“Ha toccato la nipote 11enne della convivente”: a processo un medico dell’Isola
L’uomo, 81 anni, secondo l’accusa avrebbe palpeggiato la bambina una sera che si era fermata a dormire a casa loro. Il pm ha chiesto una condanna a 4 anni
Lo chiamava “Big Daddy”, era il convivente di sua zia e, secondo quanto ha raccontato, una sera del 2022 ha allungato le mani su di lei, che all’epoca aveva 11 anni. In tribunale con l’accusa di violenza sessuale su minore è finito un medico di 81 anni.
Nel 1998 l’uomo ha conosciuto una donna nigeriana, i due si sono innamorati e sono andati a vivere insieme in un paese dell’Isola. Dopo qualche mese la relazione sentimentale si è interrotta “dato che lui frequentava altre donne”, ma la signora è rimasta comunque a casa del dottore fino all’aprile del 2023.
Nell’udienza di mercoledì 25 settembre, è stata sentita come testimone la mamma della ragazzina: “Il 21 giugno 2022 ho accompagnato mia figlia a casa della zia e del dottore, doveva fermarsi da loro per qualche giorno come era già capitato in passato. La mattina seguente ho visto che la bambina mi aveva mandato alcuni messaggi alle 2 di notte che poi aveva cancellato e alle 7 ne aveva inviato un altro nel quale mi chiedeva di andare subito a prenderla perché voleva venire a casa”.
La donna si è preoccupata e ha subito chiamato la figlia: “Mi ha detto che Big Daddy l’aveva toccata, prima sul sedere mentre era in cucina, poi in camera da letto. Lei era andata a prendere la password del wifi che era scritta sul modem accanto al letto dove era sdraiato il dottore e lui le ha infilato le mani nei pantaloni, toccandola davanti”. Poi, sempre secondo il racconto della ragazzina riportato in aula dalla madre “durante la notte aveva bussato più volte alla porta della sua camera, lei aveva aperto e lui le aveva sussurrato qualcosa all’orecchio. Allora lei aveva richiuso e non aveva più dormito”.
La madre quella stessa mattina aveva affrontato il medico chiedendo spiegazioni e dicendogli che sarebbe andata a sporgere denuncia: “Lui mi ha detto che non mi avrebbero creduta”. La donna aveva quindi portato la figlia al bar a fare colazione e poi erano andate insieme dai carabinieri.
Secondo il racconto della signora la ragazzina è rimasta traumatizzata da quanto successo: “Si chiudeva nella sua stanza e non voleva più uscire. Dopo un mese e mezzo dall’inizio della scuola i professori mi avevano convocata per raccontarmi di strani comportamenti da parte di mia figlia, dicevano che si sedeva in un angolo con le mani sulle orecchie e urlava. Io ho spiegato cos’era successo e con l’aiuto della scuola abbiamo avviato un percorso psicologico. In un anno la bambina è ingrassata di 40 chili, è stata ricoverata un mese e ora sta prendendo dei farmaci, sta seguendo una cura dimagrante e deve fare delle punture”.
Il tribunale ha acquisito la relazione della psicologa, quella della neuropsichiatra che certifica un disturbo da stress post traumatico e la segnalazione della scuola.
Anche la zia ha raccontato la sua versione, dicendo di aver notato che il dottore la sera aveva seguito la ragazzina in cucina e che la notte l’aveva visto alzarsi, ma lei aveva pensato che fosse andato in bagno. È stato sentito anche lo zio, al quale la mamma della presunta vittima aveva telefonato raccontando quanto accaduto. Lui aveva chiamato il dottore che in un primo momento aveva ammesso il palpeggiamento dicendo che “era solo una pacca”, ma poi aveva negato.
Il medico davanti al Collegio ha respinto ogni accusa: “Sono totalmente estraneo a questi fatti, non ho mai toccato la ragazza. In cucina l’ho accompagnata per darle delle pesche e quando è entrata in camera per prendere la password non è successo nulla. Io ho ospitato sua zia per tanti anni perché, anche se la nostra relazione era finita, non me la sono sentita di mandarla via dato che non aveva sostentamento. Per carattere non caccio una persona che ha bisogno”.
Il pubblico ministero Letizia Aloisio ha chiesto una condanna a 4 anni: “Il racconto della ragazzina è lineare e moderato, non ha ecceduto nella descrizione dei fatti e questo prova una mancanza di risentimento o astio nei confronti dell’imputato. Ci sono gli screenshot dei messaggi che la vittima aveva mandato alla madre durante la notte, sintomo di un disagio credibile. Il racconto è stato confermato anche dalla mamma e dalla zia”.
L’avvocato Federico Riva, difensore del medico, ha chiesto l’assoluzione: “La coerenza e la linearità del racconto non sono sufficienti a superare lo scoglio del ragionevole dubbio. Io l’astio nei confronti dell’imputato l’ho percepito, anche perché ci sono elementi che non tornano, come ad esempio gli orari. La zia dice che il dottore è rientrato intorno alle 17.30, mentre l’imputato dichiara di essere rientrato verso le 20, circostanza confermata anche dalla sua ex moglie, che aveva trascorso il pomeriggio insieme a lui. Ci sono troppe lacune nella ricostruzione fornita dalla presunta vittima”.
La sentenza verrà pronunciata il prossimo 23 ottobre.


