Anziana morta dopo il volo dalla finestra, l’imputata: “Le ho rubato i soldi ma non l’ho uccisa”
La ricostruzione dell’imputata è stata più volte contestata dall’accusa. La relazione del consulente tecnico della difesa non convince. Respinta la richiesta di perizia
Bergamo. “Sì è vero, ho rubato i soldi della signora ma non l’ho uccisa”. Nell’aula della Corte d’Assise del tribunale di Bergamo è il giorno di Krystyna Mykhalchuk, la colf ucraina di 28 anni accusata dell’omicidio di Rosanna Aber, 77 anni, per la quale lavorava. Secondo l’accusa la ragazza avrebbe spinto la pensionata giù dalla finestra del suo appartamento, al quarto piano di una palazzina di via Einstein a Bergamo, in quanto la donna aveva scoperto degli ammanchi sul suo conto corrente dei quali avrebbe incolpato la collaboratrice domestica.
La versione dell’imputata
Il racconto dell’imputata è stato oggetto di diverse contestazioni da parte dei pubblici ministeri Emanuele Marchisio e Guido Schininà. Tanti “Non lo so”, alcuni “Non ricordo”, circostanze riferite dal banco dei testimoni che non combaciano con quelle rese negli interrogatori davanti agli inquirenti.
La ricostruzione della mattinata del 22 aprile 2022 fila via liscia fino a quando Rosanna Aber, intorno alle 13, non rientra in casa: “Mi ha detto che suo nipote sarebbe venuto a pranzo, poi è andata in camera da letto, io l’ho seguita ma lei mi ha detto che ci avrebbe pensato lei a pulirla. Così sono andata sul terrazzo della cucina a sbattere i tappeti del corridoio”.
A quel punto l’imputata ha riferito di aver sentito un urlo, di essere rientrata e aver cercato la signora in casa. Una volta arrivata in camera si sarebbe affacciata alla finestra, vedendo Rosanna a terra nel cortiletto: “C’erano delle persone attorno a lei e io ho gridato loro di chiamare l’ambulanza”.
L’accusa contesta: “Nelle intercettazioni in carcere ha detto a un’altra detenuta di aver chiamato lei l’ambulanza”. “No, non sono stata io, io ho avvisato il mio compagno e la mia amica”.
Krystyna Mykhalchuk ha riferito versioni differenti di quanto accaduto e della sua posizione all’interno della casa al momento del fatto. Tant’è che sono state proprio le sue contraddizioni ad insospettire gli inquirenti, che così hanno iniziato ad indagare sul suo conto. Ad alcune persone presenti nel cortile poco dopo la caduta della 77enne aveva detto di aver cercato di afferrare Rosanna mentre cadeva, insinuando l’ipotesi del suicidio. Ad altre aveva riferito invece che si trovava in un’altra stanza, ad altri ancora che era nel corridoio.
Non era il primo furto commesso dalla ragazza, quello a danno della sua datrice di lavoro, alla quale tra il 5 e il 22 aprile aveva sottratto il bancomat per effettuare due prelievi da 600 euro e uno da 800. “Io avevo il vizio del gioco, non riuscivo a fermarmi, le slot erano come una calamita per me – ha spiegato incalzata dalla difesa, retta dagli avvocati Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo -. Litigavo con il mio compagno e con mia mamma per questo e alla polizia non ho detto nulla dei prelievi perché avevo paura, temevo che mi incolpassero per la morte della signora”.
La consulenza della difesa
La dinamica della caduta è stata ricostruita dalla Polizia scientifica, seconda la quale Rosanna sarebbe caduta di schiena, partendo dal davanzale, sul quale si trovava seduta pendendo leggermente sulla destra. Il consulente tecnico della difesa, Luigi Fiumara, ha illustrato la sua relazione. Ha effettuato delle rilevazioni basandosi sul racconto di due testimoni, che stavano transitando sul marciapiede in via Einstein ed hanno visto l’anziana precipitare di sotto. “I due ragazzi hanno riferito di aver visto una sola persona, ovvero la vittima. Se ci fosse stato qualcun altro nella stanza, intento a spingere la signora di sotto, l’avrebbero visto”.
Ma il pm ha contestato: “Se l’imputata fosse stata accucciata sotto al davanzale o si fosse trovata nell’angolo cieco della finstra non sarebbe stata visibile all’esterno”.
L’ingegnere ha poi illustrato alcuni esperimenti empirici: “Ho fatto delle prove con mia moglie, che è alta all’incirca come la signora Aber e ha lo stesso peso. Le ho chiesto di non opporre resistenza e l’ho afferrata da sotto le ascelle ma non sono riuscito a smuoverla; l’ho abbracciata e l’ho sollevata, ma non sono riuscito a sederla sul davanzale; l’ho presa dalle gambe ma i piedi non si alzavano. L’unico modo per posizionarla sul davanzale era farmi abbracciare da lei. Se ci fosse stata un’altra persona nella stanza la vittima si sarebbe aggrappata a lei perché era l’unico appiglio per non finire di sotto”. L’esperto ha concluso dicendo che la Aber si sarebbe seduta sulla finestra per aggiustare una tapparella che si era incastrata e avrebbe così perso l’equilibrio.
Il metodo usato dal consulente non ha convinto l’accusa e anche il tribunale ha chiesto delucidazioni sulla sua ricostruzione “casalinga”. La difesa ha replicato chiedendo una perizia da parte del tribunale: “L’ingegner Fiumara non ha certezze su quanto accaduto, nessuno può averle, ha formulato delle ipotesi che dimostrano che ci possono essere più ricostruzioni del fatto”.
La Corte ha respinto la richiesta, ritenendo esaustive le relazioni della Polizia scientifica e del consulente della difesa.
Nella prossima udienza, fissata per il 26 novembre, le conclusioni delle parti.


