini di sicurezza è stato fatto, nulla avrebbe influito rispetto a ciò che è accaduto in quanto l’incidente è stato provocato da un comportamento che nessuno poteva governare”.
“Se si è verificato un evento non significa necessariamente che sia stato violato il documento di valutazione dei rischi – ha dichiarato l’avvocato Gianluca Quadri, difensore di Massimo Gandini -. Si è trattato di un avvenimento straordinario dato che il camminamento era conforme, segnalato con le strisce gialle come prescrive la normativa e collocato nel punto più sicuro del piazzale. Non è possibile escludere che si potesse verificare un incidente dato che stiamo parlando dell’interno del piazzale di una stazione”.
Gli stessi concetti sono stati ribaditi dall’avvocato Giuseppe Di Maria, difensore di Moraldo Bosini: “L’evento tragico si è verificato, nonostante il rispetto degli obblighi, per ragioni estranee e indipendenti dal documento di valutazione dei rischi”.
La Sab ha già risarcito con un milione di euro la famiglia della vittima e i due feriti, con provvisionali di 520mila euro a P. M., 16 anni (che ha avuto 130 giorni di prognosi), e di 50mila euro a S. B., 14 anni (90 giorni di prognosi).



